Temperature afose pure per gli spacciatori. L'estate da sballo va assicurata a tutti: in elenco ci sono ragazzi e ragazzini ma pure professionisti, universitari, casalinghe poco stressate, donne in carriera e uomini che il vizietto ce l'hanno da quando erano piccoli. E se le maglie dei controlli si fanno strette, si dà fondo a tecniche e strategia – magari su modelli già rodati nella vicina Campania – per scaricare sulle varie piazze provinciali più "roba" possibile. Operazioni brillanti di polizia e carabinieri hanno stretto, parecchie volte, il cappio intorno al collo del malaffare. Ma la gramigna, si sa dai tempi del Vangelo, rispunta a ogni angolo. E la terra fertile è rappresentata da una domanda che sale, invece di scendere.

LA PIAZZA DI CASSINO

Cassino, come ha confermato di recente anche il procuratore della Repubblica Luciano D'Emmanuele, si accredita purtroppo come la piazza più potente e organizzata della provincia. Quantitativi enormi di stupefacente destinati ad alimentare un mercato esigente dove il ritorno dell'eroina fa il paio con l'aumento della richiesta di cocaina e con i fiumi di hashish che, ormai, coprono una fascia d'età sempre più bassa. Quantitativi che, come l'araba fenice, risorgono nonostante vengano ripuliti parecchi "bunker "della roba.

Colpi straordinari quelli assestati dalle forze dell'ordine. Solo la settimana scorsa l'ultimo in ordine di tempo. I militari della Compagnia Carabinieri di Cassino e il personale della Squadra Mobile della Questura di Frosinone, hanno arrestato un poliziotto napoletano. Era lui il corriere della droga. Intorno alle 14 di giovedì all'uscita del casello autostradale di Cassino, gli uomini della Mobile della Questura, avviano il controllo al "collega". Imbarazzo da ambo le parti, solo un istante, poi le verifiche e la sorpresa: a l l'interno dell'auto, 13 chilogrammi di hashish. Nella sua abitazione, a Napoli, altri 8 e circa 1,5 di cocaina, insieme a 60 cartucce di vario calibro. E, nell'ambito della stessa indagine, tutt'altro che conclusa, è stata fatta "tana" a due comuni top secret del Cassinate. Occultate all'interno di una villa di campagna, due pistole (una 357 Magnum priva di matricola e una calibro 6,35) mentre in un'altra abitazione dell'hinterland di Cassino, c'era materiale per il confezionamento e ancora hashish e cocaina.

Un mondo "scoperchiato" all'improvviso che nasconde al suo interno altri mondi, microcosmi da sondare. La fabbrica dello spaccio in genere è un luogo di "lavoro" dove si sistemano in parecchi tra rischi e guadagni facili... difficili da soppesare dal di fuori. Un mondo sommerso dove le regole sono ferree e la distrazione non è ammessa.

Solo a inizio anno, l'operazione "la Storia Infinita" che ha portato all'onore delle cronache il gruppo Ferreri-Panaccione a Cassino. Il sodalizio criminale controllava, con metodi camorristici, il traffico di stupefacenti che orbitava nella piazza salotto della città, applicando tangenti agli stessi spacciatori: 250 euro mensili ai sodali, cifre maggiori per chi si riforniva altrove. Ma aveva, secondo i riscontri investigativi, anche un valido alleato nell'omertà dei commercianti. Se la conquistavano mettendo in atto risse e "conflitti"proprio in punti strategici come l'ingresso di un bar o all'interno di un locale. A volte, innescando ad arte violente risse capaci di coinvolgere clienti e proprietari dei bar. Motivo? Una "strategia" del terrore, un avvertimento, un modo per ricordare "a chi aveva orecchie per intendere" che bisognava tacere su quei movimenti strani che si adocchiava nella piazza, dagli scambi di droga alle spedizioni punitive improvvise.

Tante altre le operazioni da inizio anno, con appartamenti imbottiti di droga o pony express del Cassinate arrivati per rifornire soggetti ai domiciliar i. Propaggini criminali che vedono Cassino una città-baricentro di interessi capace di collegarsi con l'alta provincia ma, e con Roma, con il molisano e con la Campania, con il sorano e con l'Abruzzo, con l'area pontina dove si scrivono tante altre pagine di criminalità con altrettanti tentacoli territoriali.

IL CASO FROSINONE

Un mondo a sé quello di Frosinone città. Dove a reggere le fila del business a tre e quattro zeri c'è stato addirittura un luogo-simbolo: il casermone. Tutto è iniziato anni e anni fa ed è finito a luglio scorso. Le forze dell'ordine mettono le mani sulla piccola Scampia di Frosinone. In carcere e ai domiciliari ci vanno trentasei persone, quelle che controllano lo spaccio nel capoluogo. Un duro colpo alla criminalità. Ma che non ferma il "fenomeno droga".

Non si fermano, però, neanche le indagini. E così, qualche mese dopo, una seconda operazione, "Fireworks", stringe ancora di più il cerchio: cinquantadue misure cautelari, un giro di guadagni che giornalmente arrivava anche a 40.000 euro, ruoli ben definiti, vedette, il pieno controllo di una scala del complesso di case popolari. Sembrerebbe la fine, il colpo di grazia allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Sembrerebbe, appunto. In realtà, con i "boss" impossibilitati a controllare il mercato, riprendono vigore i "pesci piccoli". Lo spaccio si frammenta. E trovare la droga, cocaina, hashish, crack, qualunque cosa, non è poi così difficile. Lo dimostrano i continui arresti di carabinieri e polizia, i controlli nei locali, le denunce, le segnalazioni. Per non parlare della diffusione tra i ragazzi, con un incremento dei casi soprattutto tra i giovanissimi. Due mondi che si incontrano: quello reale e quello sotterraneo. Spesso coincidono. E fiumi di denaro, oltre che di roba. A volte pura, altre...