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Le tassiste a Frosinone: quando guidare non è solo un mestiere da uomini

Qui Magazine

Donne e motori... gioie e dolori? Attenti a pronunciare questo detto popolare davanti alle tassiste di Frosinone, pronte a rispondervi per le rime. Perché loro, che si sono adeguate alle rivoluzioni del terzo millennio, di certe convinzioni difficili da abbattere se ne infischiano altamente. Quei luoghi comuni che ancora oggi dipingono il gentil sesso come "inadatto" alla guida sono pronte a smentirli a suon di fatti. Sull'auto, fra parcheggi e manovre che richiedono una certa abilità, nel traffico cittadino o in autostrada, si sentono a proprio agio.

Del loro amore per il volante ne hanno fatto una professione, alla faccia di chi continua a prenderle in giro, entrando a pieno titolo nell'esercito femminile di conducenti di taxi, in costante crescita. Animate dalla stessa passione, ogni giorno spazzano via vecchi pregiudizi, tra cui quello del pericolo costante (la rima è fin troppo nota), e la certezza che le signore non sappiano fare gioco di squadra. Pazze per il rombo del motore e affamate di storie di vita, non cambierebbero per niente al mondo il loro mestiere.
Perché, al di là delle difficoltà, gli aspetti positivi sono tanti e irrinunciabili: con moltissimi clienti si crea spesso un rapporto di amicizia, fatto di risate e confidenze. E poi, da non sottovalutare, l'aspetto economico. Perché, in tempi di crisi nera, questo è un lavoro che ogni mese assicura la pagnotta.

La storia di Eleonora

Eleonora Daga, ventisette anni, ha sempre sognato di fare la tassista. Tre anni fa il suo sogno è diventato realtà.

«Lavoravo in un’agenzia di assicurazioni – racconta – quando un giorno mi è capitato di occuparmi di una polizza pensionistica per un amico di famiglia, che su un taxi ci aveva trascorso gran parte dell’esistenza. Ho subito capito che quella poteva essere la mia occasione e l’ho colta al volo. Mi ha aiutato a inserirmi nell’ambiente, che sinceramente non ho mai trovato ostile, forse perché il lavoro sporco lo hanno fatto le colleghe che hanno cominciato prima di me. Comunque, dopo appena un anno avevo già i miei clienti».

La quotidianità di Eleonora non è più la stessa: «Non immaginavo che ci sarebbero stati così tanti cambiamenti, ma sono felicissima che le cose siano andate così. Lavoro dalle 9 alle 2 del mattino dopo ma ogni giorno è diverso. Non so cosa sia la monotonia: ogni momento è unico e irripetibile. è una continua scoperta. Certo, la vita privata ne ha risentito parecchio. Ma a me va bene così».

E il rapporto con gli uomini? Prima di rispondere ride: «Si può dire che sono dei corteggiatori nati».

Da sempre una persona solare (peculiarità che non può mancare, a detta di Eleonora) ammette che i primi tempi sono stati duri:
«Non potevi mai sapere chi sarebbe salito in macchina e un po’ di paura c’era. Oggi, invece, sono tranquilla perché guido solo per persone conosciute, alcune delle quali hanno un ruolo fondamentale nella mia vita, visto che la mia migliore amica è stata prima una cliente».

C’è un aspetto, però, che più degli altri fa amare alla nostra tassista ciò che fa: le storie della gente. «Ne ho sentite a migliaia. Tristi, divertenti, alcune assurde. Mi viene in mente la situazione in cui mi sono imbattuta tempo fa, quando sono stata chiamata da una ragazza che durante una festa aveva litigato con il fidanzato. Durante il tragitto si è sfogata come se mi conoscesse da sempre. Poi, arrivate sotto casa, improvvisamente è comparso lui ed è stato come se nulla fosse mai successo. è stato tenero. Non potrò mai dimenticare quella scena».

Alla domanda sul guadagno, preferisce rimanere vaga: «Non lavorerei sedici ore al giorno se non ne valesse la pena».

Graziella, "incastrata dal taxi"

Con le macchine ha sempre avuto un rapporto di grande familiarità (ha lavorato in un’officina meccanica), eppure Graziella Calicchia, 50 anni portati egregiamente, con tanto di prole, mai avrebbe pensato di diventare una tassista. Cinque anni fa la morte del papà, anche lui conducente di taxi. «Ho cominciato certa che sarebbe stata solo una parentesi, ma sono rimasta “incastrata”…».

Piuttosto taciturna, Graziella preferisce parlare con i suoi profondi occhi blu: «Questo è un lavoro stancante, che ti tiene in ballo per parecchie ore ogni giorno (ne lavora dodici anche se qualche volta le sfora davanti ad un’emergenza, ndr), ma è anche uno dei più gratificanti e mi dà grandi soddisfazioni. Hai la possibilità di ascoltare e io amo ascoltare le persone, le loro storie, le loro esperienze, conoscerle per quello che realmente sono perché a volte è più facile essere se stessi con un estraneo piuttosto che con chi frequentiamo abitualmente. I clienti mi apprezzano perché mi prendo cura di loro, perché so metterli a loro agio, perché la mia macchina, durante il viaggio, diventa la loro casa».

Tempo libero neanche a parlarne, perché quando ha qualche buco corre dalla figlia che gestisce una lavanderia. «Senza lavorare non saprei vivere…». E guardandola non si può dubitare della sua sincerità.

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