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Caso Acea. Acqua “bollente” su Mediaset
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Caso Acea. Acqua “bollente” su Mediaset

Cassino

Acqua sempre più “salata”. Bollette che pesano in tutta Italia. Il direttore Belpietro ha acceso le telecamere Mediaset a Gorizia, Modena, Milano, Roma ma è stato il caso Cassino a fare scuola. In diretta, ieri sera, durante la trasmissione “Dalla vostra parte” la vicenda del basso Lazio è stata portata alla ribalta nazionale. Sì perché lì «la città è spaccata: in centro c’è l’acqua pubblica e la bolletta è sostenibile mentre in periferia è tre o quattro volte più alta». Così Belpietro ha lanciato il servizio. Il resto lo ha raccontato la gente.

Quella gente che a Cassino «non ci dorme la notte». Anche perché in qualche caso la bolletta lievita anche otto volte. Qualcuno ha mostrato in diretta 7.223 euro da pagare tra «conguagli e balzelli». E l’accusa è stata servita su un piatto d’argento: la società non legge il contatore, fa passare del tempo e poi presenta il conto. E ora la stangata potrebbe arrivare in centro città, soprattutto dopo la sentenza del Consiglio di Stato. «Stiamo inguaiati» ha commentato la gente della città martire. E un altro esempio è presto servito.

Una barista di Cassino ha mostrato una bolletta da 9.000 euro per l’anno 2009. «In quell’anno ho avuto 3.000 metri cubi di eccedenza, come se avessi riempito una piscina olimpionica un giorno sì e uno no». Poi si è passati all’argomento clou: la consegna dell’acquedotto. Belpietro ha domandato al sindaco D’Alessandro: è vero che deve cedere le zone del centro? «Non ci penso affatto - la riposta senza indugio - non lo farò. È vero che, purtroppo, a causa della mancata costituzione in giudizio da parte della precedente amministrazione ci troviamo in questa situazione ma non voglio cedere un bel niente ad Acea. Questa è la battaglia di Cassino, la battaglia di tutti i cittadini, una battaglia che non ha colori politici».

Politici ed esperti hanno regalato commenti e posizioni. Ma il sindaco ha ripreso la parola per insistere: «Io ho cittadini di serie A e cittadini di serie B, non è tollerabile. Noi possiamo permetterci una gestione pubblica e non consentiremo al commissario di prendere gli impianti, faremo un ricorso contro la sua nomina, perché non abbiamo intenzione di perdere il nostro acquedotto». Anche Vincenzo Durante ha fatto sentire la sua voce: «Cassino poggia su un bacino idrico tra i più grandi d’Europa, la “rivolta sociale” non inizierà quando arriveranno le bollette ma prima che cederemo l’acquedotto.

L’acqua deve essere ripubblicizzata, come abbiamo votato al referendum». Ma è stato l’onorevole Gianfranco Librandi (Scelta Civica) a sferrare l’attacco: «Sindaco lei non rispetta la legge, lei sta facendo campagna elettorale»: le accuse a Carlo Maria in diretta. E a quel punto il caos. Il sindaco ha provato a rispondere ma il tumulto ha avuto la meglio. Non è riuscito a dire che l’acqua è frutto di un ristoro alla base della convenzione con Acqua Campania né tutto quello che aveva in scaletta.

Su tutti ha avuto la meglio la Santanché: «Non dividiamoci sui bisogni primari dei cittadini». E proprio i cittadini - quelli di Cassino - hanno provato a farsi sentire nel finale. Gridando dalla piccola “periferia” all’Italia intera tutta la propria indignazione e la voglia di combattere.

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