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Pestata in centro perché bella. I fatti e la conclusione del processo

Cassino

Picchiata perché bella. E questa l’ipotesi più accreditata dietro il pestaggio avvenuto in piazza Labriola nel gennaio del 2010. Forse uno sguardo sgradito al ragazzo più conteso del gruppo. Forse un fatto più serio: un episodio di bullismo, più che un dispetto tra poco tra ragazze della stessa età.

Ma più semplicemente, forse, si è trattato di invidia esplosa in violenza nei confronti di una ragazza piacevole nei modi. Anzi, bellissima. Le due, poco più che ventenni, finite davanti al giudice di pace, sono state chiamate a rispondere di lesioni e nelle scorse ore il giudice si è pronunciato.

I fatti

Era l’inverno del 2010 quando in piazza Labriola si verificò un pestaggio in piena regola. Poi il fuggi fuggi generale, l’arrivo dei carabinieri e l’intervento di un negoziante del centro che soccorse per primo la sfortunata “Venere”, rifugiatasi dopo le botte all’interno della sua attività.

Come emerso durante il processo, la ragazza pestata sarebbe stata presa di mira da un gruppo di ventenni sedute ai tavolini di un bar. Frasi poco garbate avrebbero fatto allontanare la vittima, che insieme ad un’amica preferì raggiungere una panchina attigua al tribunale per “evitare rogne”.

Una precauzione inutile. In quattro, forse cinque, avrebbero raggiunto le due giovani sedute alla panchina. Uno schiaffo in pieno volto all’amica (che scelse di non denunciare) poi l’accanimento contro la vittima afferrata per i capelli e gettata a terra. Quindi una raffica di calci su tutto il corpo. Prima del fuggi fuggi generale, mentre le sirene dei carabinieri annunciavano per le responsabili solo guai. La ragazza, come dirà poi al giudice, si rifugiò all’interno di una attività del centro: fu lo stesso titolare a soccorrerla prima dell’arrivo dei medici.

La vittima denunciò tutto. Raccontò di non conoscere le ragazze che l’avevano assalita e di non sapere il motivo di quell’attacco brutale. Descrisse ciò che in quei momenti violenti era riuscita a focalizzare. Un dettaglio, però, di certo non le era sfuggito: uno dei suoi aggressori aveva il pancione.

La sentenza

Nelle scorse il giudice di pace di Cassino si è pronunciato su quel terribile pestaggio. Condannando al pagamento di un’ammenda (circa 900 euro) l’unica che poteva essere riconosciuta: la ragazza in stato interessante, già nota alle forze dell’ordine. Un’altra delle presenti, pure finita in tribunale (e assistita dall’avvocato Giuseppe De Giorgio) è stata invece assolta. Nessun elemento valido, invece, ha permesso di risalire agli altri membri “in gonnella” del commando.

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