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Animali da macello: l'inferno degli allevamenti intensivi. Allarme per la salute

Frosinone

Animali maltrattati, feriti, malati, trattati con antibiotici, stipati a centinaia in gabbie che potrebbero contenerne poche decine, uno accanto all’altro sporchi, infettati, sanguinanti o addirittura morti. E che poi, attraverso la catena di distribuzione – arrivano sulle nostre tavole.

Un fenomeno a dir poco vergognoso, raccapricciante, foriero di gravissimi rischi per la salute dei consumatori, ma che finora è stato tenuto accuratamente nascosto dalle autorità sanitarie, e non solo.

Adesso, però, a sollevare il velo sull’inquietante problema ci sta pensando Giulia Innocenzi - nota giornalista televisiva conosciutissima dal grande pubblico per la stretta collaborazione con Michele Santoro nelle sue seguitissime trasmissioni - attraverso documentate inchieste e filmati inediti mandati in onda nei programmi che conduce e ai quali collabora e pubblicati sul sito www.serviziopubblico.it.

Sullo spinoso caso ci ha concesso un’intervista esclusiva.

Giulia, da cosa nasce questo tuo interessamento al triste fenomeno?

“Tutto è iniziato a maggio (all’epoca lavorava per il programma “Anno 1” in onda su La7, ndr), quando insieme ad un gruppo di animalisti in piena notte penetrai in un allevamento di suini. Lì per la prima volta mi resi conto di cosa significasse, di cosa fosse, un allevamento intensivo di animali. Sembrava di essere finita in un girone dantesco: attorno a noi c’erano migliaia di maiali in condizioni assurde, ammucchiati l’uno sopra l’altro, sudici, pieni di escrementi, feriti, con i topi che gli saltavano addosso e spesso anche morti. Quella notte ho capito che dovevo fare qualcosa per fermare lo scempio. E per due motivi…”.

Quali esattamente?

“Beh, il primo è la tutela della salubrità della carne che poi finisce sulle tavole dei consumatori, e mi riferisco a ogni tipo di carne e di animali. Perché è chiaro che se l’animale sta bene si mangerà carne sana ma se l’animale sta male finiremo con il mangiare le sue malattie. E poi c’è il problema, di cui non si tiene mai sufficientemente conto, del benessere degli animali. Un tema che mi sta particolarmente a cuore e che dovrebbe indurre tutti a porsi una domanda: il piatto di carne che si consuma vale tutte le sofferenze che sistematicamente vengono inflitte ad essi? Quella notte di maggio si è aperto dinanzi ai miei occhi un mondo di cui non sospettavo l’esistenza e sul quale da quel giorno ho iniziato ad indagare scoprendo, purtroppo, realtà da brivido”.

Il tuo obiettivo, quindi, è far conoscere questo vero inferno…

“Certo, perché alcuni fenomeni non possono essere occultati. Quello che chiedo, e che tutti dovrebbero chiedere, è il rispetto della legalità all’interno degli allevamenti intensivi. In assoluto e perché in gioco ci sono la nostra salute e il benessere degli animali destinati al macello, ma che non per questo devono essere anche torturati nel vero senso della parola”.

L’ultimo tuo reportage riguarda un allevamento intensivo di conigli, che è visionabile sul sito www.serviziopubblico.it...

“Sì, ma ce ne sono e saranno anche altri perché il problema, ovviamente, riguarda tutti gli animali”.

Ci sono zone d’Italia dove maggiore è la concentrazione di allevamenti intensivi?

“Sicuramente la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto, ma anche nel Lazio ne esistono, soprattutto per le bufale. E qui ho fatto un’altra scoperta allucinante…”

Quale?

“Per produrre latte, da cui poi si ricavano le famose mozzarelle, le bufale vengono fatte partorire continuamente. Ma dei suoi cuccioli solo le femmine vengono lasciate vivere, mentre i maschi, i cosiddetti annutoli, essendo considerati “esseri inutili” perché non produttori di latte e con la carne di difficile e non remunerativa commercializzazione, vengono uccisi subito”.

Il giro di affari dietro gli allevamenti intensivi che dimensioni ha?

“Enormi. Sebbene il comparto zootecnico sia in crisi, intorno a questo tipo di attività girano euro a milioni”.

E’ ipotizzabile che dietro ci siano anche organizzazioni criminali?

“Nel Lazio e in Campania sicuramente sì. Sono infatti state accertate infiltrazioni camorristiche in questo ambito e in Campania diversi allevamenti intensivi di bufale sono risultati di proprietà di uomini della camorra”.

Immagino che tu sia vegetariana…

“Assolutamente sì. Lo sono da tre anni, ma ancora di più dopo aver visto l’inferno degli allevamenti intensivi”.

 

ALLEVAMENTI INTENSIVI DI CONIGLI: CLICCA SUL LINK SOTTO PER VEDERE IL VIDEO ESCLUSIVO

GUARDA IL VIDEO

 

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