Il giornale di oggi

abbonati

sfoglia

Venerdì 09 Dicembre 2016

Meteo Frosinone









0

Onda su onda: viaggio alla scoperta del WakeBoard nella scuola "The Bee"

Qui Magazine

A Settebagni, a due passi da Roma, nonostante manchi più di un mese all’estate, il lungofiume che ospita “The Bee wake park” è affollato di bambini e adulti che si divertono tra giochi con il pallone e salti sul tappeto elastico. è la giornata ideale per mettere il costume da bagno e prendere un po’ di sole.

Oppure, se siete amanti dell’avventura e adorate quel genere di sport che solo in pochi hanno il coraggio di praticare, se alla tranquillità di una giornata di puro relax preferite l’adrenalina e il divertimento, potete indossare una muta, salire su una tavola e, mentre una barca vi trascina, tentare quel genere di acrobazie che si vedono solo nei film. Il tutto sotto l’occhio vigile ed esperto di un istruttore.

Immersi nella favolosa cornice del Parco della Marcigliana, a neanche un’ora di viaggio dal nostro capoluogo, potrete infatti imparare a praticare il wakeboard. Sport definito estremo, ma alla portata di tutti, adulti e bambini, uomini e donne. Si tratta di sfruttare l’onda creata dalla barca (wake) per fare delle acrobazie con la tavola (board).

Avvolta nel verde, in questa bellissima ansa del Tevere, tra la diga di Castel Giubileo e quella di Talsano, la scuola “The Bee” può contare su quaranta chilometri di tratto di fiume balneabile. A disposizione di tutti anche un’area ristoro e una bellissima piscina. A farci da cicerone e da… istruttore, Enrico Vellucci, trentatreenne di Tecchiena, che ha fatto del wakeboard la sua ragione di vita: si percepisce chiaramente dal modo in cui gli si illuminano gli occhi, quando ci racconta della sua attività, che è prima di tutto una passione. Tanto che, durante la nostra chiacchierata, non vediamo l’ora di tuffarci anche noi per metterci alla prova.

Enrico ci accoglie al “The Bee wake park” con una calorosa stretta di mano e un sorriso a trentadue denti che la dice lunga sull’entusiasmo con cui, da cinque anni circa, fa questo mestiere. E pensare che il wakeboard, per lui, è stato una scoperta casuale: una giornata a Sperlonga poco adatta per fare kitesurf si è trasformata in un’affascinante esperienza. Da lì è scoccata la scintilla: Enrico, da sempre amante degli sport estremi, si è infatti innamorato all’istante di questa attività.

Ma lasciamo che sia lui a raccontarci la sua storia.

Come hai conosciuto questo sport?

«Insegno e pratico il wake ormai da diversi anni. L’ho conosciuto dieci anni fa, a Sperlonga. In realtà ero lì per fare kitesurf, ma, poiché quel giorno non c’era vento, ero bloccato a terra. Così ho scoperto che in zona c’era anche una scuola di sci nautico e sono andato a informarmi. Non erano attrezzati per il wakeboard ma avevano una tavola, così ho provato per la prima volta questo bellissimo sport, che mi ha subito conquistato. L’anno successivo ho deciso di imparare: su internet ho trovato il CNVS (Centro Nautico Varco Sabino) presso il Lago del Salto, una scuola fantastica, credo sia la migliore in Italia, con attrezzatura all’avanguardia e i migliori istruttori del paese. Mi sono iscritto, ho frequentato per due/tre anni, quindi sono diventato maestro».

Da allora questo è il tuo mestiere...

«Sì, ho iniziato a insegnare a Sperlonga, proprio nella stessa scuola in cui avevo provato per la prima volta. è stato molto emozionante tornare lì da maestro. A giugno dell’anno scorso, quando il The Bee wake park ha aperto i battenti qui a Roma, mi sono trasferito in questa scuola. La location è stupefacente e me ne sono subito innamorato. In inverno pratico anche lo snowboard: gestisco un’area park in Ciociaria, a Campocatino. La montagna infatti è un’altra mia grande passione, che coltivo fin da quando ero bambino. Ma per me non è solo un lavoro: ho dedicato tutta la mia vita a questo sport. Una cosa che cerco di trasmettere ai miei allievi è proprio l’importanza che lo sport in generale ha nella vita. Un’altra cosa importante senza la quale non riuscirei a vivere è il contatto con la natura. Questo sport lo consente, specie qui…».

Hai mai praticato wakeboard a livello agonistico?

«Sì, ho partecipato per un paio d’anni al campionato italiano, arrivando quarto e quinto. Purtroppo, essendomi dedicato all’insegnamento, negli ultimi cinque anni ho avuto poco tempo per prepararmi alle gare, da quest’anno però ho intenzione di ricominciare a mettermi alla prova anche in quest’ambito».

Cosa diresti a chi non ha mai provato?

«Di provare, appunto, perché anche se a vederlo sembra uno sport molto difficile, in realtà è accessibile a tutti: vi assicuro che possono praticarlo persone di ogni età. Inoltre, avendo sempre l’istruttore in barca, si cresce pian piano e si impara la tecnica in completa sicurezza. Si può iniziare anche a quattro anni, con una barca apposita che crea determinate onde. Mi sento di consigliare a tutti di provare, come ho detto è uno sport sicuro, fa bene al corpo e allo spirito, in una stagione si riesce ad imparare e a saltare già bene».

Molti criticano questo sport per il costo…

«È vero, ma tralasciando i costi della manutenzione delle imbarcazioni e della benzina, non si rendono conto di cosa significhi praticare questo sport. Il wakeboard è molto faticoso, perché si è continuamente in trazione, per questo si paga al minuto. Praticare wakeboard per 10/15 minuti equivale ad esempio a un giornaliero in montagna. Il prezzo dunque è simile a quello di tanti altri sport, solo che invece di praticarlo per una giornata intera, si concentra in pochi minuti, dopo 15 minuti infatti sei “devastato” dalla stanchezza. Un costo minore lo ha una variante di questo sport, che qui noi non pratichiamo. Si tratta del Sistem 2.0: sono due piloni che vanno avanti e indietro in prossimità di uno specchio d’acqua, fiume o lago che sia, e sopra c’è un motorino elettrico; proprio per l’uso di questo motore, il costo è minore rispetto al wakeboard tradizionale. Ovviamente, però, questo azzera il contatto con la natura di cui parlavo prima».

Va bene Enrico, adesso però non vediamo l’ora di provare anche noi…

Il nostro istruttore non se lo fa ripetere due volte e, dopo una breve lezione a terra sulle posizioni da assumere nelle varie fasi della “sciata”, indossiamo la muta e saliamo a bordo di una delle bellissime barche a disposizione della scuola. Una volta accesi i motori, si parte. Appena ci siamo allontanati abbastanza dal pontile, Enrico ci fa indossare gli scarponi e li fissa alla tavola: «Coraggio, è ora di tuffarsi».

Nonostante un pizzico di paura iniziale, seguiamo il suo consiglio e ci aggrappiamo al bilancino, dapprima accovacciati, poi in piedi, lasciandoci trascinare dalla spinta dello scafo. In un attimo siamo su e cominciamo barcollanti a farci largo tra le onde. è bellissimo. Senza rendercene conto sono già trascorsi dieci minuti e il tempo a nostra disposizione purtroppo è terminato. Una volta tornati a riva, abbiamo ancora addosso l’adrenalina della “sciata” e l’unico pensiero che ci passa per la mente è: «Non vedo l’ora di riprovare».

Ringraziamo Enrico per la fantastica esperienza e ci salutiamo con la promessa di tornare presto in questo luogo magico per la seconda lezione.

Foto e video di Claudio CLU

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400