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Nei guai per l’auto venduta. Beffato dall'acquirente finisce sotto processo

Foto di archivio

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Nei guai per l’auto venduta. Beffato dall'acquirente finisce sotto processo

Alatri-Frosinone

Vende l’auto e si trova in un mare di guai. Un frusinate di 35 anni è stato raggirato dall’acquirente, un 43enne di Alatri, che non solo non ha pagato tutto il pattuito, ma non ha fatto nemmeno il passaggio di proprietà. Così il primo si è ritrovato indagato in un’inchiesta per rapine in Toscana e con un processo per truffa nel quale la società Autostrade gli chiedeva la somma di oltre 30.000 euro per pedaggi non pagati e interessi.

I due si erano conosciuti mentre, attraverso una società di lavoro interinale, cercavano lavoro. L’alatrense era rimasto colpito dalla Punto del primo, una variante sportiva che il proprietario aveva messo in vendita. L’accordo era stato rapido: mille euro subito e i restanti quattromila dopo, quando doveva farsi il passaggio di proprietà. L’acquirente riuscì anche a farsi dare subito l’auto, con la scusa che per lavoro gli serviva, tanto più che l’assicurazione era in scadenza. E dunque alle spese dell’assicurazione e del passaggio di proprietà ci avrebbe pensato lui.

Ben presto, nonostante i tentativi di contattarlo al cellulare, il frusinate si è reso conto di esser stato beffato. Ma non ha pensato a fare la perdita di possesso del veicolo, sicuro che l’altro se lo fosse già intestato. Fatto sta che, ai primi del 2015, comincia a ricevere una ventina di richieste di pagamento dall’Autostrada per pedaggi non pagati, inizialmente 15.600 euro. La sua vecchia macchina, di fatto, si metteva dietro un mezzo che passava con il telepass per evitare di saldare il conto. I conti non saldati sono quasi tutti per la tratta Frosinone-Arezzo e Frosinone-Firenze.

A quel punto, il frusinate si decide a denunciare la perdita di possesso del mezzo, preparandosi a controbattere alle richieste di pagamento dell’auto - strada per viaggi mai fatti. Ma i guai sono solo all’inizio. Quella stessa auto, peraltro abilmente modificata e con un coloro diverso, era stata notata, sempre in Toscana, in prossimità di istituti di credito oggetto di rapina.

La polizia di Firenze allora chiama il frusinate a dare spiegazioni. Questi, in quanto proprietario del mezzo viene inizialmente indagato, ma riesce a dimostrare l’assoluta estraneità ai fatti. Il frusinate, che è assistito dagli avvocati Carlo Mariniello e Stefano Popolla, produce una serie di documenti e di testimoni che confermano la sua tesi: l’auto era stata venduta e non ne aveva più il possesso. Per sua fortuna i rilievi antropometrici permettono di stabilire che la fisionomia dei rapinatori non è compatibile con la sua. Ma se per le rapine l’uomo è riuscito a evitare problemi più seri, ottenendo l’archiviazione, per i pedaggi non pagati ha dovuto subire un processo per truffa davanti al tribunale di Firenze, risultato competente per i viaggi a scrocco.

La società Autostrade gli ha presentato un conto salato di circa 32.000 euro e si è anche costituita parte civile nel procedimento penale. L’uomo, sempre assistito dagli avvocati Mariniello e Popolla, si è difeso allo stesso modo. Non era lui alla guida, l’auto era stata venduta e non sapeva chi la conduceva. Nonostante tutto il pm aveva chiesto una condannaa due anni,il giudice invece lo ha assolto. Una vicenda dunque a lieto fine, anche se, per quell’auto venduta il frusinate si è ritrovato con un assegno da 4.000 euro in menoe tutta una serie di spese sostenute.

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