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Donna incinta trafitta da una fiocina: il drammatico racconto della donna

Ceccano

È stata operata d’urgenza per estrarle la fiocina dal costato sinistro e ora sta meglio la donna incinta che il giorno di Pasqua, mentre insieme ad un gruppo di amici era in gita su una barca a motore nel mare di Ponza, è stata colpita da un arpione a tre alette partito dalla fiocina di un sub. La ceccanese Roberta Maletta, 30 anni, abita con il compagno in via Pietra Liscia ed è al secondo mese e mezzo di gravidanza.

Immobilizzata in ospedale

Da domenica pomeriggio è immobilizzata in un lettino dell’ospedale “San Camillo” di Roma, dove è stata trasportata d’urgenza con un’eliambulanza e immediatamente operata al fianco sinistro. Ad assisterla c’è il padre e ieri sono arrivati gli altri familiari. L’asta della fiocina ha rischiato di uccidere lei e il piccolo che porta in grembo, il suo primo figlio, penetrando per quattro centimetri, schivando miracolosamente la milza e fermandosi ad un solo centimetro dal lobo inferiore del polmone sinistro. Ora le sue condizioni sono migliorate, Roberta è fuori pericolo e gli accertamenti effettuati finora, l’ultima ecografia ieri sera, non avrebbero rilevato problemi neppure per il bambino.

Sulle prime si era sparsa la voce che il colpo di fiocina fosse sfuggito accidentalmente al suo compagno, che invece era con lei sulla barca, mentre risaliva sull'imbarcazione dopo un'immersione. "Qualche organo di stampa ha scritto così, parlando di un sub mio amico o, addirittura, mio fidanzato, ma io non so proprio chi sia questo sub, mai visto prima - smentisce la donna con decisione - Il mio compagno non c’entra nulla, è vittima quanto me dell’accaduto».

ll litigio e le minacce

Roberta era seduta sull'imbarcazione, insieme ad alcuni amici, di ritorno da una gita tra le splendide cale e calette di Ponza. Intorno alle 16 si trovavano nella zona di “Le Forna”, precisamente a “Cala dell'Acqua”, famosa per gli spettacolari fondali ricchi di pesce. Secondo una prima ricostruzione, la barca con a bordo Roberta, il suo compagno e altri quattro amici, ha urtato un sub che è subito riemerso, un uomo di 47 anni residente a Roma. Ne è nata un’accesa discussione sfociata in un litigio dai toni violenti. L'uomo ha accusato i componenti della barca di volerlo ammazzare mentre questi ultimi hanno controbattuto che in difetto sarebbe stato proprio lui che non avrebbe segnalato la sua posizione né con una boa né con bandierine, come la legge prescrive. Il diverbio avrebbe assunto connotati sempre più accesi con reciproci scambi di accuse e minacce da parte del sub, armato del pericoloso fucile da pesca subacquea. 

Dal fucile subacqueo parte il colpo

A questo punto, dal fucile del subacqueo capitolino è partito il colpo, forse accidentale o forse diretto proprio all’imbarcazione. Fatto sta che ha centrato in pieno la povera Roberta. Subito la barca è tornata a riva e la donna è stata soccorsa dai sanitari del 118 mentre nei pressi della spiaggia è atterrata un'eliambulanza che staziona fissa nell'isola di Ponza, provvista solo di un pronto soccorso, e che l’ha portata al San Camillo dove intorno alle 18 è stata operata per estrarle la micidiale fiocina con tre alette ad arpione (e in tutto questo tempo, dalle 16 alle 18, la poveretta ha avuto la parte finale dell'arnese conficcato nelle sue carni, fra dolori lancinanti e urla). I carabinieri di Ponza, intervenuti sul posto, hanno ascoltato la donna, il sub e gli altri testimoni. Le indagini sarebbero orientate sull’ipotesi del colpo partito accidentalmente, ma la donna ha confermato ai militari la sua versione secondo cui si è trattato di un gesto deliberato. In ogni caso, l’uomo è stato denunciato per lesioni colpose.

IL RACCONTO

Roberta è ancora molto scossa per quanto le è successo. Raggiunta telefonicamente ieri pomeriggio nel suo letto d’ospedale, al "San Camillo" di Roma, racconta la sua versione dei fatti. «Erano le 16 circa e con altri amici, in tutto eravamo sei, stavamo tornando da una gita in barca tra le cale di Ponza. All’improvviso abbiamo sentito un botto sotto la barca. Abbiamo percorso qualche altro metro e dall’acqua è emerso un sub, un uomo mai visto prima. Ha iniziato a inveire contro di noi accusandoci di volerlo ammazzare. In realtà era lui ad essere in difetto: non aveva segnalato la sua posizione né con una boa né con le classiche bandierine. Né è nato un litigio durante il quale ha minacciato di colpire la nostra barca con un colpo del suo fucile da pesca. Cosa che poi ha fatto. Purtroppo, però, deve aver sbagliato mira, o più probabilmente l'ha fatto apposta a spararci addosso. La fiocina si è inarcata all’improvviso e mi ha centrato al fianco sinistro.

Per fortuna indossavo un abbigliamento pesante, con la giacca e il piumino, che ha un po’ attutito il colpo. Ho sentito un dolore allucinante. Ho urlato. Il pensiero è andato al mio bambino che porto in grembo. Poi la corsa a riva, i primi soccorsi, l’eliambulanza che mi ha portato al “San Camillo” e l’operazione d’urgenza per estrarmi la fiocina che era penetrata nella mia carne per ben 4 centimetri, fermandosi ad un solo centimetro dal polmone, vicino alla milza. Ora sto meglio, ma il dolore è ancora forte perché non posso prendere farmaci che potrebbero danneggiare il mio bimbo. Anche il piccolo, secondo le ecografie che mi hanno fatto, sta bene. E questo è ciò che conta ancora di più".

In giornata sia lei sia il bambino verranno sottoposti ad altri accertamenti, poi si potrà iniziare a pensare all'uscita dall'ospedale. 

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