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Schede contraffatte: due indagati. L’inchiesta si allarga

Il procuratore Luciano D’Emmanuele

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Schede contraffatte: due indagati. L’inchiesta si allarga

Cassino

Elezioni amministrative 2016: il colpo di scena è servito. Schede “contraffatte” sul tavolo della Procura. Vengono dalla sezione numero 30, a Sant’Angelo, dove sin dal primo istante si erano sollevati sospetti. E ieri Luciano D’Emmanuele, procuratore della Repubblica di Cassino, ha firmato una nota in cui conferma: due indagati per falso e violazione della legge elettorale e l’acquisizione presso la Prefettura di Frosinone delle schede elettorali e dei verbali di scrutinio di tutte le sezioni del Comune di Cassino, delegando per l’esecuzione del relativo provvedimento i carabinieri della Compagnia di Cassino.

Gli accertamenti hanno fatto emergere la presenza di schede elettorali contraffatte in favore di un candidato al consiglio comunale, risultato poi non eletto.

La ricostruzione

Era il 5 giugno: i cittadini si stavano recando alle urne in un unico giorno e in tutta la città. A Sant’Angelo, sezione numero 30 su 33, c’è stato un parapiglia nella serata. Era talmente grave e senza soluzione che è stato necessario l’intervento dei carabinieri. Nell’immediatezza dei fatti sono state raccolte testimonianze ed è partita l’attività d’indagine. L’informativa è arrivata in Procura dove si è aperta un’inchiesta coordinata dallo stesso procuratore D’Emmanuele e dal sostituto Roberto Bulgarini Nomi.

I carabinieri hanno iniziato ad acquisire gli atti il 23giugno, sempre su provvedimento dell’autorità giudiziaria, presso il Tribunale di Cassino e il 24 giugno presso la Prefettura di Frosinone. Schede, documenti, verbali ma relativi soltanto alla sezione numero 30. Materiale documentale per accertare i fatti.

Sono state raccolte ulteriori testimonianze, soprattutto i carabinieri hanno ascoltato chi dichiarava di non essersi mai recato alle urne. Eppure quel voto c’era nei registri. Un’estate torrida in città, il cui clima si è rinfrescato alla notizia, ufficiosa, che sarebbero emersi sviluppi dall’indagine l’ultima settimana di settembre. Puntuali come un orologio svizzero, sono arrivati ieri i risvolti.

È stato il procuratore in persona, in una nota, a comunicare che, nell’ambito del procedimento penale sulle ultime elezioni amministrative del 5 giugno 2016, al primo turno di voto, «essendo emersa la necessità di verificare la genuinità delle preferenze espresse in favore del candidato al consiglio comunale, risultato poi non eletto, è stata disposta l’acquisizione presso la Prefettura delle schede elettorali e dei verbali di scrutinio di tutte le sezioni». Un’attività necessaria «in quanto gli accertamenti hanno fatto emergere la presenza di schede elettorali contraffatte».

I filoni dell’indagine

Ieri mattina gli uomini del maggiore Silvio De Luca hanno preso in consegna tutti i faldoni: quelli in Prefettura in piazza della Libertà a Frosinone, dove si trovano le schede, e quelli del tribunale di piazza Labriola dove ci sono i registri con le schede sezionali. Le piste sono due. Ora bisognerà capire se c’è stato “chi ha votato al posto di chi”.In sostanza chi ma materialmente avrebbe commesso il “falso” esprimendo quel voto e mettendo quella firma, in vece di un elettore ignaro e “assente”. Ma si indaga per capire anche chi avrebbe esercitato pressioni, quale personaggio avrebbe chiesto il “favore” di esprimere quella preferenza.

Secondo indiscrezioni non confermate le schede oggetto di indagine sarebbero una decina ma la riapertura di tutti i faldoni potrebbe cambiare gli scenari. Al momento non si conosce il nome degli indagati la cui generalità non sono state rese note per esigenze investigative.

Parla il procuratore Quel che è certo, invece, è che le indagini porteranno presto a ulteriori risvolti. Lo ha confermato ieri lo stesso procuratore Luciano D’Emmanuele: «L’indagine darà rapidi sviluppi e tempi di definizione solleciti. Già abbiamo un quadro investigativo preciso». Sono atte- se, infatti, novità prima della famosa udienza al Tar del 17 novembre.

Chi ha mosso quella mano? E perché?

Chi ha mosso quella mano o quelle mani? Chi ha messo quel voto e chi ha firmato al posto di persone che, il 5 giugno, erano in tutt’altro affaccendate. E soprattutto perché lo avrebbe fatto? Chi ha commissionato quel voto per quel dato candidato? Su questi dubbi stanno facendo luce carabinieri e Procura della Repubblica. Punti poco chiari, ombre che aleggiano sul primo turno di voto (in nessun caso si parla di ballottaggio) e che hanno necessitano di ulteriori acquisizioni documentali - le schede e i registri di tutte le sezioni al voto - per avere un quadro più esaustivo.

Anche se il procuratore, ieri, ha definito proprio il quadro investigativo già abbastanza nitido annunciando ulteriori sviluppi a breve. Prima addirittura della famosa udienza del Tar del 17 novembre che dovrà entrare nel merito del ricorso elettorale presentato dall’ex sindaco Giuseppe Golini Petrarcone, l’unico procedimento giudiziario che potrebbe riportare al voto l’intera città.

Lo ha detto lo stesso procuratore D’Emmanuele che, pur non sbilanciandosi, ha confermando che per quella data si potrà avere un quadro più preciso rispetto all’attuale. Contenuti in grado di portare a una definizione più articolata dell’accaduto. Intanto, ieri, la stessa procura ha tenuto a precisare che il candidato consigliere al Comune di Cassino, verso il quale sarebbero stati dirottati i voti, non è risultato eletto, restando fuori dall’assise civica.

Ma per l’indagine cambia poco. I due iscritti nel registro generale delle notizie di reato dovranno comunque rispondere di falso e di violazione della legge elettorale (Dpr 361 del 1957, articolo 100). Accuse pesanti sulle quali continua, senza sosta, l’attività degli investigatori. Una decina sembrano essere le schede incriminate. Che, pare, siano accomunate da “elementi” (non certo vincolanti ai fini della validità) tali da reputarle non solo contraffatte ma indirizzate allo stesso candidato.

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