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Sabato 03 Dicembre 2016

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Protagonisti a Vinitaly: sei aziende ciociare presenti a Verona

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In provincia di Frosinone le eccellenze agroalimentari ed enologiche sono frutto di variabili diverse, ma alla base ci sono sempre gestioni aziendali floride e lungimiranti, capaci di guardare avanti e investire nella qualità dei propri prodotti, nell’ambiente e nella crescita dei territori di riferimento.

Alcuni, con una formula creativa, la chiamano sensibilità imprenditoriale, anche se alla fine ciò che conta davvero sono le scelte che un’azienda fa per crescere e proiettarsi con sempre maggior forza sui mercati del futuro senza perdere mai di vista le proprie radici storiche.

Proprio questa integrazione tra la cultura della produzione vinicola più rappresentativa del made in Ciociaria e quella dell’innovazione hanno creato un vero e proprio sistema economico di grande valore, di cui le aziende della provincia di Frosinone rappresentano una piccola ma significativa parte nel panorama nazionale. Una pattuglia qualificata di quella significativa parte è stata presente al Vinitaly 2016, dal 10 al 13 aprile, rappresentando in maniera molto degna le aziende vitivinicole della Ciociaria: Poggio alla Meta, Pileum, Giovanni Terenzi, Casale della Ioria, Corte dei Papi e Alberto Giacobbe hanno fatto conoscere benissimo la produzione vinicola autoctona di tutta la Ciociaria.

Tra le varie anteprime presentate, quella che più ha impressionato è stata la “Passerina rosato” del professor Mariano Nicòtina (Poggio alla Meta), un vino ottenuto da uve in conversione biodinamica. Si tratta di un prodotto sperimentale che rompe i classici schemi della vinificazione in bianco, portando i tempi di contatto con le bucce in macerazione ben oltre i 30 giorni. Le sostanze estratte da questo processo non solo ne determinano il colore così particolare (un bel rosato tendente all’arancio, mai visto prima in una passerina) ma conferiscono al vino anche una struttura davvero notevole: il contatto prolungato sulle bucce dona infatti a questo vino una grande complessità olfattiva, un corpo ricco in acidità e sapidità. Un prodotto ancora giovane ma interessante e particolare.

Quello del vino è un settore trainante per l’economia nazionale tanto che l’Italia si è consolidata come il principale punto di riferimento internazionale, essendo di ventata il primo produttore mondiale con 48,9 milioni di ettolitri di vino e con un aumento dell’export del 700% negli ultimi trent’anni. Quest’anno, poi, il Lazio ha fatto la parte del leone al “Vinitaly 2016” con ben 55 espositori, ospitati in un padiglione di 1.600 metri quadrati caratterizzato da un’accattivante veste grafica firmata dallo “street artist ” Agostino Iacurci, famoso in tutto il mondo. Il fatturato del vino e degli spumanti in Italia è cresciuto del 3% e ha raggiunto nel 2015 il valore record di 9,7 miliardi per effetto soprattutto delle esportazioni che hanno raggiunto il massimo di sempre a 5,4 miliardi (+5%) mentre, dopo anni, sono risultate in leggera crescita anche le vendite sul mercato nazionale pari a 4,4 miliardi, per effetto anche dell’au m e nto nella grande distribuzione organizzata (+1,3%).

Da una analisi condotta da Coldiretti è emerso che il settore legato al vino ha trascinato l’occupazione. Durante l’anno, in Italia, sono state create opportunità di lavoro per un milione e trecentomila persone (+4%) tra quanti sono stati impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’i n d o tto. E allora come diceva Jean Arlott: «Il vino è una delle più grandi conquiste dell’uomo che ha trasformato un frutto perituro in qualcosa di permanente».

Da Pescosolido all’Asia Scenna, giovane produttore, punta all'Oriente

È nato a Pescosolido, ha 28 anni ed è il delegato provinciale di Coldiretti giovani. Ma quando si presenta preferisce di gran lunga definirsi titolare della D.S. Bio, azienda in fase di startup, che gli ha consentito di trasformare le sue due grandi passioni in una professione. Vino e cavalli (alleva pony di Esperia), per molti un accostamento azzardato, sono per Danilo Scenna due mondi che possono tranquillamente coesistere in uno stesso contesto. Laureto in Economia e management, è riuscito a unire il percorso di studi alla volontà di promuovere la sua terra.

Quando hai capito quale sarebbe stato il tuo futuro?
«Nel 2012, quando ho deciso di fondare la D.S. Bio, impresa certificata incentrata sulla biodiversità».

C’è qualcuno che ti ha influenzato?
«Ho fatto tutto da solo».

Hai incontrato difficoltà?
«Soprattutto legate all’iter burocratico, un macigno che pesa sulle aziende».

Mai pensato di mollare?
«No. La passione è più grande di qualsiasi ostacolo. E poi ci sono continui stimoli legati a un lavoro che dà risultati tangibili ogni giorno».

Che vino produci?
«Il Maturano, un bianco Igt, vitigno autoctono della Valle di Comino e media Valle del Liri, riscoperto grazie allo studio congiunto di istituti di ricerca, imprenditori del territorio e università».

Quante bottiglie?
«L’anno prossimo affronterò la prima vendemmia ufficiale con l’obiettivo di 10.000 bottiglie. Ma lo scopo è quello di crescere sempre di più».

Quale sarà il mercato di riferimento?
«Inizialmente quello locale, ma guardo all’Asia. Il sogno che coltivo è far conoscere il mio vino in tutto il mondo».

Obiettivo qualità. Stefano Neccia ha scommesso sulla genuinità

È di Piglio e difficilmente avrebbe potuto avere un destino diverso da quello di tanti altri giovani, soprattutto se, come lui, si sono ritrovati a gestire un’azienda di famiglia con alle spalle cento anni di storia. Stefano Neccia, 27 anni, a capo delle Antiche Cantine Neccia, debutta come produttore di vino nel 2009.

Hai iniziato giovanissimo, una bella responsabilità...
«È stata una sfida, ma sapevo di potercela fare perché questo mondo l’ho amato sin da bambino, grazie a mio padre, che mi ha trasmesso la sua stessa passione».

Quali le difficoltà maggiori?
«La burocrazia, senza ombra di dubbio, è stato il più grande ostacolo. Fare impresa, oggi, non è facile. I tempi sono troppo lunghi e spesso si molla proprio perché i risultati arrivano tardi».

Le tue produzioni?
«Ovviamente Cesanese del Piglio e Passerina del Del Piglio produce i grandi classici: Cesanese e Passerina Frusinate. Puntando tutto sulla qualità».

Qualità sinonimo di...?
«Genuinità. Ho quasi del tutto bandito il solfiti, che sono presenti soltanto in piccolissima parte nella Passerina».

Il tuo mercato ideale?
«Oggi sicuramente quello locale: enoteche e ristoranti soprattutto. Per il momento ho detto no alla grande distribuzione, anche perché richiederebbe un’offerta maggiore».

Per il futuro?
«Crescere ed eccellere. Sarebbe davvero una bella soddisfazione».

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