Una richiesta di archiviazione per difetto di querela. Questa la posizione della Procura di Cassino nei confronti del vescovo Antonazzo finito al centro di una delicata vicenda per presunti abusi sui seminaristi. Otto secondo le prime informazioni trapelate nella giornata di sabato. Molto meno, invece, come precisato dalla Procura. 

La verità da un punto di vista giudiziario è una: «In relazione al contenuto delle notizie apparse sulla stampa sulle indagini a carico del vescovo di Sora, Cassino, Aquino e Pontecorvo questa Procura ritiene doveroso alfine della tutela di una corretta informazione e della posizione dell’indagato - si legge in una nota a firma del procuratore capo D’Emmanuele - comunicare che le indagini sono state definite con richiesta di archiviazione per difetto di querela. E il numero delle parti potenzialmente offese non è di 7 o 8 persone, così come riportate in alcune notizie». 

La querela, entrando nel merito, è «proposta mediante dichiarazione nella quale, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, si manifesta la volontà che si proceda in ordine a un fatto previsto dalla legge come reato». E questo, soprattutto quando si parla di persone che abbiano raggiunto la maggiore età e quando, per altro, non siano ravvisabili reati perseguibili d’ufficio. Se si fosse trattato di un reato sessuale non ci sarebbe stato bisogno, pertanto, di altro. Dunque, di cosa si è trattato realmente?