Il giornale di oggi

abbonati

sfoglia

Domenica 04 Dicembre 2016

Meteo Frosinone









0

I Calibro 35 vanno in orbita con "S.P.A.C.E." e si preparano a conquistare l'Europa

Musica

Intervista al chitarrista e compositore della band, il frusinate Massimo Martellotta: “Non è vero che i gruppi italiani non sfondano all’estero. Ma devi avere un progetto valido e essere disposto a lavorare duro”.

E’ pressoché impossibile descrivere la musica dei Calibro 35. Immaginate di aprire un immaginario frullatore e di metterci dentro le atmosfere dei film poliziotteschi italiani anni ’60 e ’70, quelle dei romanzi di Scerbanenco, un pizzico di Tarantino e di Elio Petri; quindi aggiungete Kubrick e la science-fiction; innaffiate il tutto con un sound funk e psichedelico al tempo stesso, che va da James Brown ai Grateful Dead, passando per Morricone, i Rush e Emerson, Lake & Palmer, fino a qualche reminiscenza dei nostri Osanna. Quello che potrebbe sembrare un miscuglio azzardato, trova invece la sua perfetta sintesi in questa band italiana che sta incantando non solo l'Italia, ma anche l’Europa; una gemma che brilla per originalità di sound e di composizione, oltre che per l'indiscussa bravura dei musicisti che la compongono. Sono passati ormai otto anni dal loro debutto con l’omonimo album, nel quale il quartetto riproponeva in chiave funky-rock le colonne sonore di film come “Milano Calibro 9”, “La mala ordina” e “Italia a mano armata”. Ora i Calibro 35 sono passati alla fantascienza: il loro ultimo album, “S.P.A.C.E.” (composto da 14 brani inediti) è un omaggio ad un genere letterario e cinematografico che va da “2001: Odissea nello Spazio” ai leggendari titoli della collana Urania. Ce lo racconta il chitarrista e compositore del gruppo, il frusinate Massimo Martellotta.

Come è nata l'idea di quest'album?
«Ci ronzava in testa da un po'. Quello della fantascienza è un immaginario che parte dagli anni '30-'40 nella letteratura e che è stato spesso rappresentato anche in seguito allo sbarco sulla Luna. Dopo aver esplorato il noir nel disco precedente, “Traditori di tutti”, ispirato all'omonimo romanzo di Scerbanenco, ci siamo chiesti cosa fare. Fin da subito lo spazio e l'immaginario fantascientifico ci sono parsi un'ottima scusa per esplorare nuove sonorità e utilizzare strumenti come il synth. Nel video di “Bandits on Mars”, per esempio, c'è anche un omaggio alle collane Urania. Diciamo che abbiamo scelto questo genere un po' perché ne siamo appassionati, un po' perché è un tema che lascia grande spazio all'inventiva: ne è venuta fuori una library di sonorizzazione che mischia il garage, la psichedelia e la musica orchestrale».

Vi occupate di comporre i jingle di Radio Rai, ma la vostra musica ha fatto da colonna sonora a diversi film e ad un episodio della serie “Romanzo Criminale”...
«Sì, ci era stato chiesto un brano per la compilation della serie e abbiamo composto la canzone “Come un romanzo” con molto piacere. Ci tengo a ricordare, oltre alla colonna sonora per il film “Said”, anche quella per “Sogni di Gloria”, una commedia all’italiana del collettivo Snellimberg. Ultima prova del compianto Carlo Monni, “il vitellozzo” in “Non ci resta che piangere” con Benigni e Troisi». 

Tu sei anche il compositore di buona parte dei brani?
«Ognuno in Calibro segue e massimizza le proprie competenze. Io ho una discreta facilità nello scrivere i brani e nel realizzare dei provini realistici prima di entrare in studio. Di solito ho 4/5 pezzi già pronti, sui quali poi lavoriamo tutti insieme, come è accaduto ad esempio con “S.P.A.C.E.” e “Bandits on Mars” dall'ultimo album. Ognuno comunque ha il suo ruolo all'interno del gruppo e il suo modo di lavorare, dando il proprio apporto creativo sia a livello compositivo che di idee e ovviamente come strumentista». 

Il 4 febbraio partite in tour: attraverserete l'Italia in lungo e in largo, ma non solo...
«Sì, cominciamo a Bologna e nell'arco di circa tre mesi suoneremo a Roma, in Sicilia, in Puglia, ma anche all'estero. Abbiamo date in giro per l'Europa, a Londra, Manchester, Berlino, Barcellona, Madrid e Parigi. E' sbagliato il luogo comune secondo cui la musica italiana non sfondi all'estero. Ci sono molte realtà, anche se poco pubblicizzate, che hanno una grandissima attività live. Certo, alle spalle deve esserci un progetto valido, dei musicisti bravi e soprattutto la voglia di farsi in quattro. Noi adesso cominciamo a vederne i risultati. Certo, spesso si è costretti ad accettare condizioni peggiori rispetto all'Italia, dove si prendono dei cachet tra i più alti al mondo. In America, ad esempio, le band emergenti prendono una percentuale sulla base di quanta gente portano ai loro concerti. Del resto è comprensibile, si tratta pur sempre di un business: per questo un musicista dovrebbe sempre cercare di capire come far stare in piedi “commercialmente” un progetto. In molti casi, più della bravura, conta l'attitudine di un gruppo e la voglia che quella band ha di farsi in quattro per emergere».

Anche perché, con l'avvento di internet, le vendite non sono più quelle di una volta, immagino.
«Sicuramente si vendono meno dischi, ma c'è molta più musica di prima, e non è mai stata così centrale nelle nostre vite. E' cambiata la fruizione, grazie ad applicazioni come Spotify ad esempio: si sta configurando un nuovo modello, diverso da quello dei nostri genitori; loro avevano solo radio e i dischi, ora invece molte persone usano gli smartphone. C'è da sottolineare anche il ritorno in auge del vinile dopo tanto tempo. Perciò i nostri fan possono comprare il vinile, il cd o ascoltare online il nostro album tramite Spotify o app simili. E’ per questo che abbiamo scelto di restare proprietari di tutto ciò che produciamo, così da avere un margine dignitoso dalla vendita e poter reinvestire in altri dischi quei ricavi». 

Parliamo un attimo di te: hai studiato al Conservatorio?
«No, ho studiato per sei anni il pianoforte privatamente, dopodiché mi sono dedicato alla chitarra come autodidatta e da qualche anno mi è tornata la passione per il mio primo strumento, sotto forma di tastiere varie che cerco di suonare il più possibile, anche dal vivo con i Calibro». 

Al di là dei Calibro 35, hai avuto tante collaborazioni prestigiose, da Finardi all'ex batterista dei Police Stewart Copeland...
«Sì, ho lavorato con lui per la Notte della Taranta nel 2007, alla quale prese parte anche la cantante israeliana Noa. Con quello spettacolo aprimoo i Police quando suonarono al delle alpi di Torino per la reunion. Con i Calibro 35 abbiamo più volte fatto da apertura ai Muse: il nostro produttore Tommaso Colliva ci lavora da sempre e ha dato loro il nostro disco, è stato gradito e ci hanno chiamato ad aprire qualche loro concerto,  lo stadio di S.Siro su tutti. E' stato un grande onore per noi, oltre che un'esperienza bellissima: suonare in uno stadio ti fa suonare in maniera completamente diversa. Anche se preferisco sempre i concerti nei club con la gente schiacciata addosso».

Progetti per il futuro? State già pensando ad un nuovo album?
«Per ora ci concentriamo sul tour, ma le idee sono tante: da un album cantato ad un orchestrale, non escludiamo niente. A livello personale, mi sono inventato un programma TV che andrà in onda su Deejay TV (canale 9 del digitale terrestre, ndr) da metà febbraio e che si intitolerà “Tadà!”: un contenitore musicale anni ’60 girato in bianco e nero, condotto e scritto con Filippo Timi, all'interno del quale un ospite al giorno, assieme alla band residente chiamata appunto “Il complesso di Tadà!”, reinterpreterà dei brani celebri di quegli anni. Ci saranno Elio, Nina Zilli e altri ospiti. E’ quantomeno bizzarro che una produzione importante come Ballandi, e un canale come Deejay Tv, abbiano seguito per filo e per segno la mia idea. Vedremo, sono molto curioso di vedere come andrà». 

Calibro 35:

Massimo Martellotta: chitarre, lap steel e tastiere
Enrico Gabrielli: tastiere, flauto, sassofono, xilofono
Fabio Rondanini: batteria
Luca Cavina: basso
Tommaso Colliva: produzione

Per maggiori informazioni sui Calibro e sulle date del tour: www.calibro35.net

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400