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Troppe bombe ecologiche. La mappa si allarga ancora

Via San Leonardo Filieri dove si sospetta la presenza di altri rifiuti interrati

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Troppe bombe ecologiche. La mappa si allarga ancora

Cassino

Che ci sia o meno un diretto collegamento tra i rifiuti interrati in zona Nocione, il presunto inquinamento in località San Leonardo Filieri e il nuovo caso finito sotto la lente degli inquirenti - quello di via Sferracavalli- non sta certo a noi dirlo. Quello che appare piuttosto evidente è che da ieri la mappa delle bombe ecologiche nel Cassinate si allarga a macchia d’olio.

Se, infatti, il caso dei rifiuti nascosti nella pancia della terra (e forse persino nei piloni della superstrada Cassino-Sora) è tutt’ora nelle mani degli uomini delle fiamme gialle di Cassino, il nuovo sos arriva da via San Leonardo Filieri. Mentre infatti gli uomini del colonnello Fortino proseguono in mirati accertamenti nella contrada di Nocione con grande attenzione anche agli animali bloccati durante il pascolo, quella di via Filieri racconterebbe l’altra faccia della medaglia: sempre in una zona verdeggiante potrebbe infatti celarsi l’ennesimo caso di veleni nascosti.

A sollevare la questione sono stati alcuni residenti, i primi ad esporsi presentando una dettagliata denuncia oltre alle associazioni ambientaliste, dopo che un male incurabile ha bussato alle porte di ogni famiglia della stessa area. Decine i residenti deceduti per il temuto linfoma di Hodgkin. Altri per neoplasie alla faringe, alla testa o al collo.

Diverse le segnalazione che gli stessi cittadini dicono di aver inoltrato alla Asl sul sospetto di interramenti pericolosi nella medesima zona che in superficie ospita carcasse di mezzi pesanti, ormai in disuso. L’allarme lanciato quindici anni fa da un magazine nazionale parlava di veleni seppelliti in tutta Italia, partendo da Cassino dove camion dal Nord Italia avrebbero smaltito rifiuti di ogni genere. Persino rifiuti tossici dal Sieroterapico di Milano: un deposito di «virus e reagenti chimici» smantellato e trasferito nel ventre molle di tutto il Bel Paese. Cassinate - sembrerebbe - compreso. A tirare il filo rosso delle sostanze vietate seppellite senza alcun criterio ci aveva poi pensato Mancini, con le sue inchieste della Criminalpol.

Lo stesso poliziotto eroe (a cui Cassino ha di recente dedicato il “Giardino del Senso civico”) che con guanti in lattice e mascherina combattè le ecomafie partendo proprio dalla città martire, dove i soldi sporchi del business dei rifiuti sarebbero dovuti confluire in una banca chiusa prima ancora di diventare una “lavanderia” di lusso. Poi intense e forsennate indagini della Finanza sulla bomba che Cassino di lì a poco avrebbe preso il nome di Nocione.

Caso chiuso per prescrizione, poi riaperto - sempre nelle mani preziose delle fiamme gialle - grazie alla lungimiranza del procuratore capo D’Emmanuele e alla forza degli ambientalisti. Ora, con la segnalazione di via Sferracavalli, la questione assume una nuova dimensione.

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