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I tagli del Governo colpiscono
solo le università del Sud

L'università di Cassino

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I tagli del Governo colpiscono
solo le università del Sud

Cassino

Le università del Sud, compersa quella di Cassino, continuano a subire tagli da parte del Governo, in maniera indiscrimanata rispetto agli atenei del Nord.

«Dal 2008 a oggi il fondo di finanziamento alle università statali ha perso poco meno di un miliardo di euro, cioè si è alleggerito del 13,9 per cento in termini nominali, mentre se si calcola anche l’inflazione del periodo la sforbiciata arriva al 21,3 per cento. La cura, però - si evidenzia in un servizio pubblicato ieri sul “Sole 24 Ore” - non è stata uguale dappertutto, perché accanto a università che si sono viste ridurre l’assegno di quasi un terzo ci sono (pochi) atenei che addirittura poggiano su fondi più robusti del passato. Ai due capi della classifica si incontrano da un lato Messina e Palermo, che nel 2015 hanno ricevuto il 30% abbondante in meno rispetto ai fondi statali su cui avevano potuto contare sette anni prima, e dall’altro Bergamo e il Politecnico di Torino, che possono contare rispettivamente su un +11,4% e su un +7,3 per cento».
In questa speciale classifica a trovarsi penalizzata è anche l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale: su un totale di 61 atenei si trova difatti tra le peggiori 15: quest’anno ha ricevuto 29 milioni: una sforbiciata di quasi il 2% rispetto allo scorso anno e di ben il 20,6% in meno rispetto al 2008. I numeri dei bilanci parlano chiaro sugli effetti, e portano alla ribalta i problemi di un Mezzogiorno dove anche le tasse universitarie sono mediamente più basse, anche per contrastare una parte di emigrazione studentesca, e le regioni assetate di risorse tagliano spesso drasticamente i fondi per il diritto allo studio. Un cortocircuito finanziario che rischia di costare caro a tanti atenei del Sud, nonostante proprio ieri il Cda dell’Ateneo di Cassino ha deliberato di non aumentare le tasse per l’anno accademico che sta per iniziare.

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