Da piccola la sua ugola ha incominciato a riscaldarsi con canzonette che pian piano diventavano ritornelli melodiosi. Il suo microfono era la spazzola per capelli. A nove anni la prima esibizione, ma con un microfono vero, durante una festa in piazza per un karaoke. "Non credo nei miracoli" di Laura Bono il primo brano cantato. Ma da allora cantare sul palcoscenico è diventato realtà. I primi studi sono iniziati nella scuola Sonoria diretta dalla maestra Raffaella Mazzoli.

Se diciamo Evergreen?
«Il "battesimo" avvenne con il mio primo gruppo "Evergreen". Il chitarrista era Carlo Romano Grillandini, tuttora a capo del gruppo che porta il mio nome».
Mogol il tuo primo maestro...
«Ebbene sì! Il Cet, Centro Europeo di Toscolano, associazione fondata da Mogol, mi ha plasmato. Ho avuto la fortuna di avere maestri come David Poggiolini, Giuseppe Barbera, Giuseppe Anastasi e Giada Amadei».
Un altro incontro importante con il leader dei Nomadi...
«Con Beppe fu subito feeling perché ascoltandomi s'innamorò immediatamente della mia voce. Lo conobbi in occasione del concerto a Boville».
Sei diventata una di loro. Sei "l'apripista" dei concerti dei Nomadi...
«È vero. E tante sono state le mie esibizioni per l'apertura dei loro spettacoli nel centro Italia. Ne ricordo solo alcuni come le piazze nelle province di Avellino, Rieti, Chieti, Frosinone e Caserta».
Eccoci a Novellara...
«La prima volta emozionatissima prima di salire sul palco dei Nomadi, con amici sono riuscita, seppur con le lacrime che mi solcavano il volto, a cantare "Io vagabondo" sulla tomba di Augusto Daolio. E poi, la marea di fan che per due volte mi ha accolta come fossi una star su un palco per me mitico».
Domenica sempre a Novellara ti esibirai di nuovo per il raduno dei fan club dei Nomadi...
«Non vedo l'ora perché, oltre a trovare tanti amici, torno in una terra a me cara. Ho, infatti, inciso il mio primo inedito, con un videoclip girato proprio da quelle parti. Mi ritengo fortunata e potrò sentirmi onorata nel vedere accanto persone dello spettacolo e del giornalismo, come Enzo Iacchetti e Lorena Bianchetti».
Via Margutta n. 51 cosa è stato per te?
«Sono stata ricevuta da un personaggio che per quasi vent'anni è stato lo scenografo di Sanremo. Che dire? Per me è stato un onore. Non credevo ai miei occhi quando il suo assistente, Manuel, mi ha aperto la porta. E pensare che Gaetano Castelli l'avevo già conosciuto a Veroli per altre manifestazioni. Quando dentro il suo studio abbiamo visto insieme il mio videoclip ho notato che la sua emozione era più forte della mia».
Nel periodo natalizio hai partecipato a un evento nel carcere di Frosinone...
«La direzione della casa circondariale di Frosinone, insieme alla persona che è stata al mio fianco da bambina, il giornalista Egidio Cerelli, ha organizzato un convegno-concerto cui ho avuto l'onore di partecipare. C'erano numerosi ospiti, oltre ad autorità civili, religiose e militari».
Che cosa è successo il 20 dicembre scorso?
«Mi ero già esibita con Beppe Carletti alle tastiere a Veroli, ma vederlo di nuovo insieme con il suo bassista e cantante Massimo Vecchi, insieme al mio gruppo e cantare soprattutto loro successi è stata un'emozione che porterò sempre con me, soprattutto nel vedere quei ragazzi che non volevano più rientrare nelle loro celle. Quante foto e quanti autografi con loro... Non posso comunque dimenticare gli interventi di tutti, moderati dal giornalista Federico Vespa».
Prossimo appuntamento?
«Ci sarà un altro tassello che ritengo determinante per la mia carriera. Vale a dire la presentazione ufficiale del mio primo album con un bellissimo inedito che mi auguro sia un successo, oltre a dieci cover. E poi via al tour del 2017».
Chi sarà al tuo fianco?
«Ovviamente i miei genitori, Beppe Carletti, che sarà anche il mio procuratore in Italia e all'estero, Gaetano Castelli, Egidio Cerelli e il mio gruppo».