«Perché esistono ancora i saldi?». Esordisce così un commerciante quando gli chiediamo come stia andando questa stagione di sconti. Una risposta che è tutto un programma, e che non può che essere aderente con la scena che si para davanti a noi mentre camminiamo per il centro. Negozi vuoti, poca gente a passeggio, chi c'è è senza buste in mano.

Eppure gli sconti sono evidenti, anche del 50 e del 70%. La convenienza dei prezzi non riesce a invogliare la gente a comprare. «Il potere d'acquisto è calato ovviamente - ci dice un commerciante - ma è cambiato anche il mercato. Ora c'è il web, e tutti mirano ad omologarsi». La crisi insomma c'è, ma non è solo economica, è anche relativa a modelli di consumo e di comportamento.

«L'invasione dei grandi franchising a noi ci ha massacrato - dice il titolare di una pelletteria - perché le persone preferiscono comprare nelle grandi catene prodotti di qualità molto minore, che tuttavia li fanno sentire alla moda, al passo coi tempi, permettendo loro di trovare un'identità, ma in realtà si stanno massificando». E questi sconti così alti ai commercianti convengono? «Non a tutti - ci spiegano - perché non tutti hanno prodotti adatti alla grande distribuzione, c'è chi vende per chi non è né ricco e né povero, in questo caso uno sconto molto ampio annulla tutto il ricarico. Se poi ci aggiungi le spese per la corrente, le tasse e i dipendenti sono proprio dolori».

Il vicepresidente dell'Ascom Antonio Bottini comprende lo scoramento dei commercianti, ma sottolinea che quest'anno il periodo dei saldi, stando alle prime stime ancora non ufficiali, il fatturato non è sceso ed è rimasto stabile sui livelli del 2016. «Livelli chiaramente non soddisfacenti - osserva Bottini - Tuttavia dobbiamo considerare che stavolta non chiuderemo in perdita, anzi con un recupero, seppur molto leggero. Negli ultimi tre anni invece il bilancio era sempre stato passivo. Secondo il vicepresidente dell'Ascom è necessario riqualificare il centro storico e far aumentare la domanda.