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Martedì 06 Dicembre 2016

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Terremoto, docenti in “missione” per verificare sicurezza e agibilità

Foto Claudio CLU

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Terremoto, docenti in “missione” per verificare sicurezza e agibilità

Cassino

I soccorritori, anime che si muovono nella tragedia del terremoto, per strappare alla morte quante più vite possibili. Senza fermarsi neanche un attimo. E soprattutto apprezzati da tutti. Ma poi - prima o poi - con quel dolore addosso che non si scrollerà mai, bisogna tornare alla vita di tutti i giorni. È questo quello che vuole la gente colpita così profondamente. Ma per rimettere in piedi quel sogno, quello di riavere il proprio paese, è necessario verificare le condizioni di ricostruzione e la stabilità degli edifici rimasti in piedi. Perché gli sfollati vogliono tornare cittadini, sentirsi parte di una comunità, per quanto frantumata, e far risorgere anche le mura e i tetti.

E allora, accanto ai soccorritori, agli angeli della protezione civile, iniziano a incamminarsi per i luoghi della tragedia anche i docenti universitari per valutare l’agibilità, la sicurezza e la conservazione degli edifici e delle infrastrutture. E al primo posto di questa speciale missione accademica ci sono quelli pubblici e le scuole. Ora entrano in campo loro: docenti, specialisti di costruzioni, restauro e geologia degli atenei del Lazio, ormai in partenza.

Presteranno la propria opera nell’ambito di un coordinamento guidato da Camillo Nuti, ordinario di Tecnica delle costruzioni dell’università di Roma Tre, che comprende anche l’università degli studi di Cassino con un totale di oltre 100 docenti e ricercatori coinvolti.

Dalle macerie alla ricostruzione

“Studieranno” ogni singolo caso e, di concerto con la Protezione civile, le squadre di prof si occuperanno degli edifici pubblici e in particolare delle scuole, valutandone la sicurezza e la conservazione. Un contributo tecnico, scientifico e umano che ha visto la speciale squadra già in azione, in tutti gli ultimi eventi sismici.

«Durante il terremoto de L’Aquila - ha confermato ieri il rettore Giovanni Betta - già partirono diversi docenti per questa “missione”, c’era Elio Sacco e Raimondo Luciano, la professoressa Maura Imbimbo, che insegna tecnica delle costruzioni, ed Ernesto Grande che ora è in un altro ateneo. Studiarono quel terremoto anche il geologo Michele Saroli e tanti altri». Ora proprio lui, insieme all’assegnista di ricerca Michele Lancia e al dottorando Lorenzo Lo Sardo (la cui borsa di studio è cofinanziata dall’Ingv) ha comunicato al rettore che sarà impegnato anche nel reatino nei rilievi geologici degli effetti primari e secondari del terremoto in collaborazione con l’Ingv.

La “rete” accademica

«Esiste una rete che unisce le varie università - continua il rettore Betta - la Rete dei laboratori universitari di Ingegneria sismica - Reluis - (che coordina i rapporti tra Protezione Civile ed Università) e nell’a mbito di questa rete vengono chiamati nostri docenti in casi come questo. Purtroppo l’Italia è a forte rischio sismico, soprattutto la dorsale appenninica.

Il nostro ateneo ha una facoltà I ragazzi di “Ambulanza 7” vincitori della caccia al tesoro di Castrocielo di Ingegneria che prepara i propri laureati ad affondare la prevenzione e la gestione degli eventi sismici, ci sono le competenze giuste, gli studenti vengono preparati e formati con attenzione su queste discipline. C’è, in generale, il percorso di laurea in Ingegneria dell’ambiente e del territorio ma abbiamo anche un corso intitolato “costruzioni in zona sismica”, tenuto proprio dalla professoressa Imbimbo”.

In questa fase, dunque, da parte nostra ci sarà il massimo impegno per fornire le competenze che servono e che saranno richieste. Poi affronteremo anche gli altri aspetti e faremo di tutto per dare anche noi una mano a quelle popolazioni». Per ora stanno arrivando, per primi, i docenti di Roma Tre, poi giungeranno gli altri: in totale saranno un centinaio.

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