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Giovedì 08 Dicembre 2016

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Sessant'anni fa "la nevicata del secolo": testimonianze in bianco e nero

Frosinone e Provincia

Il 2 Febbraio 1956, esattamente sessant'anni fa, l'Italia veniva inaspettatamente travolta da una gelida tormenta di neve che, contro ogni aspettativa, durò per settimane. L'evento, unico per la durata e l'intensità del fenomeno, passerà alla storia come "la nevicata del secolo".

Correva l’anno 1956. Era passato poco più di un decennio dalla fine del secondo conflitto mondiale e l’Italia era ancora alle prese con le ferite lasciate aperte da una guerra che aveva distrutto le città e devastato le campagne, seminando ovunque fame e miseria. Anche a Frosinone i segni lasciati dalla guerra erano evidenti: diversi borghi del capoluogo e della provincia erano stati ridotti in macerie dalla furia dei bombardamenti, e le campagne, per molto tempo abbandonate, si riadattavano con difficoltà ai ritmi del lavoro. Se in un primo periodo l’opera di ricostruzione avviata nel capoluogo per il risanamento di edifici pubblici, abitazioni private e nuove case popolari, aveva riportato la speranza tra i cittadini, già agli inizi degli anni Cinquanta la crisi economica tornò a farsi sentire.

La chiusura di diverse fabbriche e l’emigrazione di molti giovani, in particolare verso la Germania, fu uno dei segni più evidenti di una ripresa difficile e lenta. Proprio alla metà degli anni Cinquanta l’intera penisola venne travolta da un evento singolare e del tutto inaspettato. Se durante i mesi di dicembre e gennaio la temperatura si era mantenuta mite, il 1° febbraio un’ondata di freddo proveniente dall’Europa centrale e orientale fece registrare un brusco abbassamento della temperatura in tutta l’Italia centrale. Sembrò così avverarsi il fatidico prodigio della “Candelora”, festività religiosa che cade proprio il 2 febbraio, legata a un detto popolare che recita: “Candelora, candelora, dall’inverno siamo fora, ma se piove o tira vento all’ inverno siamo dentro”. Iniziò in quei giorni un periodo di gelo e neve che investì l’Italia e l’Europa per tutto di febbraio, restando alla storia come “La nevicata del secolo”.

Il fenomeno era iniziato nelle regioni polari il 27 gennaio, e in meno di 48 ore si era protratto verso la Scandinavia, raggiungendo la Svezia e la Finlandia e poi le zone centrali dell’Europa e quindi l’Italia. La mattina del 2 febbraio Frosinone fu colta da una prima improvvisa e fortissima nevicata, che causò forti danni alla circolazione, sospendendo tutte le attività lavorative e scolastiche, compreso il tradizionale mercato del giovedì. In poche ore il manto nevoso raggiunse e superò i 20 centimetri, dimostrando già dall’inizio la natura eccezionale dell’evento. Altre forti nevicate si verificarono il 3, il 4 e il 5 febbraio, e dopo una breve pausa di un giorno, ripresero dal 7 al 9. Nelle ore notturne si registrarono temperature minime fino a -10 gradi. A Frosinone si avvicinava il giorno delle tradizionali celebrazioni del Carnevale che si tennero al chiuso nel salone della Provincia, dove, nelle serate di sabato 11 e martedì 14, si svolsero i tradizionali veglioni della “radeca” e della stampa e venne eletta la Miss per il 1956.

Già dal 13 febbraio Frosinone era stata travolta da un’altra nevicata che, nell’arco di 12 ore, aveva raggiunto i 30 centimetri, divenuti 40 nella giornata successiva. Gelo e precipitazioni continuarono nei giorni seguenti e nuove nevicate si ripeterono il 15 e per quattro giorni consecutivi, dalla sera del 17 fino al 21 febbraio. L’attenzione della stampa era concentrata su tutto ciò che riguardava le precipitazioni nevose, le condizioni dei centri urbani, delle campagne e dei paesi montani della provincia, dove furono necessarie diverse operazioni di soccorso.

L'intervista - Il racconto di Maurizio Federico

Maurizio Federico, giornalista e storico di Frosinone, è un testimone d’eccezione degli eventi appena ricordati: oltre ad averli vissuti in prima persona, un po’ per passione un po’ per divertimento – ci racconta lui stesso – è riuscito a recuperare diverso materiale fotografico e video legato a quel periodo, rimettendo insieme i pezzi di una storia ormai lontana, ma di cui tutti hanno sentito almeno una volta parlare. Il prodotto che è scaturito da questo minuzioso lavoro di ricerca si è materializzato in una mostra fotografica e in un dvd, a cui hanno collaborato, Gianni Funari, in qualità di tecnico, e Francesca Di Fazio, voce narrante.

«Questo lavoro è rivolto soprattutto ai più giovani, che non hanno vissuto questa vicenda, anche se di certo tutti ne hanno sentito parlare. Si tratta di un evento che viene spesso ricordato con leggerezza, come un episodio folkloristico. Ma questa è la storia, e con il passare del tempo la storia viene ricordata diversamente da come è vissuta nelle condizioni reali di quando gli avvenimenti si verificano».

Cosa ricorda di quel periodo?

«La nevicata la ricordo bene perché all’epoca avevo già tredici anni, ero un giovane studente che in qualche modo gioì perché per circa due mesi le scuole sono state chiuse e nell’incoscienza giovanile si pensava alla festa. Cercavamo di sciare con slitte di fortuna, facendo uso di pezzi di legno o addirittura delle “scife”: ogni attrezzo poteva essere buono per tentare di scendere a valle. Quest’atmosfera di festa è durata per alcuni giorni, poi la situazione si è fatta difficile e si sono vissuti anche momenti drammatici. A casa mia si viveva una situazione difficile: per molte settimane non vidi più mio padre, che era un vigile del fuoco e spesso era impegnato a prestare soccorso. Il momento che ricordo con più dolore è sicuramente legato a un dramma vissuto da alcuni miei familiari, quando un mio cuginetto, Franco Minotti, rimase vittima del crollo del Cinema Roma, che si trovava nei pressi della stazione ferroviaria a Frosinone. Una domenica pomeriggio il tetto del cinema, appesantito dalla neve, crollò: oltre alla morte di mio cugino, l’incidente causò più di venti feriti. Questo avvenimento ha dato alla vicenda una svolta in senso drammatico poiché da quel momento in poi nessuno si è più sentito di gioire per la neve: fu lì che ci rendemmo conto che la neve può anche uccidere, proprio come accadde quella volta».

 

Qual era la situazione di Frosinone in quel momento?

«Frosinone usciva da poco dalla guerra e i segni erano ancora presenti: la città in buona parte era ancora un cumulo di macerie. La ricostruzione era appena iniziata. La città era in crisi anche sotto il punto di vista del lavoro: io stesso ricordo molti giovani, poco più grandi di me, in partenza per la Germania»

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