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Martedì 06 Dicembre 2016

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La Ferrari che incastra la Camorra: indagati per associazione mafiosa due imprenditori

La Testarossa che fa impazzire i clan che scelgono il Cassinate come “porto franco” pensando di poter riciclare il denaro sporco

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La Ferrari che incastra la Camorra: indagati per associazione mafiosa due imprenditori

Cassino

Un’attrazione fatale quella dei clan per le Ferrari testarossa e per il Cassinate. Gli stessi elementi che nel 2010 portarono alla chiusura della vasta operazione delle fiamme gialle “Untouchable” con sei colletti bianchi arrestati e 52 indagati, uno dei quali - un imprenditore casertano vicino ai Casalesi- bloccato nella città martire a bordo di una Rossa fiammante.

A distanza di sei anni tornano Ferrari, camorra e Cassino. Ma in ordine diverso. Nelle scorse ore, infatti, due professionisti della città martire si sono visti notificare la conclusione delle indagini per una ipotesi di associazione di stampo mafioso per riciclaggio. Secondo le accuse, entrambi avrebbero favorito il clan Di Lauro con l’acquisto di una splendida Ferrari. Acquisto avvenuto proprio in un autosalone di Cassino.

La contestazione

L’indagine conclusasi nei giorni scorsi avrebbe portato nuovamente la Dda di Napoli nel nostro territorio. Sarebbe stata la Direzione distrettuale antimafia, infatti, a coordinare mirati accertamenti su un ipotizzato giro di soldi tra Cassino,il Casertano e il Napoletano. Con il coinvolgimento anche di due professionisti cassinati: sarebbero stati loro (uno dei quali assistito dall’avvocato Marco Rossini) a vendere una Ferrari a un affiliato del sanguinario clan Di Lauro che dall’area nord di Napoli avrebbe deciso di investire proprio a Cassino. Riciclare, secondo gli inquirenti della Dda partenopea.

Tanto che nei guai, insieme ad altri 15 indagati campani, ci sono finiti anche i cassinati chiamati ora a presentare memorie difensive o a chiedere di essere ascoltati per ribadire la loro estraneità dalle pesanti accuse contestate. Di fatto questa vasta indagine che ha portato l’Antimafia nuovamente a Cassino nasce dalla costola di un procedimento instauratosi nel tribunale di Napoli tre anni fa.

Una sorta di “stralcio” che avrebbe messo in luce la volontà del clan di acquistare la Ferrari 456m a Cassino per far perdere le tracce dei soldi sporchi da riciclare. Un settore, quello delle autovetture, che continua a piacere alla criminalità organizzata pronta a puntare su Cassino come “porto franco”. E non sarebbe neppure la prima volta. Ma il pugno duro di Procura (rinnovata frontiera contro l’illegalità) e forze dell’ordine sta già dando risultati d’eccezione.

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