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Assalto all'ufficio postale: tutti i dettagli. Caccia al quarto uomo col bottino

Piedimonte San Germano

Predoni acrobati, esperti quanto basta per pianificare ogni cosa. Uno con alle spalle persino reati di stampo mafioso, legato al clan dei Santapaola. Tutti con precedenti specifici. Dietro l’assalto all’ufficio postale di Piedimonte San Germano non c’erano tre rapinatori improvvisati, ma veri e propri“specialisti” catanesi che non hanno avuto alcuna remora ad alzare nuovamente il passamontagna ed aggredire in pieno giorno persino il postino, inseguito a piedi, dopo aver rubato l’auto ad un operaio Fiat per il colpo.

Per poi terrorizzare i dipendenti all’interno dell’edificio per il denaro: banconote contenute anche nella cassetta Postamat. Sicuri anche del fatto che la loro faccia, nel territorio, era sconosciuta ai più. La banda, però, non ha fatto i conti con la presenza capillare di carabinieri e polizia, costantemente impegnati sul territorio, che hanno fermato - con un’azione rocambolesca, dopo un inseguimento al cardiopalma - tre dei quattro rapinatori arrestandoli in flagranza dopo aver intimato, anche con l’esplosione di un colpo di pistola in aria, di arrendersi. Ed ora è caccia aperta al quarto uomo, riuscito a sottrarsi all’arresto con 17.000 euro, forse grazie all’aiuto di un basista della zona. Saranno le indagini, tutt’ora in corso - coordinate dal pm della Procura di Cassino, la dottoressa Chiara D’Orefice - a chiarirlo, dopo che nelle prossime ore verrà chiesta la convalida dell’arresto per i catanesi Vittorio Leonardo Pellegrini, classe ‘84; Dario Cosino Cantarella, classe ‘96 e Carmelo Marchese, classe ‘66. Quest’ultimo con precedenti per 416 bis.

«Stiamo predisponendo adesso gli atti per mandare in convalida al gip i 3 arresti. Sono in corso le ricerche del quarto uomo, ma nei prossimi giorni procederemo a ricostruire tutti i collegamenti e con molta probabilità - ha sottolineato il pm, la dottoressa D’Orefi - cein conferenzastampa -passeremo ad un giudizio immediato di tipo custodiale».

«Gli arrestati non sono locali, ma neppure campani, visto che in questa zona si fa spesso riferimento alla criminalità campana. Invece provengono tutti dalla Sicilia - ha sottolineato il procuratore capo di Cassino Luciano D’Emmanuele - Un elemento sicuramente interessante da un punto di vista investigativo, che necessita un approfondimento sul perchè questi gruppi di rapinatori o, comunque, di persone dedite a reati contro il patrimonio si spostino verso il Cassinate. Nei prossimi giorni verranno verificate le ragioni della loro presenza nel nostro territorio».

L’attenta analisi della politica criminale effettuata dal dottor D’Emmanuele ha puntato il dito su un elemento di assoluta novità rispetto a come, sino ad oggi, il Cassinate è descritto in termini di attrazione e penetrazione della criminalità. Più o meno organizzata. «Potrebbe trattarsi di persone che conoscevano il territorio in passato e che vi sono tornati ora, ovviamente per altri motivi» ha aggiunto il dirigente della Mobile, il dottor Bianchi.

«Un risultato brillante grazie alla sinergia»

«Il brillante risultato è stato possibile soltanto grazie al controllo del territorio in atto da parte di carabinieri e polizia. A cui va il mio vivo compiacimento». Con queste parole il procuratore capo di Cassino, il dottor D’Emmanuele, ha voluto sottolineare l’importanza della collaborazione tra le forze dell’ordine, con gli uomini della Squadra mobile della Questura di Frosinone, il Comando dei Carabinieri di Cassino insieme al Nucleo Investigativo carabinieri di Frosinone ed alla Compagnia della città martire che hanno operato all’unisono per assicurare i banditi alla giustizia.

«Un risultato importante reso possibile soltanto grazie alla prontezza dimostrata dalle forze dell’ordine che hanno operato in sinergia - ha aggiunto la dottoressa D’Orefice - dando una risposta immediata a un episodio gravissimo ed allarmante».
«È di certo il risultato di un’ottima sinergia dei carabinieri della Compagnia di Cassino, della Stazione del Nucleo operativo e del Reparto operativo del provinciale dell’Arma e la Polizia di Stato» ha commentato il maggiore dei carabinieri di Cassino, Silvio De Luca.

A fargli eco, insieme al dirigente Bianchi e alla dottoressa Rapetti, anche il comandante del Commissariato di Cassino, Nicola Donadio: «Una risposta importante per il territorio, grazie alla cabina di regia della Questura con il coordinamento di tutte le forze dell’ordine».

L’operazione ha permesso di fermare il terzo gruppo violento in pochi mesi: prima i due rapinatori con l’ascia, poi la coppia che assaltava bar e pizzerie. Di certo anche i catanesi hanno mostrato una grande determinazione: il colpo era ben preparato tanto che le sbarre di protezione del vetro, sfondato durante la pausa pranzo, erano state segate ma lasciate appoggiate per far sembrare tutto in ordine.

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