Il giornale di oggi

abbonati

sfoglia

Sabato 10 Dicembre 2016

Meteo Frosinone









Fisioterapia e rimborsi d'oro. Condannato il San Raffaele
0

Fisioterapia e rimborsi d'oro. Condannato il San Raffaele

Cassino

Servizio riabilitazione, condanna bis per la casa di cura San Raffaele. La prima sezione giurisdizionale centrale d’appello della Corte dei Conti, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha condannato al risarcimento del danno in favore del servizio sanitario nazionale e dell’Asl di Frosinone, la società San Raffaele spa, in via principale e a titolo di dolo, a 31.492.909,13 euro e, in via sussidiaria e fino a concorrenza, Giovanni Lullo, in qualità responsabile del distretto D dell’Asl, a 12.482.932,10 euro, Alessandro Varone, Franco Ferrante e Dario Vernile, componenti della commissione medica di verifica delle prestazioni fatturate, a 2.748.044,71 euro ciascuno, il direttore sanitario dell’Asl Raffaele Ciccarelli a 916.014,90 euro.

Assolti Anna Maria Risi, collaboratore amministrativo del distretto D, Enzo Rea, dirigente amministrativo responsabile delle Finanze dell’Asl, Diana Spadarcia, responsabile del procedimento ed estensore dei mandati di pagamento dell’Asl e l’allora manager dell’Asl Giancarlo Zotti con tanto di diritto al rimborso delle spese legali di entrambi i giudizio. Nel 2014, in primo grado, erano stati condannati il San Raffaele a 41.492.909,13 euro e, in via sussidiaria, Lullo a 15.282.932 euro, Risi a 4.2000.000, Ferrante, Varone e Vernile a 4.498.044,71, Rea a 2.000.000, Spadorcia a 500.000, Ciccarelli a 1.166.014,90 e Zotti a 250.000.

L’inchiesta contabile, alla quale se ne era affiancata una penale, era partita dopo due denunce di danno inoltrate nel2010 dal presidente del collegio sindacale dell’Asl di Frosinone, che lamentava illeciti rimborsi sulle prestazioni sanitarie ottenute dalla casa di cura San Raffaele di Cassino.
Le indagini erano state affidate ai carabinieri del Nas. «La procura regionale, nel quantificare il complessivo danno erariale - si legge nelle motivazioni della sentenza - aveva considerato pregiudizio erariale l’intero importo del fatturato della riabilitazione della casa di cura San Raffaele per gli anni 2007/2009, pari ad euro 84.109.987,70, per l’inidoneità delle prestazioni rese in quanto effettuate per una durata inferiore a quella prevista (tre ore) dalle “linee guida” del ministero della Sanità, precisando che, nell’ambito di tale coacervo di prestazioni male eseguite, le prestazioni ad alta complessità riabilitativa erano state anche effettuate senza autorizzazione né accreditamento regionale e che le stesse negli anni 2007/2008 erano state liquidate/certificate alla casa di cura oltre i limiti di budget annuali, per un importo pari ad euro 21.951.558,23 (danno da extrabudget, che la Procura ha compreso nel danno di euro 84.109.987,70)».

Con riferimento all’extrabudget è stato considerato tale «(non per mancanza di autorizzazioni, avendo la sentenza affermato che la casa di cura era autorizzata, bensì) per mancanza di stanziamento - scrivono i giudici - avendo il relativo importo superato il budget annuale assegnato» per il 2007 e 2008. Tale danno, inizialmente quantificato in quasi 22 milioni di euro, è stato rideterminato a dieci in base alla «differenza fra quanto autorizzato e quanto liquidato».

Tuttavia, alla luce della mancata impugnazione del procuratore regionale, una parte, quella già detratta in primo grado, risulta coperta da giudicato, mentre per la seconda il danno non è dimostrato in concreto, derivando «esclusivamente dalla violazioni di limiti di legge».

Sul punto va pronunciata una parziale assoluzione nei confronti del San Raffaele, di Lullo e Ciccarelli, mentre vanno integralmente assolti Rea, Risi, Spadorcia e Zotti.

Sulle prestazioni di riabilitazioni intensiva erano le risultanze dei carabinieri del Nas di Roma a ritenere che fossero«state eseguite in maniera non conforme ai protocolli, poiché la durata della terapia giornaliera su paziente era stata inferiore alle tre ore previste dalle linee guida del ministero della Sanità». A conferma di ciò c’era una verifica di Lazio sanità su un campione delle cartelle cliniche nel periodo 2007-09.

Per l’accusa le prestazioni anziché tre ore sarebbero durate tra tre quarti d’oro e un’ora. Il danno inizialmente determinato in 84 milioni era stato, dopo lo scomputo dell’extrabudget, ridotto a meno di 46 milioni. Su tale specifica voce, le difese avevano mosso una serie di rilievi. Ma lo stesso tribunale di primo grado aveva rideterminato di un terzo il danno. E ciò nonostante il San Raffaele insisteva nel sostenere l’erroneità del calcolo sulla base del delta tariffario tra la prestazione piena e quella parziale.

Dai calcoli effettuati in secondo grado il danno sarebbe addirittura di 21 milioni e dunque maggiore dell’importo rideterminato equitativamente dal giudice di primo grado. Altro danno considerato è quello da sovrautilizzo dei posti letto con conseguente maggior esborso per l’Asl di nove milioni.

Le condanne. Il San Raffaele si è visto ridurre la condanna a 31.492.909,13 euro con assoluzione dal danno da extra budget. Il responsabile del distretto D Lullo, invece, per danno da inosservanza delle tre ore, come anche per gli accessi inappropriati ha ottenuto una riduzione a 12.482,932 euro della pena con assoluzione da danno da extrabudget. Per «grave mancanza di diligenza nella effettuazione, da parte del gruppo di lavoro, dei controlli di corrispondenza fra pazienti ricoverati e posti letto accreditati», la condanna è stata ridotta a 2.748.044,71 euro per Varone, Ferrante e Vernile.

Il direttore sanitario Ciccarelli si è visto ridurre la condanna a 916.014,90 euro per il danno da sovrautilizzazione dei posti letto. Assolti tutti gli altri.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400