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Rifiuti illeciti, sequestri alla Dphar
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Rifiuti illeciti, sequestri alla Dphar

Anagni

Dall’inchiesta sulle Aia al traffico illecito di rifiuti. Sotto accusa finisce così il sistema di spandimento dei fanghi della Dphar di Anagni. Il Corpo forestale dello Stato ha sequestrato i terreni oggetto dello spandimento dei fanghi dell’azienda farmaceutica. L’ipotesi di reato, sulla quale indaga la Direzione distrettuale antimafia di Roma, è traffico illecito di rifiuti. Denunciati in quattro, due rappresentanti della società e due funzionari della Provincia che hanno firmato i provvedimenti autorizzativi.

Il sistema

Il provvedimento, emesso dal gip del tribunale di Roma AnnaMaria Fattori, è stato eseguito nella giornata di ieri dal Nipaf, il Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale del comando provinciale di Frosinone che si era occupato delle indagini. Indagini che erano state coordinate dal sostituto procuratore della Dda di Roma Maria Cristina Palaia e dal sostituto procuratore di Frosinone Rita Caracuzzo. L’attività si è concentrata sullo smaltimento dei fanghi. In pratica, stando ai rilievi effettuati dai forestali, rifiuti prodotti dalle lavorazioni aziendali non venivano smaltiti da ditte terze per questo incaricate, ma venivano interrati in aree circostanti l’azienda, di proprietà della Dphar, dove nel tempo, secondo le accuse, sono state effettuate anche delle colture agrarie.

Tutto nasce da un complesso iter amministrativo per ottenere le autorizzazioni, già oggetto di una precedente indagine della procura di Frosinone (sulle Aia) e culminata con il rinvio a giudizio di tutti gli imputati, per tutte le ipotesi di reato, compresa quella relativa alla modifica sostanziale dell’autorizzazione concessa all’azienda appunto per lo smaltimento dei fanghi in agricoltura.

Lo “sconto”

Il provvedimento autorizzativo viene ritenuto dalla Forestale solo «formalmente regolare», ma in realtà sprovvisto di valutazione di impatto ambientale. Così facendo, secondo le ipotesi avanzate dalla Direzione distrettuale antimafia, la società non solo avrebbe smaltito illecitamente ingenti quantitativi di rifiuti, ma ha conseguitoenormi guadagniderivanti proprio dal risparmio della spesa relativa allo smaltimento attraverso ditte terze. Anzi, la stessa Forestale ha stimato il risparmio ottenuto dalla società tra i 300 e i 400 mila euro. Ma non solo, gli investigatori del Nipaf avevano notato, nel corso delle indagini, che quando la ditta non aveva potuto più effettuare lo spandimento agronomico dei fanghi vi era stato un incremento degli stessi del 164%.

Un incremento ritenuto sospetto in quanto non giustificato da un aumento della produzione. Pertanto - sostiene sempre il Corpo forestale - dato che nello spandimento si fa riferimento ad autocertificazioni, l’azienda potrebbe aver dichiarato un quantitativo inferiore al reale con la conseguenza che l’eccedenza sia stata smaltita illecitamente. Da qui le nuove contestazioni. Le autorizzazioni sono state oggetto di un lungo contenzioso tra ditta e Provincia, con tanto di provvedimenti del Tar.

Questo perché, a un certo punto, l’ente di piazza Gramsci aveva ordinato la sospensione dell’attività di spandimento dei fanghi. Successivamente, la Provincia, dopo il cambio di dirigente (ritenuto anche questo sospetto dalla Procura e confluito nel procedimento sulle Aia), in seguito a una conferenza di servizi, l’autorizzazione venne concessa. Ma per la procura non c’erano gli estremi per concederla, essendoci anche deipareri negativi dell’Arpa.

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