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Sevizie sui bambini disabili: la verità dei genitori sulle violenze
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Sevizie sui bambini disabili: la verità dei genitori sulle violenze

Cassino

Violenze indicibili su minori disabili affidati a un centro di Grottaferrata, ora la magistratura vuole andare a fondo. Sabato prossimo i genitori della piccola vittima del Cassinate, finita nelle mani degli aguzzini con il camice, saranno ascoltati dai magistrati di Velletri per riferire la loro verità. Un compito durissimo, visto che il papà e la mamma del minore dovranno non solo raccontare le loro impressioni sui cambiamenti comportamentali notati durante la permanenza nella struttura.

Secondo una prima plausibile ipotesi la famiglia, assistita dagli avvocati Laura Russo ed Alessandra Salera, sarà anche “costretta” a prendere ancora una volta visione di quelle brutali immagini che hanno permesso di mettere le mani sui colpevoli. E questa volta davanti ai loro occhi non scorreranno solo parti di video caricati sul web.

Le conseguenze

Purtroppo le conseguenze delle sevizie subite nel “lager per pazienti disabili”, come è stato definito subito dopo lo scandalo il centro d’eccellenza Eugenio Litta di Grottaferrata,non si sono fatte attendere. Sedici i pazienti che hanno ricevuto il medesimo trattamento,tra cui anche il piccolo cassinate. I genitori hanno purtroppo notato un aumento esponenziale dell’aggressività, ma nonostante ciò e con la consapevolezza che tutto il personale presente sia stato cambiato, non ha deciso di portarlo via dalla struttura. Il bambino, come avveniva anche in precedenza, torna a casa solo per il fine settimana. Una decisione coraggiosa che soltanto l’amore incondizionato di genitore poteva sostenere.

La scoperta

A riconoscerlo in quelle terribili immagini diffuse dai carabinieri del Nas era stata proprio sua madre, nonostante tutte le precauzioni prese dall’Arma per proteggere l’identità dei minori seviziati. Il cuore di una madre non sbaglia. Ed era partita immediatamente la richiesta della famiglia cassinate per ottenere quei video da incubo. Dieci le ordinanze di custodia cautelare nei confronti di operatori e assistenti sanitari dipendenti del centro Eugenio Litta. Una struttura d’eccellenza, con alte referenze, tanto che anche la famiglia cassinate - non senza sacrifici - aveva deciso di affidarvi il proprio piccolo.

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