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Il territorio riparte dal lavoro. Ma la politica non è all'altezza delle sfide
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Il territorio riparte dal lavoro. Ma la politica non è all'altezza delle sfide

Pianeta Fiat

La ripresa c’è, e si vede. Dopo la crisi che ha messo in ginocchio l’economia del territorio, con la Fiat che sembrava addirittura potesse chiudere definitivamente i cancelli, la luce in fondo al tunnel è sempre più nitida. E, a partire dal prossimo autunno, quel tunnel stretto e nero che ha visto imprenditori e operai stritolati da una crisi senza precedenti, potrebbe essere solo un lontano ricordo.

Mentre ancora si contano i danni provocati dalle aziende chiuse per fallimento e dai lavoratori licenziati per carenza di commesse, il Cassinate rialza la testa e prova a reagire.

A parlare sono i numeri: con la loro forza intrinseca testimoniano che per il territorio è iniziata una nuova era e se fino a pochi anni fa le assunzioni erano utopia, oggi sono realtà. Non solo in Fca – che resta comunque il motore decisivo per dare l’accelerata all'economia – ma in molte realtà della città martire e dei comuni limitrofi. Andiamo con ordine: la cartiera Wepa di Cassino ha di recente fatto un investimento di 3,5 milioni di euro si candida a diventare leader del settore del distretto della carta di alta qualità nell’area centro-sud Italia.

Il sito dà attualmente lavoro a 150 dipendenti ma visto che la governance aziendale sta investendo molto su Cassino - con gli investimenti fatti e con i progetti avviati con le varie aziende come ad esempio l’Ikea - all’orizzonte è facile prevedere un incremento della forza lavoro. Anche la Weber di Aquino cresce e punta sul territorio: in arrivo nuovi investimenti e ampliamenti per il secondo semestre del 2016. Nel corso dell’incontro dei mesi scorsi con il presidente del Cosilam Pietro Zola, il direttore generale Alessio Civollani, che nell’occasione era accompagnato dal responsabile delle produzioni in Italia Roberto Sarto e dal direttore dell’unità produttiva di Aquino Italo Iacobelli, ha annunciato i nuovi piani di sviluppo e che l’azienda italo-francese è pronta a investire: una cifra notevole e consistente per ampliare e fornire ulteriore crescita all’opificio strategicamente più importante del gruppo italiano della Saint Gobain. In questo sito si prevede il raddoppio delle assunzioni.

Ci sono poi le due grandi multinazionali: Fiat (ora Fca)che è presente sul territorio da quasi mezzo secolo, e la Nestlè San Pellegrino che ha di recente inaugurato il suo sito a Castrocielo e il cui progetto industriale - hanno spiegato i promotori il giorno del taglio nastro con il presidente Zingaretti - ha un valore di 16 milioni di euro oltre a costituire un’importante occasione di crescita e occupazionale a livello locale e regionale. E veniamo a Fca e al suo indotto: la Tiberina, una delle fabbriche più grandi della galassia Fiat, ha già dato il via alle assunzioni ed ha ampliato il suo stabilimento grazie alle commesse ricevute per la berlina del biscione in produzione nel sito pedemontano.

L’Alfa Giulia dallo scorso anno sulle linee di Piedimonte ha già fatto registrare un importante traguardo ai lavoratori, ovvero la fine della cassa integrazione. Entro il secondo semestre dell’anno cesserà anche la solidarietà e nel 2017 sarà sulle strade il primo Suv di casa Alfa, Stlevio, anche questo prodotto a Cassino.

Insieme a Giulia e alla nuova Giulietta che dovrebbe partire sempre per la finedel2017 sarà ripristinato il turno notturno e Marchionne, all’unisono con il premier Renzi, ha promesso circa 3.000 nuovi posti di lavoro solo per lo stabilimento Fca, senza considerare l’indotto diretto e indiretto. L’intero territorio torna a sognare.

Ma la politica non è all’altezza delle sfide imprenditoriali

L’unione fa la forza, dicevano. No. Non è il caso della ripresa economica cassinate partita un anno fa con la Fca e culminata pochi mesi fa con la San Pellegrino a Castrocielo. Il merito è solo ed unicamente del coraggio degli imprenditori, della tenacia dei lavoratori che non si sono mai arresi e dei sindacati tanto bistrattati dal governo e che invece hanno giocato un ruolo determinate in Fca credendo nel piano industriale di Marchionne.

Un piano che prevede un investimento miliardario per il sito pedemontano: un miliardo è stato già utilizzato per lo smantellamento delle linee precedenti e per mettere in piedi la casa dell’Alfa che dal 2015 al 2018 prevede un nuovo modello ogni anno: Giulia, il Suv, la nuova Giulietta e infine l’ammiraglia.

Un piano da 3.000 nuove assunzioni solo in Fca, il che significa quasi il raddoppio dell’attuale forza-lavoro. Ma, inevitabilmente, avrà una ricaduta in termini occupazionali anche sull’indotto. Il tutto mentre gli amministratori locali erano riuniti in fantomatiche cabine di regie, anzichè pensare a rendere appetibile il territorio.

Sognano un casello autostradale ad hoc per Fca ma solo da pochi mesi si sono degnati di mettere un po’ di asfalto sulle strade della zona industriale giocando al rimpallo di reponsabilità e tirando in ballo le associazioni di categorie degli industriali per le loro manifeste incapacità. Poi dice che Marchionne se ne va in Olanda, presenta la Giulia ad Arese e lo Stelvio a Los Angeles.

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