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Era andato in Turchia per stare accanto a sua moglie: "Noi, nel terrore di Istanbul"

Il tentato golpe

Il volo di rientro è già prenotato per oggi alle ore 12.45, ma fino a ieri sera sono rimasti nell’incertezza di poter raggiungere l’aeroporto e salire sull’aereo che li dovrà riportare in Italia e tornare così a Formia. Momenti di forte preoccupazione per Enrico D’Angelis, dipendente dell’Università di Cassino e la moglie, Loredana Foddai, entrambi di Formia, ma già da tempo ad Istanbul.

I messaggi dopo la paura

La nottata, quella di venerdì, è stata lunga per loro: “A tutti i miei amici un buon risveglio. Noi non abbiamo dormito molto - ha scritto Enrico ieri mattina presto sulla sua pagina Facebook”. Poche parole, ma che sintetizzano le ore di angoscia e forte preoccupazione che stanno vivendo in questo momento, dopo il tentato colpo di Stato in Turchia.

Enrico D’Angelis, che lavora presso la segreteria del Rettorato dell’Università di Cassino, molto conosciuto sia nella città martire che a Formia (consigliere comunale e poi capo di Gabinetto del sindaco Sandro Bartolomeo nella precedente legislatura) ha deciso di seguire la moglie, fino a ieri mattina direttore dei Servizi generali e amministrativi dell’IMI (istituti medi italiani), la scuola statale italiana a Istanbul. E per questo aveva chiesto un periodo di aspettativa. Terminato il lavoro, tutto pronto per il rientro definitivo a casa, programmato appunto per oggi. Per riprendere la normalità.

Le sue parole

“Per me è stata una sensazione straniante - ha riferito Enrico - Ricevere telefonate di amici turchi che si preoccupavano di avvertirci di non uscire. Le telefonate e i messaggi dai e ai parenti e agli amici in Italia per tranquillizzarli sul nostro stato di salute. La nostra preoccupazione sulla possibilità effettiva di poter tornare definitivamente in Italia con il volo già prenotato per domenica alle 12.45. La notte trascorsa in bianco, qualche colpo di arma da fuoco lontano e il terrificante rumore di due jet dell’aeronautica turca che per sette o otto volte hanno sorvolato Istanbul in volo radente rompendo il muro del suono. Vedere in tv le immagini dei luoghi che abbiamo frequentato in questi 22 mesi con i carri armati schierati e poi con la gente che li fronteggiava ci ha scosso - ha proseguito il dipendente dell’Ateneo cassinate - Voglio sperare il meglio per la Turchia, un paese meraviglioso e per i nostri amici italiani che restano al lavoro a Istanbul e per gli amici turchi molto cari che lasciamo per rientrare nel nostro Paese per la conclusione del servizio all’estero di Loredana. Spero che tornino giorni di serenità simili a quelli con i quali la città ci accolse nell’ottobre del 2014 e che ci facevano dire a tutti: venite a trovarci».

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