Lavorare stanca. O forse no. Magari ricarica. È il caso di Nicola Ottaviani, sindaco bis di Frosinone. Non è dato sapere quante ore di sonno riesca a inanellare, ma è certo che a casa rientra poco prima della mezzanotte ed è già "a tremila" (letteralmente) alle 6.30 del mattino. La sveglia in realtà non suona perché lui riesce sistematicamente ad anticiparla. L'orologio interno non ha bisogno del… cucù.

Abbiamo deciso di seguire Nicola Ottaviani per un'intera giornata (il 21 giugno scorso). E alla fine abbiamo capito che per fare il sindaco occorre un fisico bestiale. All'instancabile Margaret Thatcher bastavano quattro ore di sonno a notte, così come a Thomas Edison e a Donald Trump. Barack Obama non supera le sei ore mentre Bill Gates, il fondatore di Microsoft, si ferma a sette. Invece Silvio Berlusconi si concede due o quattro ore di sonno, numeri confermati anche da un articolo del Corriere della Sera di qualche anno fa, in cui il Cavaliere dichiarava di dormire appena tre ore e mezza a notte. Al massimo. Insomma, Ottaviani è in buona compagnia.

Fette biscottate e camomilla…

«Ho una moglie tollerante». Nicola Ottaviani ripete spesso questo concetto e in effetti la signora Debora ormai è abituata a tutto. Anche a vedere il marito fare colazione, alle 6.35 del mattino,con fette biscottate e camomilla. Non dice più nulla, ma se c'è bisogno di una bevanda rilassante a quell'ora, cosa può succedere alle ore 18? In ogni caso, massimo alle ore 7, Ottaviani esce di casa. Da quando è sindaco di Frosinone ha tagliato tutto: niente più telefonini comunali per sindaco e assessori, neppure l'ombra di auto blu. Lui si muove con l'autovettura privata, guidata da Alex, figura ormai leggendaria negli ambienti cittadini. Alex è un collaboratore dello studio privato di Ottaviani, che dice spesso: «La parola conduce, ma è l'esempio a trascinare».

Alle 7.15 in comune

A quell'ora Ottaviani è già in Comune. Alessia Masi, la sua collaboratrice più fidata e più ascoltata, non ci fa più caso. Ogni notte si aspetta una telefonata alle 3.22 con la quale viene invitata a recarsi al Comune per il varo di una delibera importante. La sua soglia di meraviglia è altissima, se Ottaviani dovesse dirle di preparare il "sacco" perché si parte per Mosul, non esiterebbe un attimo. In ogni caso alle 7.15 il sindaco riconfermato a valanga dà le disposizioni per la giornata, controlla le determine, prepara le delibere. Quindi si raccomanda: «Ragazzi, come sempre, chiamatemi per qualunque cosa». Come non potrebbero?

Si va a Roma

Alle 7.30 partenza per Roma, destinazione sede della Corte d'Appello penale. Nicola Ottaviani alla professione di avvocato non rinuncerebbe mai: è la sua passione, la sua vita, il suo essere. Durante il viaggio occhiata approfondita ai giornali, con una particolare attenzione a quelli locali. Il sindaco leggerebbe tutto se potesse, ma il problema è che da quell'ora in poi il telefonino diventa una protesi dell'orecchio: il capogabinetto, gli assessori, i clienti, i colleghi di studio, gli amici, quelli che vogliono saltare sul carro dei vincitori, quelli che non vorrebbero mai esserne scesi. Ultimamente perfino Silvio Berlusconi non disdegna qualche chiamata.

Nella capitale il 21 giugno Ottaviani ha due processi: prepara personalmente e nel dettaglio le strategie difensive, non lascia nulla al caso, ma quando è in aula rispolvera mentalmente le capacità dialettiche e logiche di un sofista del calibro di Gorgia. Alle 9.30 Ottaviani è al cospetto della Corte d'Appello: le due udienze sono veloci ma intense. Alle 10.15 si va via. Ma non a Frosinone. Si resta a Roma: la prossima tappa è al Coni. Alex, il suo autista, ha ormai "rubato il mestiere" ai tassisti più scafati della città eterna. Alle 10.30 il Coni è raggiunto: Ottaviani scende, ci sono temi amministrativi da trattare. Non ci metterà molto. Nel frattempo continua a rispondere al telefonino. I giornalisti vogliono sapere se davvero si candiderà alla presidenza della Regione Lazio. Lui risponde. «A me interessa affermare un metodo, quello delle primarie». Se davvero, però, dovesse concorrere per la poltrona più ambita dell'ente della Pisana chiederà al Governo di aumentare le ore di una giornata: da 24 a 28.

Si torna a Frosinone

Intanto però gli impegni si susseguono: a mezzogiorno Nicola Ottaviani deve assolutamente essere presente in Tribunale a Frosinone. Anche lì ci sono processi che lo attendono: Alex non allenta la concentrazione neppure per un secondo. Alle 12 il sindaco-avvocato è al Palazzo di Giustizia del capoluogo ciociaro. Lasciata la fascia tricolore in auto, indossa ancora una volta la toga. Alle 13 completa questo ulteriore passaggio. In teoria dovrebbe mangiare, fare uno spuntino, bere qualcosa. Invece no: il pranzo salta. «Come spesso avviene», sottolinea Ottaviani. Il tempo è un tiranno impietoso, specialmente per un perfezionista come lui.

A questo punto bisogna andare in Comune. Prima agli uffici tecnici dell'ex Mtc, per fare il punto della situazione. E per dare anche uno sguardo al nuovo stadio "Benito Stirpe", l'opera della quale Nicola Ottaviani va più fiero. Almeno fino al completamento del Parco urbano al Matusa. Poi, dalle 16 alle 17, tappa alla sede centrale del Comune, quella di viale Mazzini. Dove nel frattempo Alessia Masi ha sbrigato tutte le pratiche assegnatele in mattinata dal primo cittadino. Portandosi avanti perfino con il lavoro del giorno dopo. Nicola Ottaviani riceve molte persone e fa pure il punto con i dirigenti.

Da studio iniziano a chiamarlo perché i processi da preparare si moltiplicano in progressione geometrica. Ma non c'è modo di variare la tabella di marcia, che prevede, dalle 18 in poi, sopralluoghi in alcuni cantieri. A cominciare da quello di piazza Risorgimento: Nicola Ottaviani effettua questi "blitz" quotidianamente e di persona. Inevitabile il ragionamento a voce alta del cronista: ma a cosa serve il vicesindaco a uno come Ottaviani, che controlla ogni cosa in prima persona, che non delega nulla, che ha la vocazione da accentratore? Nulla. Infatti è per questo che per quasi due anni non ha assegnato la delega.

Finalmente allo studio

Alle 19 Nicola Ottaviani entra nel suo studio, dove ogni sera rimane almeno fino alle 23.30. Anche qui ritmo frenetico: confronto con i colleghi, studio delle pratiche, decine di chiamate da effettuare, strategia da elaborare. Spiega il sindaco: «Una giornata del genere è anche relativamente tranquilla, perché a volte bisogna andare a Perugia, a Bologna, a Napoli, a Milano. Difendo in tutta Italia per la mia professione di avvocato. Poi ci sono i giorni con le riunioni della giunta e del consiglio comunale. Non delego nulla? Non è vero, ho ottimi collaboratori. E sono un cultore della democrazia, soltanto che la stessa ha bisogno di essere governata e disciplinata, altrimenti sfocia nell'anarchia». Poi aggiunge: «Credo nella morale kantiana, soprattutto laddove si teorizza il dovere per il piacere. Nel senso che è fondamentale avere la percezione che quello che stai facendo non è soltanto importante e giusto ma anche soddisfacente».

La famiglia

Nicola Ottaviani ha 48 anni. Sposato con Debora, è padre di tre figli: Ireneo, Alessandro e Maria Chiara, la più piccola. A proposito della quale il sindaco non fa fatica a ripetere: «L'unica che riesce a farmi sciogliere anche al Polo Nord. L'unica capace di lasciarmi davvero senza parole». Ottaviani è un padre molto attento, che ama accompagnare i ragazzi a scuola tutte le volte che può. È consapevole del ruolo cruciale della moglie Debora: è lei che tiene insieme tutto, è lei che trasmette quotidianamente i valori che in una famiglia fanno la differenza. Argomenta Ottaviani: «Senza mia moglie non solo non potrei fare quello che faccio, ma non potrei essere quello che sono. È difficile mantenere la famiglia fuori dall'assedio mediatico che è inevitabile. Ci provo però. La mia è una presenza ingombrante, mi rendo conto».

Alla domanda se vale davvero la pena fare una vita del genere, Nicola Ottaviani risponde così: «La mia unica professione è quella di avvocato, mentre la politica, dal mio punto di vista, non deve mai essere considerata alla stregua di un mestiere con cui guadagnarsi da vivere, ma un'attività di impegno civico, con cui migliorare l'habitat urbano in cui si vive con gli altri. Ecco, sarei l'uomo più felice del mondo se i miei figli un giorno mi dicessero: "bravo papà, hai fatto tutto quello che potevi per migliorare la qualità della vita della città nella quale viviamo tutti noi, rendendola migliore". Sarebbe il riconoscimento più grande, davvero».

Poi aggiunge: «È per questo che vado fiero di Solidiamo. Nel 2012, con una delibera ad hoc abbiamo deciso di tagliare del 50% le indennità di carica del sindaco, degli assessori e dei consiglieri comunali, costituendo un fondo di solidarietà sociale. Il progetto Solidiamo ha premiato 1.500 studenti residenti nel capoluogo mediante borse di studio, mentre permette allo stesso numero di anziani di frequentare luoghi di interesse culturale e storico in giro per l'Italia. Un progetto di riconciliazione tra la gente e il Palazzo. Certo, se dovesse essere applicata negli 8.000 comuni italiani e se venisse presa ad esempio da deputati, senatori e consiglieri regionali, si libererebbero somme inimmaginabili. L'indennità ai politici non è uno scandalo, ma in questo momento c'è bisogno di dare segnali straordinari».

A casa a mezzanotte

Il rientro a casa difficilmente avviene prima di mezzanotte. È a quell'ora che Nicola Ottaviani cena, è a quell'ora che prova a rilassarsi. Dorme poco, ma gli basta. Golda Meier, statista israeliana, ha detto una volta: «Al lavoro, pensi ai bambini che hai lasciato a casa. A casa, pensi al lavoro che hai lasciato incompleto. Una tale lotta si scatena dentro di te. Il tuo cuore è lacerato». Nicola Ottaviani rileva: «In un certo senso è proprio così, ma riguarda la vita di tutte le persone. E non dobbiamo neppure mai perdere di vista che siamo dei privilegiati, perché tante famiglie vivono in povertà, perché il lavoro non c'è, perché la vita quotidiana di tante persone è una battaglia quotidiana infinita. Senza prospettive».

Per Hans Selye «ogni stress lascia una cicatrice indelebile, e l'organismo paga per la sua sopravvivenza dopo una situazione stressante, diventando un po' più vecchio». Ottaviani ammette: «È verissimo». Poi però aggiunge: «Mi piace citare Aristotele: Se c'è soluzione perché ti preoccupi? Se non c'è soluzione perché ti preoccupi?». La giornata finisce. Domani è un altro giorno. Uguale al precedente.