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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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Fotovoltaico, il satellite non mente. Emergono nuovi dettagli dall'inchiesta
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Fotovoltaico, il satellite non mente. Emergono nuovi dettagli dall'inchiesta

Cassinate

Quando il teste chiave è un satellite, notoe affidabile come Google maps, il lavoro degli avvocati per demolire le accuse diventa a dir poco complesso. Secondo quanto sostenuto dal gip Walter Pelino della procura di Bolzano - che ha disposto i sequestri preventivi nell’ambito dell’operazione “Specchio impostore” - sono le immagini satellitari, supportate dai riscontri della Finanza, a raccontare il perchè si sia arrivati ad apporre i sigilli al maxi impianto di Villa Santa Lucia.

Con una serie di persone finite, per ragioni ed ipotesi diverse, nel registro degli indagati. Se infatti Ricciardi, Gurski e Damm - amministratori (negli anni) della società finita nel mirino del Nucleo di Polizia tributaria delle Fiamme gialle di Frosinone - potrebbero non aver cristallizzato le date di inizio e ultimazione dei lavori per ottenere i finanziamenti, le immagini scattate da Google maps non sbagliano. «Dalle immagini satellitari acquisite da Google maps emerge chiaramente che il 1 luglio del 2011, cioè quasi un anno più tardi, sull’area in questione non era in realtà iniziato alcun lavoro» scrive Pelino.

A conferma del fatto, un operaio di una ditta subappaltatrice dichiarerà agli inquirenti l’avvio dei lavori alla fine del gennaio 2012.

«Un anno e mezzo dopo rispetto a quanto dichiarato con Le pratiche sono finite sotto la lente della Procura di Cassino una attestazione finalizzata a non far scadere l’autorizzazione unica» scrive ancora il gip di Bolzano.

È in questa direzione che la magistratura ha lavorato ipotizzando l’indebita percezione delle erogazioni pubbliche per quasi 2 milioni di euro. Accuse che i legali degli indagati, 4 nell’inchiesta aperta da Bolzano, dovranno smontare a partire dalle differenze temporali riscontrate dai giudici.

I tre filoni

Accanto a quello di Bolzano, arricchito dagli approfondimenti del pm Bramante, che ha sostanziato i sequestri degli uomini del colonnello Mongilli, i filoni aperti sul pasticcio del fotovoltaico di Villa Santa Lucia sono in realtà altri due: uno a Cassino, del dottor Bulgarini Nomi. In questo sono confluiti accanto a Ricciardi altri due tecnici e responsabili per i quali - in relazione alla gara d’appalto - è stato richiesto il rinvio a giudizio. E l’altro a Frosinone, dove la dottoressa Caracuzzo ha invece vagliato un altro aspetto: quello della legittimità dell’autorizzazione unica (la 376 del 2009).

In questa direzione si è inserita la necessità della magistratura frusinate di approfondire anche la posizione del sindaco Iannarelli, rappresentato dall’avvocato Malafronte, per un’ipotesi di falso: il primo cittadino (che si è detto subito sereno) è stato infatti indagato per la firma apposta su una richiesta inviata alla Provincia. Attesi importanti sviluppi.

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