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Domenica 04 Dicembre 2016

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Migranti per sempre. Un'odissea senza fine

Qui Sette

Sono profughi. E nessuno li vuole. Noi li abbiamo incontrati

Sono ventisei, hanno tra i 18 e i 29 anni, arrivano da Senegal, Nigeria, Guinea, Mali, uno da l l’Etiopia. Sono i ragazzi che il sindaco Adriano Lampazzi non vuole più in paese. Tanto che ha ordinato lo sgombero della struttura di via Casali, lungo la provinciale per Prossedi, che li ospita dal 12 agosto scorso. All’associazione che gestisce la loro permanenza a Giuliano, la Integra Onlus, ha dato 72 ore di tempo (dalla notifica che però fino a ieri non c’è stata) per svuotare l’ex agriturismo e trasferire altrove i richiedenti asilo.

La storia

Una seconda odissea dopo quella che dalle coste libiche li ha fatti approdare miracolosamente vivi in Sicilia e in Calabria in sbarchi diversi all’inizio della scorsa estate. Sulle prime li ha accolti la Croce rossa, poi il trasferimento nella tendopoli allestita in tutta fretta dalla Prefettura a Frosinone, quindi l’affidamento all’associazione Integra Onlus, il nuovo trasbordo a Cassino rimbalzando da un ricovero provvisorio all’altro. E ancora una decina di giorni a Pastena, ospitati dal sindaco Arturo Gnesi in una sala del museo comunale, infine l’ex agriturismo di via Casali. Qui sono arrivati in 41, troppi secondo il sindaco di Giuliano di Roma Adriano Lampazzi. Sono ripartiti prima in cinque, poi altri dieci, destinati in diverse strutture d’accoglienza della Ciociaria. Sempre troppi per il sindaco che sulle prime ne avrebbe accettati al massimo undici, ora neanche uno. In attesa degli eventi, i giovani africani rimasti si fanno coraggio.

Chi sono

Provengono tutti dall’Africa subsahariana. I gruppi linguistici sono due: anglofono e francofono, anche se nel centro di via Casali si sente sempre più spesso parlare in italiano. Fuggono da povertà e violenze, ognuno inseguendo il suo sogno. Un nigeriano è appassionato di matematica, due ragazzi facevano i giornalisti in Senegal. Tutti, assicurano gli operatori della Integra Onlus, sono in buone condizioni di salute. Dalla settimana scorsa hanno anche il medico di base che li seguirà durante la loro permanenza a Giuliano di Roma.

Lo scontro

I rapporti con l’amministrazione comunale sono stati da subito burrascosi. Il sindaco Lampazzi ha sostenuto che per ragioni igienico-sanitarie e di spazio la struttura non può ospitare così tante persone. Ha quindi chiesto e ottenuto (il 22 settembre scorso) un sopralluogo degli ispettori Asl nella speranza che questi confermassero la sua linea. E proprio la relazione stilata dai tecnici gli ha consentito di caricare a pallettoni la sua ordinanza disponendo lo sgombero totale della struttura ritenuta inagibile.

La solidarietà

Se un feeling con l’amministrazione non c’è mai stato, il clima con i residenti della zona pare diverso dall’iniziale diffidenza e dai timori espressi a chiare note anche in una turbolenta diretta tv di Rete 4. «Ora i vicini ci portano dolci, scarpe, vestiario – conferma la psicologa – Il clima si è addolcito rispetto a quando siamo arrivati. Anche perché loro sono molto tranquilli, tutti bravi ragazzi e stanno conquistando la fiducia dei residenti. Dimostrazioni di solidarietà e aiuto ne abbiamo tante». I dieci nigeriani cattolici ospiti del centro si considerano ormai parrocchiani. Da quando un gruppo di fedeli li ha in vitati in chiesa, vanno regolarmente a messa e il parroco affida loro la lettura del Vangelo. I proprietari di un terreno attiguo all’ex agriturismo hanno ripulito il campo per farli giocare a calcio. Cosa che fanno regolar mente.

Pullman "sbadati"

Episodi di razzismo o xenofobia? «Qualcuno – precisa il direttore del centro – Succede con qualche autista del Cotral che li lascia a piedi. I ragazzi comprano il biglietto, aspettano il pullman a una fermata qui vicino ma succede spesso che non si fermino. Abbiamo segnalato questi episodi ai carabinieri e se si ripeteranno forniremo anche la targa degli autobus che non li fanno salire a bordo».

Il sogno del lavoro

Le aspettative dei giovani ospiti sono le più disparate. Come anche le loro speranze. Una però li accomuna: vogliono restare in Italia. Proprio tutti? «Sì», rispondono in coro. Dove? «Bologna», «Milano», «Padova», « Perugia». Anche su un’altra cosa sono tutti d’accordo: sarebbero disposti a impegnarsi per la comunità che li ospita attraverso l’esecuzione di lavori socialmente utili? Altro coro di sì. E magari al sindaco Lampazzi farebbe comodo. Loro non lo sanno, ma non si può. Almeno fino a quando non avranno ottenuto l’agognato permesso di soggiorno. Dovranno impararlo: qui da noi la burocrazia batte anche la buona volontà.

Autogestione sì. Ma regole ferree

L’ ex agriturismo che li ospita è un bel casale rustico completamente ristrutturato e utilizzato solo per un breve periodo, con le pareti rosso pompeiano e un ampio cortile. È stato rilevato all’asta da una società immobiliare di Colleferro che ora l’ha affittato alla Integra Onlus. Si compone di quattro edifici: tre alloggi, ciascuno con due camere da letto, più la direzione con una stanza per dormire.

Le camere contengono da quattro a sei letti. Ci sono inoltre cinque cucine e sette bagni. Per la loro gestione, vitto e alloggio compresi, alla Integra vengono riconosciuti 26 euro al giorno per ogni ospite. Altri 2,5 euro al giorno vanno ai profughi. Nel centro non ci si annoia.

La giornata è piena e lunga. Sveglia alle 6 per tutti, quindi la preghiera del mattino (i sedici musulmani pregano altre quattro volte al giorno). Alle 8.30 c’è la colazione, ciascuno nel suo alloggio. Solitamente la mattinata è dedicata alle pulizie e al bucato. E si vede. I ragazzi sono autonomi anche per la cucina. Ogni gruppo ha il suo “chef ” ma tutti collaborano. Si pranza alle 13.30. Il menù è vario e saporito. Piacciono soprattutto riso, pollo e tonno, gettonate pure carote, melanzane e patate. Ma anche tanta pasta. Generalmente preparano piatti unici, come nelle rispettive tradizioni alimentari.

Alle 14.30 inizia il corso di Italiano con l’insegnante cepranese Sara Macchioni De Angelis fino alle 17.30. Grazie a lei procedono speditamente con la nuova lingua e socializzano meglio fra loro. Poi un po’ di relax, oppure un colloquio con la psicologa ceccanese Katia Micheli, sempre presente insieme al direttore Franco De Angelis di Colleferro.

C’è chi prega e chi prepara il pasto per la sera, altri vanno a correre o a giocare a pallone. Si cena alle 20.30 e la serata è libera. I ragazzi guardano la tv (ce n’è una in ogni camera), sentono la radio o si abbandonano ai loro sogni con cuffiette e auricolari ascoltando musica. Bob Marley va per la maggiore, ma anche Youssou N’Dour. E non mancano sorprese: «Mi piace tanto Alessandra Amoroso» dice in perfetto Italiano uno dei ragazzi. E altri annuiscono. A piccoli gruppi si esce a fare una passeggiata, qualcuno va a letto presto, altri tirano mezzanotte. E la mattina, di buon’ora, si ricomincia.

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