«L'idea che mi sono fatta? Ho capito che il comune non ha alcun intenzione di far crescere Alatri culturalmente (e logicamente, quindi, anche sotto il profilo economico) e non penso che il colpo verrà accusato...»: è la sua battuta d'ingresso. Cosa c'entra l'economia? «Il ritorno economico è legato a doppio filo alla cultura, che movimenta le attività». Morato è stato organizzatore del “Teatro all'ombra dei Ciclopi” che ha portato grandi nomi in città: «Sono state allestite nove edizioni, più di 70 spettacoli: un festival conosciuto in tutta Italia. Per anni mi sono messo a disposizione per realizzare una scuola di teatro, tante promesse ma niente di concreto. Ma io penso sempre ad una scuola seria di teatro per la mia città». Gli spazi però non ci sono e il Politeama è passato di nuovo in mani private: «Ricordo bene che nel 2012, insieme con Gianfranco De Santis, avevamo ottime idee. Ma...». Ma non se ne è fatto niente: il confronto che fu avviato in quell'occasione non ha prodotto risultati tangibili. Sandro Morato non se la prende, però, soltanto con gli amministratori, guarda anche al silenzio delle associazioni culturali presenti ad Alatri: «Ce ne sono tante: dovrebbero reagire, fare e dire qualcosa circa le eventuali decisioni sulla destinazione d'uso esatta del Politeama». Come dire: a parte qualche rara e isolata voce, fin qui non si è sentito nessuno sul tema. Infine, il discorso scivola sulla sua attività teatrale: «Vorrei concludere la mia carriera da attore recitando “La morte del cigno” di Cechov e poi dedicarmi solo alla regia. Sa, la memoria...». Auguri a Sandro Morato per quanto saprà dare ancora ad Alatri e al mondo del teatro.