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Il bambinello di Gallinaro. Parla mons. Brandolini: "sono stato profetico"

IN ESCLUSIVA

Nessuna setta in odor di mafia, nessuna presunta infiltrazione a gestire le offerte dei fedeli. O dei seguaci. Monsignor Brandolini, che meglio di chiunque altro può descrivere la vera situazione di Gallinaro prima dello scisma, nella tarda serata di ieri ha svelato l’arcano, dopo che recenti pubblicazioni su internet avevano “messo al rogo” la figura della Nuova Gerusalemme.

Un passaggio che rischiava di rendere i seguaci del Bambinello novelle “Giovanna D’Arco”, con tutte le connotazioni, però, legate indissolubilmente alla figura dell’eroina francese.

La scomunica, come pure l’apertura di un fascicolo in Procura per un’ipotesi di riciclaggio (in cui sono finiti i nomi di cinque persone ritenute coinvolte) sono le uniche verità oggettive su cui basarsi.

Allo stesso modo vera e senza esitazioni è la riaffermazione del vescovo emerito della diocesi di Sora, Aquino e Pontecorvo sulla bontà della decisione di Santa Romana Chiesa.

«Ho conosciuto Giuseppina, presunta veggente, quando ero a Gallinaro. E poi ho conosciuto anche Samuele, che posso affermare non mi ha fatto proprio una buona impressione. Ma da ciò a dichiarare che dietro il fenomeno di Gallinaro ci siano interessi mafiosi c’è un abisso. Che non ho mai affrontato».

Monsignor Brandolini, che ci ha concesso pochi minuti prima della preparazione dei ragazzi alle Cresime, a Roma, da 7 anni è lontano da un territorio a lui molto caro. Per ben 16 lunghi anni ha amministrato le anime di una diocesi importante, affrontando un fenomeno, quello nato attorno ai presunti messaggi della cosiddetta veggente, non certo facile da gestire. Tanto che non si esitò affatto a chiedere la costituzione di una apposita commissione, interessando la Congregazione per la Dottrina della Fede.

«Ciò che ho detto ai due vicari generali si è rivelato profetico. Ed erano le uniche cose che potevo dire - ha continuato monsignor Brandolini, mantenendo alto il riserbo”.

A questo punto, però, anche le dure risposte della Nuova Gerusalemme, apparse sempre e solo su internet, risultano prive di fondamento essendo venute meno le presunte (e mai lanciate accuse) del vescovo emerito. Il movimento, però, non sembrerebbe aver risparmiato nuove invettive contro il Papa. Allo stesso modo in cui lo avevano apostrofato come “eretico”. La guerra è aperta, ora più che mai.

La scomunica corre sui social e alimenta le fratture

Nel bene e nel male anche la “scomunica” è social. In tanti continuano a scambiarsi opinioni, ad offrire riflessioni, a infiammare gli animi - dall’una e dall’altra parte - attraverso internet. Anzi, il movimento destinatario della censura da parte della Chiesa in realtà continua a parlare solo at- traverso la rete, come se questo non comportasse una diretta identificazione. E le relative conseguenze. Mai nulla fu più vero di definire i social media delle moderne piazze virtuali dove poter interagire senza problemi di spazio e di tempo.

Così anche la vicenda che lega (e lo farà per sempre) Gallinaro a Giuseppina Norcia prima, a Samuele poi ed ora addirittura alla scomunica di Santa Romana Chiesa, è rimbalzata sulle bacheche non solo di molti residenti di Gallinaro, ma anche dei loro concittadini ormai fuori persino dall’Italia da ormai alcuni anni, rendendo il tutto virale. Anzi, mondiale.

Ciò che dovrebbe essere usato con maggior parsimonia sono le frasi e i commenti (a volte anche offensivi) nei confronti di religione e fede. Per dirla in modo sintetico, i social media hanno davvero reso Gallinaro Caput Mundi.

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