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Un gol contro i pregiudizi: ieri alla Rems la partita con la Nazionale dei pazienti

Ceccano

Capita spesso che una partita di calcio vada al di là del suo significato più immediato. Quella giocata ieri a Ceccano all’interno della Rems è una di queste e rimarrà sicuramente impressa nelle mente di chi l’ha vista. La gara si è giocata nel primo pomeriggio ed ha coinvolto i pazienti detenuti dell’istituto di via Marano, schierati contro la nazionale italiana Rems. L’iniziativa è stata promossa dalla Asl Frosinone nel quadro di un progetto riabilitativo a indirizzo sportivo.

All’inizio si è un po’ temuto per la forte pioggia, ma poi tutto è andato per il meglio; attorno alle 15.30 i soggetti della Rems erano in maglietta e pantaloncini, visibilmente entusiasti aspettavano che la nazionale arrivasse da Roma. Quando la compagine azzurra si è presentata, accompagnata dal dottor Santo Rullo che ha creato la squadra, la partita è iniziata ed è stata grande emozione.

La missione

Prima dell’incontro abbiamo parlato col dottor Luciano Pozzuoli, responsabile della Rems di Ceccano, che ha tratteggiato questa realtà ancora poco conosciuta: «Rems - ha detto - sta per “Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza”, si tratta di nuove strutture in sostituzione degli ospedali psichiatrici giudiziari che una legge del 2014 ha abolito; la gestione è affidata alle Asl. All’interno ci sono persone che hanno commesso dei reati, ma che allo stesso tempo sono state riconosciute affette da una patologia psichiatrica. In questo caso, la detenzione viene associata a un percorso terapeutico individualizzato. I detenuti della Rems non possono stare nella struttura per un periodo superiore a quello della pena che avrebbero scontato in un carcere tradizionale, il periodo della detenzione può eventualmente essere prorogato su indicazione della magistratura. Il numero delle proroghe è comunque limitato visto che l’obiettivo è restituire l’individuo alla società rendendolo capace di relazionarsi e di svolgere una vita normale. Questo è l’obiettivo che perseguiamo e siamo molto soddisfatti dell’evento di oggi, in linea con i propositi che ho elencato».

I frutti

Grande è la gioia anche di Fernando Ferrauti, dirigente Dsmpd della Asl Frosinone. Ferrauti (intervistato da Giulio Golia de “Le Iene”) ci ha tenuto a dire che a un anno dall’apertura i primi risultati già si vedono. «Riusciamo a recuperare pazienti che nelle strutture di una volta avrebbero passato tutta la vita - ha affermato - Conobbi una donna di 60 anni che aveva appena lasciato il manicomio dopo la chiusura dello stesso, c’era entrata a 14 anni. La patologia che aveva, una neurodistonia, qui riusciamo a curarla in 6-8 mesi. Incredibile quanta sofferenza ha dovuto patire inutilmente. Le Rems curano senza torturare - prosegue Ferrauti - Sono carceri dove la gente non è rinchiusa, aver dimostrato che ciò è possibile è una gran cosa».

C’era anche il sindaco Roberto Caligiore: «Non facciamo mancare il nostro supporto - ha detto - È bello vedere il lavoro che gli specialisti fanno, questa partita dimostra che la guarigione e il recupero dei detenuti è una possibilità concreta».

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