Terminata in questi giorni la seconda campagna di restauro condotta presso la cappella gentilizia dedicata a S. Rocco e che fa parte del palazzo Sabatini a pochi passi da piazza Garibaldi. I lavori di restauro delle scorse settimane hanno continuato l'intervento eseguito due anni fa e che, alla fine, hanno rivelato che solo due pareti della piccola chiesa avevano mantenuto celati sotto uno strato di intonaco preesistenti affreschi a opera di Vespasiano dell'Aquila che gli esperti fanno risalire agli inizi del Cinquecento. Che le pareti della cappella di S. Rocco fossero abbellite da affreschi se ne aveva certezza perché così raccontava lo storico atinate Marcantonio Palombo nella sua Historia della Chiesa di Atina. Ma gli affreschi sono solo sulle pareti orientale e meridionale, mentre le altre due ne sono prive forse per essere state rimaneggiate dopo le cannonate dei tedeschi in ritirata nella seconda guerra mondiale.

Neanche sulla volta della chiesetta è stato rinvenuto nulla, in compenso i proprietari della cappella hanno voluto riportare agli antichi fasti l'altare e le statue dei santi che l'adornavano. La statua di San Rocco è stata sistemata su una mensola sporgente dalla parete a sinistra dell'altare, mentre su una seconda mensola, stavolta a destra, è tornato il busto della Madonna del Buon Cammino opera di anonimo tra il 1600 e il 1700: l'immagine della Madonna è stata intagliata su legno di castagno mentre il drappeggio è di cartapesta: «Abbiamo trovato ritagli di giornali datati 1848, pensiamo siano stati usati per rinforzare la cartapesta sottostante» hanno raccontato i coniugi Sabatini. Un'altra immagine sacra, il Nazareno (Ecce Homo), che si attribuisce a artisti del Quattrocento senese, e posto al centro dell'altare, racconta una storia che sa di miracolo: fu proprio a seguito delle cannonate tedesche che un obice aprì una breccia nella parete a destra dell'altare e che causò l'incendio degli arredi della cappella (il restauro ha trovato ancora tracce di fuliggine sulle pareti), con le fiamme che arrivarono fino all'altare, ma l'immagine del Nazareno ne rimase indenne. A studiare gli affreschi della Cappella di S. Rocco la professoressa Daniela Caporali coadiuvata da Maria Grazia Corsanici e gli allievi della Scuola di arti ornamentali di Roma.