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Sabato 21 Gennaio 2017

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Nei terreni scorrono veleni. È mistero sulle acque rosse
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Nei terreni scorrono veleni. È mistero sulle acque rosse

Cassino

«Acqua rossa dai canali in via Sferracavalli, a pochi metri da distese verdi di campi coltivati a biada e grano. Gli stessi su cui, non di rado, pascolano greggi indisturbate in una piccola oasi di tranquillità che fin’ora tutti credevano incontaminata. Ma le foto scattate da un residente durante il suo giro in bici hanno fatto saltare ogni certezza: acqua rossa dai canali di scolo. Una colorazione anomala che, purtroppo, non fa presagire nulla di buono».

Questo raccontavano le cronache dei mesi scorsi, una “novità” per gli ambientalisti visto che l’ultima volta che si erano trovati a fare i conti con la stessa surreale colorazione risale agli esami posti in essere sulle acque dei pozzi di Nocione: esami che poi confermeranno la presenza di metalli pesanti tanto da interdire, con ordinanza del sindaco, persino il pascolo in quelle aree.

In questo caso è di sicuro oltremodo prematuro poter indicare a cosa sia legata la strana presenza di quel rosso ruggine nel canale che porta al vecchio fiume Rapido, come i cassinati lo definiscono. Eppure la paura di trovarsi di fronte a nuovi veleni si è fatta già strada.

Nell’occasione Edoardo Grossi, della consulta dell’ambiente, aveva evidenziato la strana colorazione nei fossi (ovvero le acque rosse dei terreni tra Cassino e Sant’Elia). A distanza di mesi è lo stesso Edoardo Grossi a bacchettare il primo cittadino di Cassino Carlo Maria D’Alessandro, accusato di immobilismo sulla questione al contrario del dinamismo dimostrato dal sindaco di Sant’Elia.

Argomenta l’ambientalista: «Nei fossi, tra Sant’Elia e Cassino, ancora scorrono veleni, inarrestabili: stanno contaminando un ecosistema già fragilissimo. Il comune di Sant'Elia Fiumerapido ha dato inizio alla “deforestazione” per individuare da dove partono le sostanze letali, dal comune di Cassino invece per adesso solo chiacchere».

Quali veleni ci sono in quei fossi ? «L’Arpa Lazio - aggiunge Grossi - certifica con protocollo 0055614 del 25 luglio 2016 che le colorazioni rossastre hanno evidenziato un’elevata concentrazione di solidi sospesi, COD, ferro, manganese, fenoli e con presenza di metalli quali arsenico, mercurio, nichel e piombo. Qualcuno, queste sostanze terribili, le vorrebbe far passare per naturali. Che sfacciataggine, non si arrendono nemmeno di fronte all'evidenza». Questo il duro sfogo dell’ambientalista, che riscuote subito il favore degli attivisti sui social. Gli ambientalisti suonano la carica e non si arrendono.

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