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Rubava i soldi dei poveri
La ricostruzione di Ciociaria Oggi

Cassino

L'EDITORIALE - LA TELA DEL RAGNO DI DOM VITTORELLI

Colpevole o innocente. Non sta a noi giudicare i peccati o i reati di un uomo. Perché il vero peccato in questa intricata vicenda giudiziaria sta nel fatto che una delle menti più vulcaniche della nostra provincia sia finita al centro di uno scandalo dalle proporzioni colossali. Dom Pietro, anche nella sua ultima uscita pubblica qualche mese fa a Fiuggi, ha dato segno di una cultura infinita; di essere al di sopra della media; di rendere semplice ciò che è complicato; di convincere una platea che si occupa più di politica che di Santa Romana Chiesa. Vederlo cadere, per la seconda volta nella polvere, non è piacevole. Ma non è neanche piacevole sapere, se le accuse dovessero essere fondate, che chi veste l’abito monastico si sia macchiato di un reato così grave. Non solamente sotto il profilo penale. Ma dell’infamia per aver sottratto i soldi alla diocesi; di aver depredato le casse di chi ha abbracciato la missione di aiutare i poveri. A questo punto tracciare un identikit di Pietro Vittorelli non è facile per nessuno: per la giustizia potrebbe essere un malfattore; per chi lo conosce da sempre, un ragazzo che ha smarrito la strada; per altri perfino la vittima di una congiura, figlia di quella tela di ragno che lui stesso aveva costruito nel tempo.
Quando, da potente abate di Montecassino, aveva allacciato rapporti con ricchi imprenditori di oltreoceano e politici di levatura nazionale. Fino a permettersi di ospitare Piero Marrazzo all’interno del monastero benedettino, i giorni successivi allo scandalo che travolse l’ex governatore del Lazio per le sue frequentazioni con alcuni trans della capitale, senza ricevere critiche. Né dalla politica né dagli ambienti ecclesiastici. Anzi, lungo è stato l’elenco di attestati di stima anche per via di quella frase: «Noi non siamo proprietari dei beni che possediamo, ne siamo solo gli amministratori». Dom Pietro, in realtà, è sempre stato amato e criticato. Anche quando, dopo essersi laureato in medicina, decise di percorrere la strada del noviziato: una scelta che sconvolse la comunità di San Vittore, suo paese d’origine. Perfino la sua malattia è finita al centro del sospetto. Così come le sue dimissioni improvvise hanno lasciato un’ombra di dubbio. Magari sollecitate da chi aveva visto qualcosa di poco chiaro e lo aveva invitato a farsi da parte, consigliandolo di approfittare di quella crisi cardiaca che lo costrinse a un lungo ricovero al policlinico Gemelli e alla riabilitazione in una clinica Svizzera.
A svelare il segreto del gran rifiuto sarà un giudice, dopo aver analizzato a fondo le carte in possesso della procura. Sarebbe pazzesco scoprire, dalle risultanze dell’inchiesta, che anche da Montecassino, dato che i fatti risalgono a qualche anno fa, è partita quella crociata che vuole una Chiesa diversa. Capace di estirpare quel male della corruzione che la sta uccidendo. Una Chiesa fatta di preti e non di vip. Di uomini con una sola faccia.

SIGILLI AL TESORO DELL'EX ABATE
Lo scandalo - È accusato di aver utilizzato per scopi personali i soldi destinati alle opere di carità
La Finanza ha sequestrato case e conti per oltre 500.000 euro. Indagato anche il fratello Massimo

La ricostruzione

Un’operazione sospetta: questo il campanello d’allarme che ha messo in moto le Fiamme gialle del Nucleo speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma. Nessuna “gola profonda”, almeno per il momento, a cantare spese pazze tra le stanze della casa di San Benedetto.
I sequestri per equivalente conclusi ieri mattina dagli uomini del tenente colonnello Joseph Santini hanno riguardato conti correnti cointestati e facenti capo a Massimo Vittorelli e riferibili all’ex abate di Montecassino, Pietro Vittorelli. Sono questi i due nomi iscritti nel registro degli indagati dalla magistratura capitolina il primo per riciclaggio, il secondo per un’ipotesi di appropriazione indebita. Soldi distratti, secondo le accuse della Procura di Roma, dai fondi della diocesi e dell’abbazia.

L’operazione

Dopo quell’operazione sospetta conclusa a Roma gli inquirenti hanno fiutato che qualcosa non quadrava per quelle spese rendicontate come «opere caritatevoli»: è questo il sistema - per il gip Passamonti - con il quale l’abate Vittorelli avrebbe distratto i fondi sia della diocesi che dell’abbazia (legati sembrerebbe a affitti, donazioni e persino all’8x1000, nel solo caso della diocesi, e secondo i beninformati anche a destinazione vincolata) fatti transitare sui conti sospetti grazie all’aiuto del fratello Massimo, intermediatore finanziario, ora amministratore delegato di una importante società.
L’unico modo per attingere al denaro, sempre secondo la ricostruzione delle Fiamme gialle capitoline, sarebbe stato quello di giustificare i prelievi per opere caritatevoli, in virtù della sua carica di abate di Montecassino. Soldi che, in più tranche, le accuse dicono essere ritornati nella disponibilità privata dell’abate emerito. Non è un caso che gli inquirenti capitolini abbiano ascoltato a più riprese gli economi sia della diocesi che dell’abbazia per cercare di ricostruire tasselli fondamentali di un’inchiesta affatto facile.

I sequestri

E ieri mattina sono scattati i sequestri preventivi da parte degli uomini del colonnello Santini per una somma pari a 558.000 euro. Così i sigilli hanno riguardato 4 conti correnti e due appartamenti in via Prenestina a Roma, in zona centrale, appartenenti proprio al fratello di dom Pietro. Si tratta, come ribadito dalle Fiamme gialle, di un sequestro (per equivalente) in via cautelativa, in attesa che venga chiarita senza ombre la questione.
C’è chi, infatti, ha sostenuto già in prima battuta l’assoluta innocenza di Pietro Vittorelli e di suo fratello, ribadendo che si sia trattato di una operazione lecita e di somme affatto appartenenti all’abbazia, ma del tutto private. E che tutto verrà presto chiarito.
Certo è che se le ipotesi della dottoressa Passamonti che ha disposto il sequestro per equivalente su richiesta del Pm Francesco Marinaro dovessero trovare un riscontro ben oltre i sequestri cautelativi, l’abbazia potrebbe anche decidere di essere parte offesa nella vicenda. Forti le reazioni tra la società civile e religiosa.

ABBAZIA E DIOCESI. LA GEOGRAFIA "ECONOMICA"
I flussi - Appartamenti, terreni e un’isola a Tropea
Tanti gli affitti per il monastero fondato da S. Benedetto


Le casse

Come si rimpinguano le casse di abbazia e diocesi? Da dove arriva i soldi che permettono alle due istituzioni di “sopravvivere”?
Il cenobio di Montecassino ha una storia millenaria... e possedimenti ovunque. Terreni, appartamenti, enormi locali affittati a Cassino, nel Cassinate ma anche fuori regione.
Gli appezzamenti di terra vengono concessi, spesso, per le coltivazioni. Alcuni si trovano anche nella vicina Campania, in comuni confinanti. Gli appartamenti - e in qualche caso palazzi nel città martire - portano al monastero affitti mensili continui e costanti. A questi si aggiungono i locali. L’enorme “palagio badiale” appartiene ai monaci: la struttura in pietra bianca nel cuore di Cassino è stata affittata per vent’anni all’Università che ha pagato negli ultimi tempi all’incirca 250 mila euro annui. Poi l’ultimo rettore ha deciso che conveniva investire alla Folcara per rientrare, in tempi brevi, della spesa. Si aggiungono due scuole, una nello stesso plesso e una in una palazzina attigua. Si tratta di una paritaria e un liceo statale da cui arrivano importanti affitti.
Poi ci sono le “cascine”, quella di Exodus concessa gratuitamente, ma in elenco figurerebbero anche quelle dell’hinterland (San Pasquale, Villa S. Lucia, località Albaneta).
Tra i possedimenti fuori regione spunta un isolotto. Si trova a Tropea. La proprietà, pur essendo in provincia di Vibo Valentia, è del monastero di Montecassino e in base ad un concordato giuridico l’abate ancora nomina il rettore del santuario di Santa Maria dell’Isola. Scarsi i proventi, derivano per lo più dai numerosissimi matrimoni che vengono celebrati nell’incantevole luogo.
Storia diversa per la diocesi le cui casse prevedono, come accade in tutta Italia, i versamenti dell’otto per mille finalizzati al culto, alla pastorale, alla carità, all’edilizia e al sostentamento clero. Sono fondi a destinazione vincolata e comprendono capitoli “straordinari” riservati ad opere di edilizia (chiese, ristrutturazioni) insieme agli introiti ordinari, come quelli destinati al sostentamento del clero. C’è anche il “capitolato delle liberalità” a cui può attingere liberamente l’ordinario per opere di beneficenza, dunque, con finalità esclusivamente di solidarietà
Fino a qualche tempo fa, la diocesi disponeva anche degli affitti e dei proventi legati alle proprietà parrocchiali. Con l’accorpamento il quadro è cambiato.


LA COMUNITA' MONASTICA SCEGLIE IL SILENZIO
Bocche cucite all'interno del luogo sacro colpito dallo scandalo

Il risvolto


Bocche cucite in abbazia. La comunità monastica preferisce non parlare, non commentare lo scandalo legato alla presunta sottrazione di fondi destinati alla gestione delle attività di Montecassino. Non ultime - sembrerebbe - alle opere di beneficenza per i più bisognosi.
L’aria che si respirava ieri mattina all’interno della casa di San Benedetto, dalla bellezza impareggiabile illuminata dal sole, è tesa. Nessuno vuole solcare la porta che separa la vita intensa, intessuta di preghiera e lavoro, dai tanti visitatori e curiosi presenti in abbazia. Dai giornalisti, anche Rai, pronti a capire cosa ci sia di vero in questo terremoto che ha scosso molto più di una coscienza.
«L’abate Ogliari è fuori, la comunità monastica non intende rilasciare alcuna dichiarazione» ha dichiarato un rappresentante della sicurezza dopo molta attesa. Ma le domande sono incalzanti, bisogna sapere. Un nuovo tentativo, la porta a vetro si riapre mentre turisti canadesi, civili e militari, guardano incuriositi la presenza delle telecamere. «Non intendono rilasciare alcuna dichiarazione, non possono farlo comunque» continua il messaggero dal compito ingrato, con un piccolo foglio stropicciato tra le mani su cui sembrerebbe aver appuntato le parole dei monaci per essere più preciso. Di certo la comunità monastica è colpita. Lo è dentro nonostante la distanza imposta con quel distacco percepito dalle stanze silenziose, dove la preghiera lascia il posto al lavoro, lontana da sguardi curiosi, seguendo gli insegnamenti di San Benedetto. Il silenzio è d’oro in questo caso.

DALLA MEDICINA ALLA REGOLA: ASCESA E CADUTA DI UN LEADER
Le vicende - Si laurea in chirurgia e pensa di sposarsi. Poi l’ingresso in monastero
Dal 2007 al 2013 è abate di Montecassino. Una “carriera” gloriosa, E la fine di un’epoca

L'uomo

Un uomo. Un medico. Un monaco che si lascia alle spalle l’effimero per cercare l’essenziale. Almeno nelle intenzioni.
Un abate, il 191esimo, chiamato dalla Chiesa a incarnare la figura del Patriarca Benedetto. Ha giurato sull’antico testo di Ippocrate, poi ha abbandonato la scienza per la fede. Ha indossato l’abito monacale: una vita severamente scandita dai capitoli della Regola. Quattro i voti monastici: carità, povertà, stabilità, obbedienza. Sono le stesse virtù dipinte sulla cupola che sovrasta l’altare maggiore di Montecassino, ai cui piedi ci sono le spoglie mortali di Benedetto e Scolastica.
Pietro Vittorelli non ha cambiato nome dopo la nomina ad abate: il suo ricorda l’apostolo ritenuto vera “colonna portante” della Chiesa.
Quella stessa Chiesa che si è fidata di lui e che ha ratificato la sua nomina, incaricandolo di guidare la comunità monastica con amore (“Nulla anteporre all’amore di Cristo”, si legge nel prologo della Regola) e il popolo di Dio con fedeltà.

Tutti contavano su di lui

Su di lui contavano tutti. Un personaggio illuminato, un’intelligenza fuori dal comune, una guida salutata con entusiasmo. Dal popolo ma non solo. Tante erano le personalità altolocate che lo conoscevano e che gli hanno augurato “lunga vita”.

La storia

Pietro Vittorelli ha 53 anni. Nasce a Roma ma è originario di San Vittore. Il papà (ora non c’è più) era maresciallo dei carabinieri, la mamma lavorava al Provveditorato di Roma. Lì la famiglia vive per un lungo periodo. Pietro si laurea alla Sapienza il 19 luglio del 1989 in medicina e chirurgia. Ha una fidanzata, pensano al matrimonio. Ma da molto tempo sente forte il richiamo monastico. Inizia un percorso, valuta con ponderazione e quando decide di entrare in monastero la notizia cade come un fulmine al ciel sereno. Ci sono degli scossoni. Sono forti, come un boato. Ma ormai è fatta. Il 24 settembre 1989 sale sul sacro monte e fa il suo ingresso come postulante. Emette la professione monastica il 13 gennaio 1991 e riceve l’ordinazione presbiterale il 26 giugno 1994. Resta medico nell’anima. Sempre nel 1994 sostiene l’esame di Stato per l’abilitazione alla professione e si iscrive all’albo.

Gli incarichi

Intanto in abbazia cresce. L’abate Bernardo D’Onorio si fida di lui e lo sceglie come segretario. Fino al 2003, poi diventa maestro dei novizi. Il 20 settembre del 2007, dopo 24 anni e mezzo di governo pastorale, dom Bernardo riceve la nomina ad arcivescovo di Gaeta e deve lasciare il monastero dove era entrato a 13 anni. I monaci si trovano a dover scegliere all’improvviso un altro abate. Il capitolo si riunisce il 25 ottobre del 2007. Sono necessarie due votazioni: la scelta ricade sul giovane dom Pietro. Ha 45 anni, 17 di monastero: ci sono tutti i requisiti. L’elezione viene ratificata il 17 novembre dello stesso anno da papa Benedetto XVI: è lui il 191esimo abate di Montecassino. Il 31 dicembre prende possesso della diocesi.
L’abbazia – a quei tempi – è “territoriale”, comprende e sovrintende a un territorio diocesano; il suo abate è ordinario, cioè con le funzioni del vescovo. L’abbazia è anche “nullius”, non dipende da alcuna autorità ecclesiastica locale ma fa capo direttamente al Papa. Ed è proprio un Papa ad “incoronare” dal vivo Vittorelli. È il 24 maggio del 2009 quando riceve la visita di Benedetto XVI.

L’attacco all’amministrazione

È nel pieno delle sue forze, punta a ricostruire il tessuto associativo del territorio, ottiene dalla Regione Lazio una porzione del vecchio De Posis e, soprattutto i finanziamenti, per aprire la Casa della Carità. Ci crede e va avanti come un treno. Pronuncia, spesso, prediche memorabili. Il giorno dell’Assunta del 2011 sferra un duro attacco all’amministrazione comunale che mostra scarso amore verso i cittadini e poca sensibilità per il territorio. Ha tanti amici, spesso e volentieri sono politici. Di alto, altissimo livello. Con loro trascorre volentieri del tempo.

Ospita Marrazzo

Quando lo scandalo travolge il governatore Marrazzo non fatica ad ospitarlo nel monastero. Aveva perso la “diritta via” e quel luogo poteva aiutarlo a ritrovare la pace: è la motivazione. Ma ad un certo punto accade l’imponderabile. È il maggio del 2012 quando viene colpito da una crisi cardiaca che gli comporta un significativo screzio neurologico. Partono le veglie di preghiera, la degenza è lunga così come pure la terapia riabilitativa. Fa di tutto per continuare a governare diocesi e abbazia. Il 31 dicembre del 2012 entra su una pedana mobile nella chiesa madre e presiede a stento il Te Deum.
Poi crolla. Non si sa sotto quale peso! Lui dichiara motivi di salute. Ma il dubbio che già serpeggiassero “sospetti” è più che lecito. Sempre lui nel silenzio del monastero prende carta e penna e mette la firma sotto le sue dimissioni.
Il 12 giugno 2013 papa Francesco accetta la sua rinuncia al governo pastorale dell’abbazia territoriale per motivi di salute. Poco dopo il Vaticano divide anche la diocesi dall’abbazia. Ma è un’altra storia. O forse la stessa.


RABBIA, MERAVIGLIA E SCONFORTO. IL RISVEGLIO AMARO A SAN VITTORE
Il sindaco Nadia Bucci: «Una vicenda che va a discapito della Chiesa»

Le reazioni

Rabbia, meraviglia, rassegnazione e delusione: questi i sentimenti contrastanti provati dalla comunità di San Vittore del Lazio svegliata dall’inaspettata notizia dei sequestri all’ex abate dom Pietro Vittorelli e al fratello Massimo.
Nato a Roma nel 1962, originario di San Vittore dove quindicenne ha ricevuto la cresima dall’allora abate di Montecassino Martino Matronola, dom Pietro e la sua famiglia hanno vissuto nella capitale e, oltre 15 anni fa, sono tornati stabilmente nel comune cassinate.
E proprio nel piccolo centro - a pochi passi dalla casa in via Roma dove abita la madre vedova, di fronte la chiesa di San Nicola - durante la giornata di ieri si sono rincorse telefonate, fatte ipotesi e date “sentenze”. Da una parte chi conosce Pietro sin dall’infanzia e lo descrive positivamente, dall’altra chi si sente tradito. Tradito dall’illustre paesano «che ha portato in alto il nome della città per poi farla piombare nel buio più totale con uno scandalo del genere», uno dei commenti più ricorrenti.
Sulla vicenda è intervenuto anche il primo cittadino Nadia Bucci: «Aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso, per il momento si tratta di misura cautelare non una condanna. Chiaro che la vicenda, che coinvolge un ex abate va tutto a discapito della Chiesa».


LA COMUNITA' SI SPACCA: SONO TUTTI DELUSI
La “sentenza” - Un santo o un peccatore?
Il tribunale del popolo diviso sul giudizio

L’indignazione

La città che sorge ai piedi del monte sul quale sorge il monastero benedettino si è risvegliata ieri incredula e avvilita e anche un pò arrabbiata. I cittadini di Cassino si dividono in due filoni di pensiero, uno sicuramente più numeroso e uno molto più esiguo.
C’è un gruppo consistente di cittadini che si dice felice per quanto accaduto: «Era da tempo che si parlava male di questa persona. Un uomo che avrebbe dovuto rappresentare la nostra guida spirituale e che per anni ha pontificato dal suo scranno dettando il bello e il cattivo tempo della politica e delle attività del territorio. facendolo sempre in nome di un Dio giusto e paritario. Oggi veniamo a sapere che forse avrebbe usufruito dei fondi presenti sui conti e ne avrebbe fatto uso personale, aiutato probabilmente dal fratello. Come si può riporre fiducia in persone così, un monaco, un uomo che avrebbe dovuto votare la sua vita allo studio, alla preghiera al lavoro. Che con i suoi discorsi infiniti nelle celebrazioni eucaristiche del 31 dicembre e del 15 di agosto ci infarciva di nozioni sulla bontà e la giustizia, sulla responsabilità nei confronti del prossimo. Ma forse siamo solo all’inizio». Senza parole anche molti fedeli che hanno avuto modo di conoscere e frequentare dom Pietro Vittorelli durante gli anni in cui è stato monaco e poi abate di Montecassino: «Le sue motivazioni sull’abbandono del posto al monastero sono personali e non ci riguardano, le sue scelte di vita non possono essere messe in questione da noi. Ma sapere che eventuali fondi destinati alla carità siano stati sottratti alla comunità ci lascia allibiti». Per qualcuno invece sembra un fulmine a ciel sereno: «Sono solo pettegolezzi infondati. Accuse dalle quali sarà presto scagionato. Il peso delle responsabilità, il duro lavoro portato avanti per anni, fin da quando era solo un semplice monaco, lo hanno portato alla malattia».
Santo o peccatore, il tribunale del popolo sembra aver già deciso.


DIOCESI PERSA FORSE PER QUESTO
L'affondo del sindaco Petrarcone arriva a gamba tesa: «Mi fido della giustizia»

La politica

«Siamo rimasti molto delusi. Con il senno di poi viene da pensare che forse la scissione tra la diocesi e l’abbazia sia stata determinata da altri fattori, non politici, come si pensò in un primo momento, ma di ben altro tenore. E ancora tutto quel denaro e forse anche di più, gestito da una sola persona è forse una responsabilità davvero troppo grande. Saranno i giudici nelle apposite sedi a stabilire la veridicità dei fatti in base alle documentazioni prodotte dagli inquirenti a seguito delle indagini. A noi resta solo l’amaro in bocca. È difficile per la comunità che per anni si è affidata alla guida spirituale di quest’uomo e che adesso è costretta a fare i conti con questo terremoto». A fare da eco al primo cittadino anche l’assessore Fonte che ha ricordato quando, durante l’assise civica sulla scissione della diocesi, abbandonò l’aula perchè poco convinto della congruenza con la politica.

L'ECO DELLA STAMPA

Le curiosità dal web e dalla televisione

Pesanti accuse contro l’ex abate di Montecassino Pietro Vittorelli. A muoverle è Dagospia.com, secondo il quale l’alto prelato aveva una doppia vita e addirittura una doppia identità. Sostiene che spendesse il denaro in locali inappropriati d’Italia e d’Europa, usando il nome di copertura Marco Venturi.
Dagospia evidenzia le “memorabili cene al ristorante Ottavio a Santa Maria Maggiore a Roma” con compagnie non proprio adeguate per un religioso. E addirittura di un malore che dom Pietro avrebbe avuto in un locale di Berlino dove, per evitare scandali, venne portato in una clinica privata.
In generale l’eco sulla stampa è stato roboante: sin dalla mattina di ieri una troupe Rai si è piantonata fuori il portone dell’abbazia cercando di intercettare e carpire ai monaci benedettini i segreti del periodo “ vittoriano”.
Un tam tam mediatico che per tutta la giornata ha riempito i palinsesti dei canali all news Mediaset, Sky, Rai e i maggiori siti di informazione tra i quali La Repubblica, Corriere della Sera e Il Sole 24ore.

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