Lavorando a stretto contatto con bambini sia da un punto di vista sanitario che pedagogico mi sento di dover e voler affrontare il tema del BULLISMO per sensibilizzare e per cercare di risvegliare gli animi di chi non può certo fermare, ma  sicuramente fare qualcosa per tutelare i bambini più deboli.

Gli ultimi dati sono spaventosi e soprattutto ciò che più mi atterrisce è il pericolo al quale i bambini più deboli sono esposti e le conseguenze psicologiche devastanti che  ne conseguono portando i bambini a compiere gesti non propriamente tipici dell’età.

Esiste una vera e propria EMERGENZA BULLISMO e nessuno si prende la responsabilità dall’alto di poter bloccare questo fenomeno che ormai anche attraverso l’uso dei social è aumentato., virtualmente è più “veloce”, si parla cyber bullismo ed è un meccanismo ancora più infido .

Le ultime notizie che arrivano dal mio Ordine (quello degli psicologi) cerca di muoversi verso la prevenzione e il sostegno promuovendo un inserimento tempestivo della figura dello psicologo per individuare in maniera veloce i disagi prima che possano favorire lo sviluppo di sindromi psicologiche e la promozione delle risorse e delle potenzialità dei ragazzi in una fase delicata come quella dello sviluppo.

L’ambiente scolastico diviene  così il palcoscenico dove il bullo mette in atto la sua aggressività verso i compagni più deboli provocando in loro difficoltà relazionali e problematiche di natura psicologica.

Secondo indagini Istat sui comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi, nel 2014, più del 50 per cento degli 11/17enni è stata vittima di un episodio offensivo, irrispettoso e/o violento da parte di coetanei. Gli atti violenti consistono in offese, parolacce e insulti (12,1%), derisione per l’aspetto fisico o per il modo di parlare (6,3%), diffamazione (5,1%), esclusione per le proprie opinioni (4,7%) e in vere e proprie aggressioni fisiche (3,8%).

I genitori vivono all’ennesima potenza tutto, sentendosi bloccati e non tutelati, vivendo con dolore la situazione di vita dei propri figli.

L’arma  più potente in questi casi sapete qual’è cari genitori?

 Il DIALOGO: parlate con i vostri figli anche quando vi sentite non ascoltati da loro, anche quando non hanno voglia  di parlare e di comunicare con voi… il primo assioma della comunicazione non sbaglia:

 È impossibile non comunicare. In qualsiasi tipo di interazione tra persone, anche il semplice guardarsi negli occhi è comunicazione…uno sguardo vale più di 1000 parole. Se lo sguardo di un figlio chiede aiuto, prima che sia troppo tardi muoviamoci…