Dolore e commozione ai funerali del professor Tarcisio Paniccia. Amici e conoscenti si sono dati appuntamento ieri pomeriggio in piazza Mazzoli per l’ultimo saluto terreno all’uomo di scienza dal cuore grande.

Solo lacrime e applausi hanno salutato il feretro che è stato poi accompagnato al cimitero di Torrice per la sepoltura. A stento la cattedrale di Sant’Andrea è riuscita a contenere i tanti venuti a porgere l’ultimo saluto al caro Tarcisio. Così anche la piazza si è presto riempita di gente: non mancava nessuno per il dottore che con il suo sorriso aveva conquistato anche tanti giovani. Professore al dipartimento di medicina e scienze dell’invecchiamento all’università G. D’Annunzio di Chieti e urologo di fama.

Nonostante i titoli e i tanti riconoscimenti ottenuti, lui era rimasto legato alle sue origini. Si sentiva un verolano a tutti gli effetti e profondo era l’amore per la sua terra. Consulenze veloci e gratuite a chiunque gliele chiedeva perché prima di tutto era un medico, il medico della gente. «Veroli oggi piange una persona unica nella sua personalità, nella sua professionalità, nell'umanità, nella sua schiettezza e nella sua grandissima simpatia – il ricordo degli amici -. La tua particolare camminata, la tua barba inconfondibile, il tuo sorriso eterno (ed eterno rimarrà) e la battuta sempre pronta. Una figura che mancherà a noi frequentatori della piazza che adesso facciamo fatica a digerire questo ennesimo brutto colpo della sorte».

Destino beffardo il suo che ha scelto di strapparlo troppo presto agli affetti più cari. Di conforto le parole del parroco, don Giovanni Giralico, che rivolgendosi alla moglie e alla figlia le ha invitate a confidare nella Grazia di Dio. Insieme a don Giovanni c’era anche don Francesco Paglia. «Pregate per Tarcisio –l’invito del sacerdote ai fedeli presenti- e restate vicino ai familiari. Un uomo generoso che ha vissuto la professione di medico come una missione. Visitava gente in orari festivi e notturni senza tirarsi mai indietro».

Toccante la lettura di un passo di don Antonio Paniccia, zio del professore e per tanti anni parroco di Veroli. Alla fine della messa, la bara è stata accompagnata da applausi scroscianti e da quel religioso silenzio di chi spera un giorno di poterlo rincontrare.