La masterclass di Ied (Istituto Europeo di Design) Roma è un mix di poesia e di creatività. A condurla Ginette Caron, che apre l’appuntamento di Frosinone, all’auditorium “San Paolo”, con un’immagine poetica: il bosco dove è cresciuta. Un bosco di Montreal, in Canada, abbastanza giovane perchè bruciato negli anni ‘40, che la designer, per diverso tempo, ha scelto come casa. Presenta le stanze della sua casa a cielo aperto, senza pareti e senza soffitto, che cambia continuamente a seconda delle stagioni.

Ginette Caron è partita da lì. Ha viaggiato in lungo e in largo per tutto il mondo, ma ha trovato la sua fortuna qui in Italia. Eletta membro della Royal Canadian Academy of Arts nel 2011, nel corso degli anni i suoi progetti hanno ricevuto menzioni d’Onore al Compasso d’Oro e hanno ricevuto il premio del BEI per il Padiglione della Santa Sede a Expo Milano 2015.

La sua masterclass all’interno dell’Auditorium San Paolo di Frosinone è emozione pura, zeppa di intermezzi poetici e di immagini del quotidiano messe quasi a caso tra la presentazione di un lavoro e dell’altro. Immagini evocative e ispiratrici. E l’artista è evidentemente molto ispirata, come è ispirato il luogo in cui oggi ha il suo studio, in Piazza Sant’Ambrogio a Milano. Sulla strada dove viveva Petrarca, la stessa strada che Leonardo percorreva ogni giorno.

Le sue opere grafiche sono capaci di manifestarsi attraverso una particolare leggerezza e sensibilità poetica. “Form comes from wonder”, la forma nasce dall’incanto: una delle sue citazioni preferite. E proprio da questa Ginette inizia a parlare del suo lavoro. E il suo sguardo è davvero pieno d’incanto. Il suo stile comunica tramite le emozioni, prima ancora che con le parole o le immagini.

Il suo portfolio include clienti del calibro di Barilla, Bulgari, Fedrigoni, Ferragamo, Grand Théâtre de Provence, Knoll, Moleskine, Swatch e TV5. E proprio partendo dai progetti realizzati per alcuni di questi prestigiosi brand, l’artista ha analizzato il percorso creativo e il rapporto con il committente, che è da vivere sempre intensamente, cercando di scovarne l’identità.

Da questo è partita ad esempio per il lavoro per la Arper, con la Bowl chair di Lina Bo Bardi. Ginette ha studiato la personalità dell’artista, che è diventata la sua prima committente, ed ha concepito uno strumento di comunicazione speciale: una sorta di “scatola di memoria” a forma di un carretto di legno in cui si potevano trovare immagini e oggetti (cartoline, blocchi di legno colorati, matite, muschio, fossili e blocchi di calcestruzzo) che evocano momenti di vita di Lina e le sue opere.

Incredibile il suo lavoro per la San Carlo, quello che agli occhi di un profano sembra un packaging semplicissimo, quasi spoglio, cela una composizione in cui nulla è lasciato al caso. Un lavoro che è diventato per l’artista in alcuni momenti una vera e propria ossessione. Basti pensare che nello studio di Ginette durante la composizione del packaging venivano scaricati venti chili di patatine in modo che tra tutte lei potesse scegliere quella giusta da far fotografare.

Ma dove trovare l’ispirazione? Ginette lo spiega così chiaramente da far venir voglia di provare. «Risiede nell’essenza della questione. Nella vostra mente, nei vostri sentimenti, nel vostro vissuto e nei più profondi valori universali». Poi conclude: «Chiudi gli occhi. E guarda».