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Il sindaco ingaggia l’ultima battaglia, ma Acea replica e invita alla concordia

Il sindaco Carlo Maria D'Alessandro

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Il sindaco ingaggia l’ultima battaglia, ma Acea replica e invita alla concordia

Cassino

D’Alessandro non può fare altro che salire su scialuppe di salvataggio di una nave che affonda. Ancora ieri ha provato a difendersi con i denti, di fronte a un atto che fa storia. E torna a parlare del suo cavallo di battaglia, il “possesso” della risorsa idrica da parte dell’ente: ad Acea sarebbe andato il bicchiere ma il Comune ha ancora l’acqua: “Nel documento redatto - argomenta D’Alessandro - è stato posto in evidenza il problema sostanziale di questa vicenda. Il Comune di Cassino ha delle opere di captazione e adduzione per immettere all’interno dell’acquedotto comunale acqua clorata, potabile a 200 l/s che non fanno, però, parte degli impianti idrici oggetti del contenzioso con Acea. Di fatto senza tale sistema di pompaggio l’acquedotto non può funzionare”. Poi continua: “La stessa Acea nel documento si è riservata di chiedere autorizzazioni per attingere acqua perché altrimenti sarebbe impossibilitata a gestire il servizio. Ora valuterò insieme ai legali il verbale e ogni azione che potrà essere intrapresa a tutela dei diritti dei cittadini di Cassino. Prendo atto che sia il commissario Prefettizio che Acea sostanzialmente si sono resi conto che non era possibile effettuare nessuna consegna immediata degli impianti idrici della nostra città ed hanno preso più di un mese di tempo per verificare eventuali soluzioni”.

Ma Acea replica in maniera piccata. Non solo spiega i motivi del differimento, collegato semplicemente ad adempimenti tecnici, ma affronta la vicenda di Acqua Campania: “Il verbale non fa alcuna menzione del problema relativo al fatto che l’impianto potrebbe non funzionare. D’altra parte costituirebbe atto gravissimo se il Comune avesse omesso di indicare nei verbali di ricognizione e dunque di trasferire (per il tramite del Commissario ad acta) eventuali opere di captazione e adduzione di sua titolarità; tanto più se tali impianti fossero necessari a garantire l’effettiva erogazione del servizio. In tal caso saremmo di fronte ad un atto (doloso e/o colposo) che esporrebbe i responsabili dell’Ente a pesanti responsabilità, anche sul piano personale, specie laddove le stesse avessero conseguenze rispetto all’effettiva erogazione del servizio”.

Acea Ato 5 auspica anche la fine dell’era dei veleni ora che tutto è concluso e “l’inizio di una nuova fase dei rapporti con il Comune di Cassino e le sue figure istituzionali, improntate al rispetto dei reciproci ruoli e delle relative funzioni”.

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