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Riduzione di pena in appello. Lo zio: «Federica è morta un’altra volta»

Federica Mangiapelo

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Riduzione di pena in appello. Lo zio: «Federica è morta un’altra volta»

Alatri

Sentenza Di Muro, il popolo del web si scatena contro la condanna a 14 anni per l'omicidio di Federica Mangiapelo: troppo pochi. Questo il tenore dei commenti dopo che Massimo Mangiapelo, zio della sfortunata sedicenne morta la notte del 31 ottobre 2012 sulle rive del lago di Bracciano, ha diffuso la notizia che l'ex fidanzato della giovane è stato condannato in appello a 14 anni di reclusione.

Sono 4 anni in meno rispetto alla condanna di primo grado, poiché sono cadute le aggravanti e sono state concesse le attenuanti. Ma tanta è stata l'amarezza espressa sui social. C'è chi parla di pena troppo lieve, chi si chiede perché siano state tolte le aggravanti (Federica venne lasciata sola sulle sponde del lago), chi invoca l'ergastolo. Si giunge poi a parole più dure: chi parla di vergogna, chi esprime rabbia. In maniera più ponderata c'è pure chi prova a riflettere sulle leggi e gli sconti applicati e chi teme che, dopo pochi anni, Di Muro possa già tornare libero grazie a permessi premio, mentre Federica, lei non tornerà più.

Centinaia i commenti apparsi e firmati in poche ore: tutti insoddisfatti per una condanna ritenuta “troppo buona”. Di Muro intanto potrà ricorrere in Cassazione per continuare a difendersi.

L’amarezza dello zio

Dopo qualche ora dalla sentenza ieri mattina Massimo Mangiapelo ha così commentatola sentenza di appello. «Oggi (ieri ndr) non è un buon giorno. Sono indignato. Sono deluso. Mio fratello, come il Marchese del Grillo, dice che la giustizia è morta. Ed ha ragione. Mio nipote Stefano è avvelenato. Ed ha ragione. Per la legge la vita di una ragazza di sedici anni vale 14 anni di carcere, due in meno di quanti ne aveva quando è stata barbaramente uccisa. E poi ci prodighiamo a fare convegni contro il femminicidio e la violenza sulle donne. In questo modo la legge non aiuta certo a ridurre i crimini.

Per fare questo si dovrebbe ricorrere a pene esemplari. E nel nostro caso stiamo parlando di una ragazza di sedici anni, quasi una bambina. Sono indignato, lo ripeto, e da oggi continuerò a partecipare ai convegni contro la violenza sulle donne, ma con una battaglia in più da combattere: quella di cambiare queste leggi così tenere, che premiano gli assassini e deludono sempre più le persone per bene. Mio fratello dice che è morta la giustizia. La giustizia c’è ancora, ma è una giustizia sbagliata. Io invece dico che non credo più in questa giustizia. Hanno fatto morire Federica una seconda volta».

Intanto ieri il papà della sedicenne, Luigi, è stato ospite della “Vita in diretta” a conferma di come la vicenda continui ad interessare i media nazionali.

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