Una giornata della memoria per le vittime delle marocchinate. È questo il più ampio progetto su cui il vicesindaco e assessore alla cultura Moira Rotondo sta lavorando. Un progetto ambizioso annunciato alla vigilia dello spettacolo della compagnia "Errare Persona" dal titolo "Ninetta e le altre – Le marocchinate del ‘44"che andrà in scena stasera alle 21 nel piazzale Europa di Pontecorvo. Uno spettacolo che racconta l'orrore di quegli anni. Un orrore e una violenza mai dimenticati.

Come mai la decisione di inserire uno spettacolo così impegnativo e, diciamolo, così forte all'interno dell'agosto pontecorvese?
«Erano molti mesi che mi ripromettevo di farlo e finalmente quest'estate siamo riusciti a incrociare le disponibilità sia nostre che della compagnia. È probabilmente il momento più indicato dopo giorni di svago ed intrattenimento per riprendere la riflessione su un tema a me molto caro. I fatti realmente accaduti che lo spettacolo "Ninetta e le altre" porta in scena non sempre sono noti al grande pubblico né alle giovani generazioni eppure tanto hanno segnato la storia dei nostri territori e delle nostre popolazione».

Ma c'è un progetto più ambizioso dietro l'angolo, vero?
«Lo spettacolo rientra all'interno di un più ampio progetto di grande valenza storico-culturale: mantenere viva la memoria affinché non venga consegnata all'oblio della storia. Siamo solo all'inizio ma abbiamo tanto entusiasmo: vogliamo arrivare all'istituzione di una vera e propria giornata della memoria come per le vittime dell'olocausto, delle foibe e del terrorismo. La popolazione civile dei nostri comuni ha vissuto ed è stata testimone di un efferato crimine contro l'umanità che non può essere dimenticato. Tra l'altro, il costo dello spettacolo, che si è già aggiudicato numerosi riconoscimenti e che nel 2015 è sbarcato a New York, è stato sostenuto attraverso una raccolta fondi tutta al femminile».

Centinaia di donne pontecorvesi e non hanno contribuito con 10 euro ciascuna.
«Uno degli episodi più commoventi a cui ho assistito è stato quando una persona ha lasciato un contributo per se e per la mamma scomparsa pochi anni fa. Incredibile la partecipazione popolare ed emotiva che questo tema ha generato. Perché la memoria non ha prezzo né colore politico».

Rispetto alle polemiche di questi giorni sulla stele cosiddetta della vergogna come si pone?
«Sin dai primi mesi successivi all'insediamento sono stata sollecitata su questo tema affinché intervenissi su questa stele che, nel 2002 quando venne riposizionata vide molti dissociarsi. Sono un amministratore è vero ma da donna, da madre, non posso rimanere insensibile a queste problematiche. Ho approfondito la storia e studiato le carte. Capisco che la stele originaria fu posta lì già nel ‘45 per identificare un ex cimitero di guerra francese. Altre identiche, in cui cambia solo il numero dei caduti, sono state poste altrove quando i vari caduti francesi sepolti negli improvvisati cimiteri di guerra furono trasferiti nel più grande cimitero di Venafro. Eppure rimango convinta della loro inopportunità, poiché la ferita di quelle atrocità ancora sanguina. Oggi le autorità ci chiedono rispetto per tutti i caduti, ma allora per i nostri civili non ce ne fu».