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Martedì 06 Dicembre 2016

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Droga e rapine, scacco alla banda

Frosinone

Droga, gang nella rete: cinque in manette

Da tempo era in atto uno scontro violento tra bande di albanesi e romeni. Tre gli episodi che avevano messo in allarme gli investigatori della squadra mobile di Frosinone: un regolamento di conti al cimitero, la notte del 17 luglio 2014, una rissa davanti al bar Minotti il 20 dicembre e la sparatoria al parcheggio delle Fornaci del 16 aprile dell’anno successivo. Sullo sfondo il controllo del territorio: da una parte gli albanesi, dediti allo spaccio di droga, e dall’altra i romeni, specializzati nella prostituzione. Ma le strade, apparentemente divise, a volte si sono incrociate,stanteil tentativo degli albanesi di sfruttare le prostitute anche per lo spaccio.

Sono questi i contorni che hanno portato la questura di Frosinone a eseguire cinque ordinanze di custodia cautelare, richieste dal sostituto procuratore Adolfo Coletta, che ha coordinato le indagini della polizia, e firmate dal gip Antonello Bracaglia Morante. Gli arrestati sono quattro albanesi, di cui tre residenti a Frosinone e uno dei loro fornitori, che vive a Roma, e un frusinate. Si tratta di Florian Fejzulla, detto Flori, 27 anni, che aveva un negozio di frutta, Sinan Kekaj, detto Simon, 37, Emirel Lushi, detto Leka, 32 (l’unico ai domiciliari), e Luan Rushiti, detto Leone, 48, quest’ultimo il “romano”, nonché il pastore, Angelo Arduini, 41.Per altri tre, fuggiti in Albania, è stato spiccato il mandato d’arresto internazionale.

Da quella prima violenta aggressione, gli agenti guidati dal vice questore Carlo Bianchi hanno sviluppato due operazioni. La prima ha permesso di smantellare un gruppo di sei romeni per la prostituzione, con quattro di loro che hanno patteggiato la condanna. La seconda ha riguardato l’attività di spaccio di cocaina cotta, ma anche hashish e marijuana, e si è concentrata sugli albanesi.

«Lo spaccio al minuto fruttava guadagni di duemila euro al giorno e un milione di euro nel 2015», ha voluto subito chiarire i contorni economici dell’attività di spaccio il questore Filippo Santarelli. «Di volta in volta venivano lavorate piccole dosi per evitare complicazioni giudiziarie - spiega il capo della squadra mobile Carlo Bianchi - Si rifornivano da connazionali a Roma con carichi al massimo per una settimana. Così i corrieri non rischiavano grossi rischi giudiziari e, nel caso di sequestro, subivano un limitato danno economico. Per la cocaina abbiamo riscontrato molti viaggi per pochi grammi alla volta, per l’hashish si trasportava al massimo un chilo».

I pedinamenti e le intercettazioni attivate dalla polizia hanno permesso di attestare, stando all’accusa, vendite di stupefacenti fino a 100 dosi al giorno. «È uno spaccio continuato e quanto di più vicino c’è allo spaccio organizzato - commenta ancora Bianchi - Anche i fornitori a volte erano diversi, mentre i corrieri potevano anche essere dei clienti, pagati direttamente in dosi». Tra gli acquirenti anche tanti minorenni, segnalati alla prefettura come assuntori, e poi gente di Frosinone, ma non solo. L’attività era così fiorente che gli assuntori arrivavano da Alatri, Sora, Isola del Liri e dai paesi vicini al capoluogo. Diversi i clienti affezionati. I più fedeli ottenevano la consegna a domicilio.

La strategia adottata a Frosinone era di tipo ambulante. Per lo spaccio il luogo preferito erano bar e locali pubblici. Pur mancando di una base logistica (motivo per cui nonèscattatoil reatoassociativo), gli albanesi sono accusati di aver spacciato in particolare in due luoghi a Madonna della Neve e in via Lago di Como, dove la maggior parte è stata arrestata ieri mattina. Il pastore frusinate, invece, stando a quanto contesta la procura “lavorava” a domicilio nella zona dell’aeroporto. Per non destare nell’occhio e non essere intercettati, non utilizzavano cellulari o linguaggio cifrato. Il resto lo faceva il passaparola. E l’essere reperibili, da una certa ora in poi in un bar. Nel corso dell’attività altre cinque persone sono state arrestate. Sono i corrieri.

Botte da orbi nella zona del cimitero per impedire possibili sconfinamenti

Coltelli e mazze di ferro. Così si presentò all’appuntamento chiarificatore il gruppo di romeni che intendevano così sbaragliare la concorrenza degli albanesi. Questi ultimi ebbero la peggio, con due macchine distrutte e cinque feriti in ospedale. Era la notte del 17 luglio 2014, nella zona del cimitero. Da allora la squadra mobile ha indagato per capire cosa si nascondeva dietro a tanta violenza (poi ripetuta davanti al bar Minotti e con la sparatoria delle Fornaci).

I protagonisti, infatti, non sono sempre gli stessi, ma sono legati da un doppio filo. Gli interessi erano diversi (gli albanesi concentrati sulla droga, i romeni sulla prostituzione) ma a un certo punto hanno iniziato a confliggere. «I fini criminali erano apparentemente diversi - ricostruisce la vicenda il vice questore Carlo Bianchi - Ma gli albanesi non disdegnavano di agganciare le prostitute che, a qualche cliente, cedevano sostanze stupefacenti. È una cosa che abbiamo capito più che provato - precisa il capo della squadra mobile - Così da una parte avevamo gli albanesi cui interessava agganciare questo canale e dall’altra i romeni che si opponevano».

Solo tre dei sei o sette presunti aggressori sono stati individuati. A loro infatti la procura di Frosinone ha notificato un avviso di chiusura delle indagini preliminari. Stando alle accuse avrebbero attirato i rivali in un appartamento per poi aggredirli a sprangate, bastonate e coltellate, provocando così lesioni gravi come trauma cranico, contusioni e ferite da arma da taglio. Una Ford Focus e una Bmw, le auto a bordo delle quali erano giunti gli albanesi andarono completamente distrutte.

Dalla cocaina le basi per furti e rapine in casa

«Il mercato della droga crea un filiera della criminalità che alimenta furti e rapine». È il convincimento che il vice questore Carlo Bianchi, dirigente della squadra mobile di Frosinone, ha espresso ieri nel corso della conferenza stampa relativa agli arresti della banda di albanesi. «Lo spaccio non ha solo l’effetto di far circolare le sostanze stupefacenti ma genera una fioritura di tante altre attività illecite». Il funzionario della questura parla a ragion veduta non solo dell’esperienza accumulata negli anni, ma anche per l’esito dell’indagine che ieri, con i suoi uomini, ha portato a compimento arrestando cinque degli otto indagati.

Nel corso di pedinamenti, intercettazioni telefoniche e riscontri sul campo, è stato accertato infatti che la banda di albanesi era anche una valida stazione di appoggio per gruppi di rapinatori loro connazionali che, dal Nord Italia, si spostavano lungo la penisola, alla ricerca di ville ed appartamenti da razziare. La perfetta conoscenza dei luoghi permetteva ai locali non solo di ospitarli, ma anche di indicare loro quali fossero gli obiettivi più “ricchi”. Gente avvezza alla violenza e che spesso trasformava il furto in rapina con aggressione ai proprietari. Un fenomeno tutt’altro che sconosciuto a Frosinone e nell’hinterland. Seguendo proprio gli spostamenti degli arrestati di ieri, gli investigatori hanno capito che a Frosinone era arrivata una “batteria” di ladri albanesi dalla Liguria e che stavano preparando il colpo ad una villa del capoluogo.

Nel corso dei loro sopralluoghi per conoscere le abitudini di “casa”, la sera del 20 dicembre 2014 pensarono di andare al bar Minotti per regolare dei conti con alcuni loro connazionali. Nacque in quella circostanza una rissa furibonda per sedare la quale dovettero intervenire gli stessi agenti della Mobile che li stavano pedinando. I tre, quindi, non poterono compiere la rapina perché finirono in manette per resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. Questo non è l’unico ramo dell’indotto della droga che si sta scoprendo a Frosinone. Lo spaccio delle sostanze stupefacenti sta cambiando e cambiano le abitudini degli spacciatori. I loro fornitori erano a Roma e per ridurre al minimo le perdite economiche in caso di controlli e sequestri da parte delle forze dell’ordine, preferivano corse continue per approvvigionare poche decine di grammi di coca per volta. Massimo un chilo in caso di hashish.

Un via vai continuo, quindi, per soddisfare i circa 100 consumatori che da loro si rifornivano. Consumatori, che in alcuni casi, per pagarsi il vizio, diventavano loro stessi corrieri. Ma tra loro, tra chi comprava droga, c’erano anche molti giovanissimi, tanti minorenni allettati da quella che pensavano era cocaina a basso costo. Il sistema della cocaina cotta, infatti, quella che si fuma nelle sigarette, viene venduta a 20 euro per dose e ogni dose ha un peso di 0,2 grammi. Un guadagno enorme se si pensa che con un solo grammo di cocaina realizzavano 100 euro anziché i canonici 50/60 euro.

Ecco perché tra i loro clienti vi erano tanti giovanissimi; perché 20 euro sono nelle disponibilità di tutti, ma la dipendenza dalla cocaina fa sì che 20 euro servono tutti i giorni e a quel punto tanti sono quelli che per procurarseli si incamminano sul sentiero della malavita compiendo piccole rapine. «Così - conclude Bianchi - sono spiegabili alcuni episodi di rapine compiute da giovanissimi che minacciando le loro vittime chiedevano poche decine di euro. Inoltre, il rapinatore dei supermercati che utilizzava l’ascia e che tanto clamore ha fatto per una serie di colpi compiuti a poca distanza ad inizio anno, era un consumatore di cocaina che arrivava a Frosinone per comprare droga non molto lontano dai supermercati che rapinava». Ecco spiegato perché la droga sembra essere il motore della criminalità.

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