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Abusi sui disabili, prima condanna
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Abusi sui disabili, prima condanna

Cassino

Abusi sui disabili dell’Eugenio Litta, ieri la prima condanna nei confronti di uno degli operatori coinvolti. Oggi partono le udienze con rito ordinario per gli altri. Grande la soddisfazione dei legali, gli avvocati Sandro Salera e Laura Russo, della famiglia del Cassinate il cui piccolo figura (purtroppo) tra le vittime della “clinica degli orrori”.

Quattro anni e mezzi di reclusione e cinque di interdizione dai pubblici uffici in abbreviato per un infermiere accusato di aver perpetrato quelle atrocità: le pene richieste dal pm erano troppo lievi, secondo gli avvocati Salera e Russo, viste le sofferenze immortalate dalle telecamere del Nas all’interno della struttura ritenuta da tutti un’eccellenza nel settore.

Richieste, quelle delle difese, ascoltate sulla base di un’accurata ricostruzione e analisi delle prove. Ieri la prima condanna, a seguito della quale i legali della famiglia della vittima hanno espresso parole di soddisfazione per la sensibilità dei giudici e di profonda vicinanza alla famiglia cassinate. Era stata proprio la mamma del ragazzo disabile a riconoscere dalla tv che uno degli ospiti oggetto delle violenze fosse proprio suo figlio.

Quel pigiama, purtroppo, lo conosceva fin troppo bene. Le contestazioni Nonostante tutto il personale dell’Eugenio Litta, balzato agli onori delle cronache come “il lager per disabili” sia cambiato, resta ancora negli occhi di chi ha visto quelle immagini un profondo senso di sdegno. A piazzare le telecamere che hanno ripreso violenze indicibili di ospiti dai 4 ai 20 anni erano stati i carabinieri del Nas.

Dopo mesi di indagini, i carabinieri del Nas di Roma con quelli di Frascati, hanno arrestato 10 dipendenti del centro. Le loro vittime erano tutti disabili, affetti da patologie neuro-psichiatriche e motorie, quindi impossibilitati a difendersi, a reagire in qualche modo. L’indagine è partita dalle denunce presentate nei primi mesi del 2015 dai vertici della società che gestiva la struttura per dei sospetti su episodi di lesioni accaduti all’interno del reparto che ospitava i 16 ragazzi.

A scoprire che tra quelle vittime insultate, picchiate con i manici delle scope, costrette persino a mangiare con forza c’era anche suo figlio era stata la mamma del piccolo del Cassinate che non ha perso tempo e ha deciso di portare avanti la sua battaglia senza mai lasciarsi sopraffare dal dolore, potendo contare sulla sensibilità e professionalità dei suoi avvocati. Oggi invece saranno in aula gli altri operatori finiti nell’inchiesta del Nas, per i quali non è stata accolta la richiesta di rito abbreviato e che dovranno quindi affrontare il processo ordinario.

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