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La meta dei Bisonti: "Questo sport ci aiuta a vivere"

Rugby

Tutti gli sport sono metafora della vita: perché ci spingono a superare i nostri limiti, ci fortificano nei momenti di sofferenza e di difficoltà, ma regalano gioie immense in caso di successo. Il dolore, fisico o psicologico che sia, può essere combattuto e superato: ci vuole costanza, fatica, a volte immensi sacrifici. Ma uscendo dal campo, torna in mente la frase di un famoso ex calciatore, Franz Beckenbauer: "Che tu vinca o perda, porta sempre a casa una cosa: la dignità". Nel rugby è lo stesso, perché identico è l'insegnamento di fondo: c'è sempre una seconda chance. Basta crederci fino alla fine e lottare per guadagnarsela.

Il progetto del Rugby, nella Casa Circondariale di Frosinone, nasce dall’iniziativa dell’Associazione Gruppo Idee e Asi e dall’impegno della volontaria Germana De Angelis, che gli stessi ragazzi de I Bisonti definiscono ormai “una sorella”. La proposta dei volontari di organizzare un’attività sportiva che fosse soprattutto un messaggio dei valori di cui sono portatori, lealtà, rispetto, altruismo, sacrificio, spirito comunitario, è stata realizzata con la pratica del rugby, uno sport in cui lo scontro in campo è lo strumento per dimostrare l’adesione a tali valori.

L’impegno nelle carceri ha un ruolo centrale nel programma di responsabilità sociale della Federazione Italiana Rugby e stamattina in occasione dell’amichevole pre-stagionale tra I Bisonti – la squadra dell’istituto frusinate, per il quarto anno iscritta alla Serie C laziale e presieduta da Germana De Angelis - e la selezione dell’Università LUISS di Roma è intervenuto il presidente del Coni Giovanni Malagò, che ha parlato proprio di come il rispetto delle regole, il gioco di squadra e perfino l’accettazione della sconfitta, siano il primo importante passo per il reinserimento sociale dei detenuti, perché tutti questi aspetti aiutano a riflettere sugli sbagli fatti in passato. Dal presidente anche una battuta sulla candidatura di Roma alle Olimpiadi: «La partita è complicata perché si è messa di mezzo la politica. Quello che posso dire è che non avevo mai assistito a una candidatura così compatta ed omogenea. Spero che gli ex detenuti che si sono impegnati nelle discipline sportive possano essere protagonisti tra otto anni alla realizzazione dell’Olimpiade, l’esperienza che hanno alle spalle ha delle potenzialità enormi. Lo farò presente nell’incontro di domani, e spero che questo sia un argomento che possa far riflettere chi è contrario».

È intervenuta poi il Provveditore responsabile delle Regioni Lazio, Molise e Abbruzzo, Cinzia Calandrino, che ha sottolineato come sia importante non isolare dei ragazzi che già vivono una condizione difficile: «Dev’esserci osmosi tra i detenuti e le persone fuori - ha dichiarato il Provveditore - Il carcere è parte integrante della società, non bisogna dimenticarlo, ma piuttosto ben vengano queste iniziative e ben venga lo sport, che aiuta a stare accanto a chi ha sbagliato e a reinserirlo nella società come una persona nuova e migliore». Dello stesso avviso il Direttore del carcere Francesco Cocco: «Anche se siamo una realtà più piccola rispetto alle squadre degli Istituti di Torino e Bologna, grazie alla passione e alla tenacia di Gruppo Idee e Asi, e grazie all’appoggio della FIR, siamo riusciti tre anni fa a far partire un campionato di C2, e abbiamo centrato ogni anno la salvezza. Come si può immaginare - ha proseguito il Direttore - non mancano dei problemi logistici, ma mi tocca il cuore il fatto che chi arriva da fuori e all’inizio ha timore, se non paura, di questi ragazzi e di questa realtà, se ne va poi con un pizzico di malinconia, perché scopre negli occhi dei detenuti un’umanità che non conosceva. L’intensità dei rapporti umani di cui sono testimone in queste occasioni mi ripaga di tutto il lavoro svolto». Poi conclude con una battuta: «Oggi spero invece che i ragazzi della LUISS si spaventino, almeno vinciamo noi!».

Non è andata così però, e la squadra della LUISS invitata per l’amichevole nella Casa Circondariale di via Cerreto ha vinto la gara che si è tenuta al termine della conferenza stampa con il punteggio di 19 a 5. Ma questa è una di quelle giornate in cui è proprio il caso di dire che il risultato non conta.

Durante il “Terzo tempo” è il capitano de I Bisonti, Precius Orobor, detenuto nell’Istituto frusinate da dieci anni e componente della squadra dalla sua nascita, a parlare per tutti: «La disciplina, il rispetto, i valori del rugby ci hanno migliorato tanto come persone. Questo sport ci aiuta a sperare ed è diventato parte di tutti noi. Io che sono nella squadra sin dall’inizio voglio ringraziare di cuore tutti quelli che hanno reso possibile la creazione di questa realtà. Grazie ai ragazzi della LUISS che oggi hanno giocato con noi e ai compagni che sono stati svegli tutta questa notte per preparare questo bellissimo e ricco terzo tempo».

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