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Enrico Pavia si candida a sindaco e presenta il movimento "Noi per Alatri"

Alatri

Elegante nel suo completo scuro, sfoglia gli appunti che si è portato da casa, non tradisce un filo di emozione, ma parla sicuro e attacca fin da subito.

“Non ci siamo voluti rassegnare a questo modo di fare politica. Siamo convinti della svolta, dell'esistenza di un metodo differente”, sono le sue prime parole. Poi si dedica ai partiti politici, dai quali prende le distanze: “La gente è stanca dei simulacri di partito, dei comitati di affari. La città deve riappropriarsi della propria autonomia amministrativa. Noi abbiamo una visione che è l'esatto opposto di amministrazioni che hanno privato Alatri di rappresentanza politica vera”. Sono dichiarazioni forti quelle di Enrico Pavia  e che non mancheranno di suscitare altrettanto reazioni forti. Spiega che la sua compagine è di estrazione moderata e che i capisaldi sono “Famiglia, fede, tradizioni e difesa del territorio”. Ama le citazioni, Pavia. Anni fa rispolverò una frase di Ezra Pound, adesso richiama la visione politica di Franklin Delano Roosevelt, presidente americano dal 1933 al 1945. Il suo giudizio sull'Amministrazione che sta concludendo il proprio mandato è duro: “E' una gestione ignava e insipida. Non ha fatto niente sotto tanti aspetti. Qualche esempio? Niente sulle energie rinnovabili, non ha applicato alcune norme tecniche per favorire la riduzione della Tari. Idem, per il centro storico: non è stato fatto nulla”. Dice di esser rimasto colpito dalla richiesta di un mutuo per il rifacimento di alcune strade della città, richiesta poi non accolta dalla Cassa Depositi e Prestiti. E sono altre parole veementi: “Mi domando: ma è morale chiedere tanti soldi in prestito, a pochi mesi dalle elezioni, con i costi che sarebbero gravati sulle prossime generazioni? Non c'è senso del pudore, non ci sono scrupoli. Certe opere si potevano fare prima. Non c'è prospettiva”. Pavia passa quindi ad illustrare la progettualità del suo movimento. Pensa ad una “Economia di scala” in accordo con Frosinone per gestire servizi integrati. Dice che è un delitto lasciar abbandonati 200 ettari di uliveti e di bosco comunali, un patrimonio che potrebbe essere usato a fini sociali. Vuole incentivare l'iniziativa privata nelle aree dell'artigianato, del commercio e dell'industria, aiutare l'edilizia, studiare agevolazioni fiscali per chi apre un'attività nel centro storico: “Meno burocrazia, più sostegno al privato. Un Comune deve creare le condizioni per la crescita”. Afferma che la priorità è la razionalizzazione del bilancio, l'eliminazione degli sprechi e la necessità di trovare nuove risorse. “Certi nostri progetti sono ambiziosi, ma non dobbiamo fare la governante di una casa: perché gli alatrensi si aspettano qualcosa in più e dobbiamo essere in condizioni di darlo”, conclude.

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