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Randagismo, è allarme. Quasi 200 cani abbandonati nel periodo estivo
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Randagismo, è allarme. Quasi 200 cani abbandonati nel periodo estivo

Cassino

I dati raccolti sul campo parlano sino ad oggi di una media di 7 cani abbandonati ogni 3 giorni nel Cassinate: una fotografia terribile quella scattata dall’associazione animalista dell’Anpana, che ha rotto gli indugi, lanciando un allarme vero e proprio. Che il problema sia generalizzato, investendo non soltanto il nostro territorio, è ormai chiaro.

Ma facendo i conti con la realtà locale, dove ad occuparsi della criticità restano - purtroppo - solo i volontari, la situazione appare deludente. Nonostante le richieste, gli incontri e le promesse affidate al vento, il problema dell’abbandono indiscriminato di cuccioli alle porte e durante il periodo estivo resta.

Sicuramente ad avere la peggio sono i cani, ma spesso i volontari dell’Anpana si trovano a soccorrere e sfamare anche gatti e altri piccoli amici domestici. Mettendo da parte la questione morale, il problema dell’assenza delle istituzioni fa riflettere.
Per questo, visto anche l’aumento esponenziale degli abbandoni, che significa un relativo aumento anche del randagismo, il presidente provinciale dell’associazione onlus, Franco Altieri, ha deciso di parlare: «La situazione registrata a Cassino e nel Cassinate è terribile: il tasso di abbandono degli amici a quattro zampe cresce parallelamente all’avanzare dell’estate. E non trova tregua se non in autunno inoltrato.

Ogni tre giorni circa interveniamo dopo la segnalazione di un cane o sempre più spesso di un’intera cucciolata abbandonati. Dal 2015 abbiamo dato in adozione circa 150 cani vitti me di abbandono, ma si capisce benissimo la criticità della situazione affrontata senza le istituzioni. È una situazione inaccettabile e non più sostenibile, nonostante l’abnegazione di chi ama gli animali oltre ogni cosa - ha tuonato Altieri - Faccio appello alla sensibilità delle amministrazioni.

Di quella di Cassino in prima battuta. E di quelle limitrofe. Occorre fare piani di sensibilizzazione e di collaborazione condivisi, mettere in rete risorse, disponibilità e idee. E poi occorre un piano di sterilizzazione imponente. Come pure un sistema di installazione dei microchip. Avere cura degli animali significa, prima di tutto, essere civili. L’invito è aperto a tutti, associazioni - e ce ne sono tante - comprese».

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