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Terremoto nel circolo Pd: la frangia "estremista" proclama l'autogestione

Ceccano

Il Partito Democratico di via Salita Castello ci aveva abituato a tutto, ma quello che è successo lunedì sera ha dello sconcertante. Non è stato possibile, per gli iscritti entrare nella sede democrat. “Ignoti” hanno cambiato nottetempo la serratura, lasciando però la loro firma: un manifesto che recitava «Basta commissario. Sezione in autogestione».

Ma andiamo per ordine. Era il giorno dell’insediamento del vice commissario Antonella Di Pucchio membro della segreteria provinciale. E già il fatto che Mauro Buschini  (in polemica con una parte del circolo) abbia mantenuto la carica di commissario nonostante, a loro dire, non sia riuscito  nei mesi passati, a fare ripartire realmente il partito, ha fatto irritare molti degli iscritti perché, spesso, la forma è anche sostanza soprattutto in politica.

Quando sono arrivati gli iscritti per la riunione e hanno trovato il circolo inaccessibile sono volate parole grosse. Alla fine il segretario provinciale Simone Costanzo è stato costretto a fare la riunione in bar di via Magenta, con la sola componente dei Think Dem. Gli iscritti e i dirigenti rimasti in piazza XXV Luglio hanno di fatto messo la firma all’atto di forza che, secondo indiscrezioni, sembrerebbe stata ideato dall’ex sindaco Cerroni presente in piazza e da qualcuno molto vicino al vicesegretario provinciale Sara Battisti, con l’appoggio della vecchia guardia del Pd fabraterno.

«Parliamo di un atto vile che prova a limitare il dibattito politico in una sezione storica e in una città molto importante per il partito democratico. Mi rammarico del fatto che nessuno ha il coraggio di dire le cose apertamente e chiaramente - dice Costanzo - Abbiamo immaginato un percorso che porterà al congresso cittadino. Noi andiamo avanti anche se quello di oggi è l’ennesimo regalo a Caligiore».

Sulla stessa linea del segretario Antonella Di Pucchio: «Sono rimasta sorpresa negativamente da questa situazione, perché ritengo che quando si vuole assumere una posizione lo si debba fare alla luce del sole. Cambiare la serratura di un circolo per non consentire il confronto democratico mi è sembrato quantomeno un gesto vile. Noi non eravamo venuti a dettare nessuna linea, ma a confrontarci».

Anche Emanuela Piroli dei Think Dem è rimasta basita: «Pensavamo di poter improntare un discorso costruttivo per iniziare a parlare insieme e discutere del congresso e di come arrivarci. Abbiamo trovato, invece la porta con la serratura cambiata e un manifesto chiaramente provocatorio. Chi ha compiuto questi atti non ha avuto neppure il coraggio di assumersene la responsabilità».

E il consigliere comunale Giulio Conti: «Non so chi sia stato. Probabilmente uno dei tanti (troppi) che hanno le chiavi. Io non le ho. Ma il discorso è un altro: siamo stufi di commissari e di vice. Siamo in grado di arrivare al congresso unitario e di autogestirci. La situazione è solo colpa di chi ha commissariato Ceccano (Costanzo ndr). Stiamo pagando le fratture che si sono create nel tempo. Oggi c’è chi sta lavorando a favore di una componente e noi questo non l’accettiamo».

Il congresso, intanto, è stato fissato per domenica 3 luglio, orario da stabilire. Le liste saranno da 24 con alternanza di genere e da loro uscirà il segretario e il direttivo proporzionato rispetto ai voti.

Nel Pd ceccanese, sembrano essersi ricostruite le vecchie alleanze che si rifletteranno probabilmente anche sul tavolo del centrosinistra, elettori permettendo.

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