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Truffa patenti facili: con i soldi intascati acquistate anche Ferrari e Mercedes

Frosinone

Una Ferrari e un Mercedes in cambio di patenti facili: questi alcuni dei frutti dell'attività illecita dei funzionari della motorizzazione nell'ambito della truffa delle patenti denominata “Pay to drive” sgominata dalla Squadra Mobile di Frosinone. Un giro di soldi gigantesco quello che ruotava intorno a queste truffe. Almeno fino a questa mattina.

A colpire gli investigatori in modo particolare sono state proprio le proporzioni che l'illecito ha assunto nel tempo: un sistema letteralmente infettato dalla corruzione. Tutto fa pensare infatti che il sistema corruttivo fosse in essere da diversi anni e il centinaio circa di patenti sequestrate non sarebbero che una minima parte di quelle illegalmente conseguite attraverso di esso.

I servizi illeciti offerti dal sodalizio erano variegati; oltre alle sedute d'esame truffaldine, mediante l'utilizzo dei cosiddetti “sostituti suggeritori”, nei casi più difficili, i clienti ottenevano la patente direttamente a domicilio, con il pubblico ufficiale corrotto che alterava fraudolentemente la banca dati centrale della Motorizzazione e assegnava loro, dal nulla, una patente della categoria richiesta (o ne posticipava la scadenza); il cliente, che non si disturbava nemmeno di iscriversi ad alcun esame, non doveva far altro che denunciare falsamente lo smarrimento della patente, artificiosamente attribuitagli, per ottenere il duplicato a domicilio.

In particolare gli agenti sono rimasti impressionati dalla sfrontatezza degli indagati, che, anche di fronte a prove concrete del fatto che la polizia potesse essere sulle loro tracce, hanno continuato nella loro azione criminale pur di percepire l'illecito profitto. Come dimostrano le riprese rese note dalla Questura, spesso i sostituti dei candidati non si disturbavano neanche a cambiare postazione o almeno abito. Si sentivano talmente sicuri della compiacenza dei pubblici ufficiali che rimanevano semplicemente seduti al loro posto un esame dopo l'altro alla presenza dello stesso esaminatore. L'intero sistema era ormai talmente collaudato che non c'era bisogno di particolari contrattazioni: bastavano dei semplici segnali o addirittura dei cenni di riconoscimento e l'affare era fatto. Un sistema silente, che non dava segnali all'esterno. Di contro il giro di soldi era gigantesco, ne è prova, come detto, la Ferrari modello California, immatricolata nel marzo del 2015 e pagata oltre 200.000 mila euro, e la Mercedes acquistata pochi giorni fa per una cifra di quasi 100.000 euro sequestrate a due degli arrestati.

L'efficienza del sistema truffaldino era garantita da uno stretto controllo di tutte le sedute d'esame. Per spiegarvi di cosa stiamo parlando vi riportiamo come esempio di quando un agente in borghese durante le indagini della polizia è stato mandato a una di queste sedute d'esame fingendo di essere un candidato come gli altri. In quell'occasione all'uomo fu impedito fisicamente di entrare. Non solo, l'agente fu pedinato per un lungo tratto per verificarne la reale provenienza. Ovviamente era stato messo al corrente di essere pedinato e ha sviato i delinquenti.

L´associazione era talmente radicata da riuscire a reperire candidati sparsi nelle più disparate parti d´Italia, tanto che i sequestri delle patenti stanno interessando le provincie di Caserta L''Aquila, Perugia, Roma, Firenze, Napoli, Novara, Bologna, Chieti, Brescia, Como, Verona, Varese, Cagliari, Latina, Lucca, Parma, Grosseto, Milano. Compito di gran parte degli indagati era proprio quello di procacciare clienti al di fuori della nostra Provincia, per poi portarli a sostenere illecitamente l'esame nelle “scuole amiche” di Cassino, Roccasecca, Anagni e Ripi. Gente che in quei posti non c'era neppure mai stata.

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