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Quindici anni senza un perché: striscioni per non dimenticare Serena

Arce

Striscioni per non dimenticare Serena nel giorno del sua scomparsa. Ancora una volta Arce si sveglia con dei messaggi affissi nelle principali strade del paese. Sono passati quindici anni da quel primo giugno del 2001, giorno in cui Serena esce di casa senza più tornarci. Due giorni dopo la giovane viene ritrovata barbaramente uccisa nel boschetto di Fonte Cupa in località Anitrella.

In tutti questi anni la domande sono rimaste sempre le stesse. Chi ha ucciso Serena? In che modo? Per quali motivi? E l’assassino e i suoi complici, dove sono ora? Se c'è chi, probabilmente, riesce a sopportare il peso delle mancate risposte, in moltissimi vogliono ancora tenere viva la speranza di avere giustizia. E sono soprattutto i giovani a non volersi arrendere e a far sentire la loro voce attraverso questi lunghi striscioni. «Sono passati 15 anni e noi non dimentichiamo. Quindici anni senza un perché».

Recita quello affisso davanti alle scuole elementari di via Marconi. Più diretto il messaggio scritto dagli Uber Alles, gruppo di ultras del Frosinone Calcio, attaccato lungo la strada Casilina, che recita: «Chi tace è complice! Giustizia per Serena». L’altro ieri, alle 19, nella chiesa parrocchiale dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, si è tenuta una celebrazione eucaristica in memoria della giovane.

Nell'aria si percepiva qualcosa di diverso dal solito. Per la prima volta, dopo la funzione non c'erano fiori da portare sulla tomba di Serena. Oggi è vuota perché il suo corpo è ormai da settimane al vaglio dei tecnici dell'istituto di medicina legale di Milano. Ed è proprio da qui, da questa ulteriore sofferenza, che si attendono importanti novità. Il quindicesimo anno sembra essere quello decisivo. Da gennaio scorso, quando il Gip Valerio Lanna ha accolto la richiesta di opposizione all’archiviazione del caso presentata dalla famiglia di Serena, tutto sembra andare verso un’unica direzione: quella della verità.

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