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Sabato 03 Dicembre 2016

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Walter, il padre e la famiglia
Successo per "Ciao"

Frosinone

Pacato e sereno, in veste inusuale di scrittore e di figlio orfano, lontano dalle telecamere ma a proprio agio in mezzo alla gente: così è apparso Walter Veltroni quando ieri (sabato 7 novembre) alle 18 alla libreria Ubik, in via Moro a Frosinone, ha voluto fare “un’amabile chiacchierata” con Marcello Carlino, docente di letteratura contemporanea  a “La Sapienza” di Roma, tra il pubblico radunatosi numeroso, per presentare la sua ultima fatica letteraria “Ciao”, edita da Rizzoli, e data alle stampe neppure un mese fa. L’interscambiabilità dei ruoli, tra padre morto a 37 anni quando lui aveva soltanto un anno, e figlio sessantenne che immagina che gli appaia in sogno sulla porta di casa, è la chiave di volta per punteggiare l’età d’oro della Radio e della TV, a cavallo tra anni ’50 e ’60. “Dietro la storia personale di aver perso mio padre ho scoperto che esiste una storia universale, perché tanti lettori mi hanno raccontato del loro, di padre, dell’assenza, della perdita, di un rapporto che rappresenta pur sempre uno dei bastioni dell’esistenza umana”, esordisce Veltroni. Il tributo alla figura della madre, che ha comunque saputo tenere unita e crescere la sua famiglia dopo la scomparsa del marito e a 10 anni dalla deportazione nazista del padre,  ricrea quel clima di serenità e dello “stare insieme” che invece oggi, “nell’epoca dei selfie piuttosto che delle foto” come la definisce il Prof. Carlino "si sta disgregando in una disperata solitudine individuale. Da qui il cenacolo di amici radiocronisti che con il padre, con Nando Martellini o Sergio Zavoli, è ritratto in una foto che commuove l’autore, come pure quella in cui Vittorio ritira il “Microfono d’argento”. “Il racconto, come i libri e la fantasia, sono essenziali per l’uomo perché, al contrario della solitudine, consentono di consegnare la memoria  di quello che ci succede a qualcuno” asserisce ancora l’ex Sindaco di Roma ed ex Segretario del PD. L’intervista di Mike Bongiorno a Ungaretti, l’episodio di Alberto Sordi e Gino Cervi, le frasi di Fellini sono esempi di persone che “stavano sempre insieme e vivevano felici”, emerse attraverso documenti, articoli, lettere cercate per ben 20 anni dall’autore. Sulla politica aggiunge: “Ho smesso di avere dei ruoli politici, ma non di fare politica: la politica si fa quando si pensa agli altri e ha senso quando è lotta per la libertà o per i diritti dell’uomo”.

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