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Parroco vieta la cresima a una ragazzina
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Parroco "vieta" la cresima a una ragazzina

Cassino

È tutto pronto per la cresima. Tre anni di preparazione in chiesa, incontri e catechesi all’interno di un lungo cammino per approfondire il senso profondo del sacramento della confermazione. Ma è pronta anche la festa: gli abiti, il banchetto, gli invitati e le bomboniere. Solo che quattro giorni prima il parroco del piccolo centro di Rocca d’Evandro comunica alla ragazzina che lei non poteva essere cresimata.

I fatti

Tutto è accaduto la scorsa settimana. Siamo nella parrocchia di San Giuseppe e a guidare i fedeli c’è don Giorgio Vargas, ex economo della diocesi di Cassino, ora responsabile degli incaricati parrocchiali per il sostentamento clero. La serata di martedì serve per fare le “prove”, tra cresimandi e madrine o padrini, in vista della cerimonia di sabato. Ci sono circa 35 ragazzi e tanti adulti, un centinaio in totale. «A un certo punto - racconta il papà Alberto - mia figlia viene chiamata sull’altare con la madrina. E il parroco gli chiede chi sia quella signora. Alla risposta, tuona: “Tu non puoi fare la cresima perché la tua madrina non ha frequentato il corso”».

Sono proprio i genitori, ancora scossi, a ricostruire la vicenda: dapprima la piccola di 13 anni sceglie una madrina di fuori regione. Una persona, a cui era molto legata. Gli impedimenti alla partecipazione vengono comunicati al parroco che non dà segni di disaccordo. Per suo volere, infatti,vige la regola che l’ultimo anno di catechismo venga vissuto con i genitori e i padrini affianco.

Successivamente la famiglia decide di cambiare madrina proprio per evitare problemi e comunica il nuovo nominativo: così il certificato di idoneità della ragazza di Cassino viene consegnato a una catechista. «Abbiamo provato più volte a incontrare il parroco - hanno riferito i genitori - ma non si è reso mai disponibile per le comunicazioni inerenti il cambio». Poi la sorpresa arriva la sera delle prove quando davanti a tutti c’è la sortita del sacerdote e la comunicazione a bruciapelo. Il papà, è al lavoro, e subito contattato chiede un permesso per raggiungere la chiesa per parlare con il parroco. Va anche la mamma. Ma non arrivano a miti consigli e alla fine chiedono il nulla osta per la figlia.

L’ulteriore tentativo

Sabato mattina, si rivolgono anche alla Curia e riescono a parlare con il vicario della diocesi, don Antonio. Nella chiamata successiva appurano che il parroco, contattato, non ha messo bene a fuoco la vicenda e che la ragazza può andare sabato mattina a fare le prove. Lo stesso giorno della cresima. «Poi, sempre don Antonio - dice il papà - ci ha invitato ad avere misericordia, proprio nell’anno del giubileo e a cercare di capire». I genitori, che tuttavia si aspettano una telefonata di scuse, preferiscono non partecipare visto che siamo a poche ore dalla cerimonia. E il grosso è stato disdetto.

L’amarezza

La stessa figlia che alla comunicazione del parroco, davanti a tutti, è scoppiata in lacrime è ancora scossa. Troppo grande il dolore e la mortificazione, e soprattutto la mancata partecipazione al sacramento insieme a tutti quei ragazzi con i quali aveva condiviso la lunga catechesi. «Per tre anni abbiamo seguito nostra figlia - ha concluso papà Alberto - l’ultimo anno poi siamo stati presenti fisicamente. Mia moglie era incinta e veniva sempre mentre io prendevo i permessi dal lavoro. Non ci aspettavamo, da un rappresentante di Nostro Signore, tale comportamento visto che la madrina per la legge ecclesiastica deve solo essere in possesso del certificato di idoneità. E poi davanti all’intera comunità del paese, il parroco ha in qualche modo infierito sulla nostra famiglia che non ha fatto altro che rapportarsi alle regole atte alla consacrazione della cresima. Dopo tanta abnegazione, nostra figlia nel giorno delle prove della cerimonia è stata allontanata con una falsa motivazione».

Insomma l’amarezza è tanta. E ai genitori si uniscono anche tutti quei fedeli della chiesa madre, nel centro storico, che hanno già inviato una lettera al vescovo perché “trascurati” dal parroco considerato poco presente mentre le porte della chiesa sono spesso chiuse.

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